Cit. romanzo in ideazione

Diedolo Stefania

“Perdo bottoni in ogni dove. I capelli, la saliva. Mi ricucio da sola, ma non stringo mai abbastanza. Gli aghi lasciano cicatrici,  l’alopecia s’allarga, le ghiandole salivari s’infiammano. Quando smetterò di farmi strappare ritroverò il volto smarrito? Non ho più labbra per sussurrare “lasciami andare”. 

Stefania Diedolo, cit. romanzo in ideazione

Galleria immagini serata letteraria presso Fondo Verri di Lecce

Stanotte sono tornata dalla Puglia. A Lecce ho lasciato la mia essenza ed ho fatto il pieno di calore. Il Fondo Verri è un centro culturale molto attivo. La mia partecipazione alla XIV edizione de “Le Mani e l’Ascolto” ha avuto un ottimo seguito di pubblico e di critica, ne sono entusiasta e felice. Ringrazio Mauro Marino e Piero Rapanà per avermi aperto le porte della loro kermesse. Ho condiviso il palcoscenico con il cantautore leccese Max Vigneri accompagnato dal musicista Giuseppe Chiriatti e senza aver fatto prove o programmi, abbiamo realizzato un binomio vincente ancora una volta intriso di musica e parole. Qui potete trovare qualche fotografia della serata. Sotto l’articolo ve ne propongo qualcuna, giusto per darvi il senso di quell’amorevolezza incondizionata che ricevo ed ogni volta dono generosamente. Con questa serata posso affermare d’aver chiuso definitivamente la promozione del romanzo “Bocca di lupa”. Mi mancano due serate impegnative al Salone Internazionale del Libro di Torino e nella città di Bologna, ma sono scalettate per la prossima primavera. Nei mesi a venire intendo dedicarmi in modo quasi esclusivo alla mia nuova fatica. I lettori mi chiedono il seguito di bdl (boccadilupa) da più parti ed io per prima ho urgenza veda la luce in tempi adeguati perchè, come ho detto in qualche post precedente, i personaggi di “Memorie di una donna” sono invasivi ed invadenti. Non mi consentono né di vivere né di morire. Mi sento posseduta (rido). Nonostante la stanchezza accumulata negli ultimi mesi non ho perso la mia ironia. E meno male. Coi tempi che corrono è una vera salvezza… quindi… amici lettori e viandanti, in attesa che il 2015 mi porti nuove parole e storie da raccontarvi, colgo l’occasione per augurare a tutti voi uno splendido anno nuovo. Stefania Diedolo

Declivio di un tradimento

condannaNon sono io.
Quella che ti bacia suadente
in stanze opache
senza freni.

Ti ho desiderato oltre misura,
ma oggi è perduto
l’istante degli orgasmi nervosi.

Non sono più io.
Quell’amore che ti ascoltava
intonare odi…
appeso nell’abisso.

Hai smarrito il buonsenso
quando la mia voce
ti ha scongiurato:
“Sei il mio unico desiderio,
non lasciarmi mai fuggire”.

Non sono io a celebrare
la tua orchestrata sepoltura.
Quella che ha ornato di girasoli,
incensi e candelabri
il rito del tuo bianco funerale.

Non sarò mai la Dama d’Avorio
di un declino annunciato.
Non quando le imposizioni piegano
e come Corone Reali
tagliano teste e santità.

Non sarà più la mia pelle
a sfiorare la tua dolente assenza.
Sei sceso povero dove tutti vanno,
mentre io salivo piano,
ignara del danno.

In stanze opache senza controllo,
consumi nuovi baci e avidi sapori,
ignaro del fato che ti verrà a trovare.

Sarò la lama del tuo tormento.

Un fendente gelido a scalfire,
l’artificiale bisogno
che sempre avrai di me.

“Memorie di una donna”
romanzo in ideazione  di Stefania Diedolo

Non ti amo più

soloOgni riferimento a cose, persone o fatti
realmente accaduti:
è puramente casuale.

“Quello che sto per confessarti non è cosa da tutti i giorni, ne sono consapevole, ma non riesco più a offuscarmi dietro chimere o racconti immaginari. Forse è meglio se ti metti seduto. Temo tu possa sentirti male a causa delle mie parole. Fingere di avere una roccia al posto del cuore mi sta appesantendo la vita, l’unica che possiedo e mai avrò. Ti par giusto che io la consumi nell’ombra solo perché il mio cuore ha smesso di amarti? Non l’ho scelto in modo razionale, quando ti ho donato la mia anima avevo sperato fosse un per sempre, ma nell’esatto istante in cui non ti ho più sentito dentro è normale ch’io abbia iniziato ad esitare di me stessa. È necessario tu sappia che il mio volerti bene è integro. Probabilmente poco t’importa, ma è questo tipo di bene che, come un inganno, tende a legarmi alla tua vita e mi trattiene dal ferirti eccessivamente. Sappi che, per come mi hai trattata, meriteresti l’inferno. Poco dopo essermi disinnamorata… ti ho odiato. E’ adulto ammetterlo e non desidero sottintendere la veridicità delle mie emozioni. Avevamo un amore bellissimo che mai avrei voluto perdere, ma la fiamma che ardeva nel mio cuore si è spenta perché di sorpresa hai iniziato a piovermi addosso. Non m’avevi mai confessato che nella tua essenza si annidasse anche un cielo ingombro di nubi nere e stratificate. Ho resistito al pesante diluviare finché mi è stato possibile, ma quando hai iniziato a dilagare in modo scomposto… mi son dovuta salvare. Stavo annegando. È stato quel persistente abusare della mia tolleranza ad aver decretato la morte definitiva di ogni pulsione sana ed innocente che mi portava felice ovunque tu fossi. Raccontata in tal modo pare io ti stia dando la responsabilità di ogni evento che per malaugurata sorte ci ha visti distrutti e perdenti. In verità sono venuta a cercarti per chiederti scusa. Mi assumo responsabilmente le mie colpe giacchè la causa del nostro fallimento è da ricercare nella reciproca mancata accettazione di ciò che siamo e che mai diversi potrà incontrarci, nella tragica consapevolezza che pretendere di modificarci ha inficiato il nostro condividere e le nostre affinità.  Ciò nonostante e soppesata la presa di coscienza che distribuisce in parti eque il principio della fine del nostro ventennale matrimonio, non intendo perdonare la durezza con cui hai reagito al mio non desiderarti più. Mi hai minacciata, perseguitata, ferita e ossessionata. Riesci a rendertene conto anche solo quel minimo che basta, oppure anche queste libere attività del tuo io irrazionale sono il simbolo dell’amore puro che dici di nutrire per me? Nel mio mancato perdono si cela la freddezza con cui ti parlo e non desidero più tu abbia un ruolo nella mia vita. Amare non significa possedere con forza di volontà mentale ogni ambito del vivere altrui, comprese le intenzioni e le scelte quotidiane. Amare significa desiderare la felicità dell’amato. Io ti volevo felice, ma tu non hai saputo apprezzare ciò che avevi perché sei un uomo capriccioso ed insoddisfatto. Non so se in tutti questi anni mi hai mai veramente amata, son trascorsi mesi dal nostro ultimo bacio, ma di te mi è rimasta impressa sulla pelle, come una cicatrice indelebile… la tua malsana gelosia. Avrei dovuto misurarla meglio sin dal principio degli eventi, avrei dovuto calcolarti come fanno i commercianti con i prezzi delle derrate alimentari al mercato, ma ti amavo troppo e perdonare le tua invadente intraprendenza era divenuta un’abitudine che non avrei mai dovuto incoraggiare. Se nel cuore hai sempre avuto un posto privilegiato, nella testa hai iniziato a perdere terreno quando dalla bocca ti sono sfuggite le prime parole funeste, dove la reale volontà di vedermi crollare come una torre ha preso il sopravvento sul controllo dei tuoi tanto sventagliati sentimenti. Attraverso la tua ira ho conosciuto lati oscuri di te che mai avrei creduto potessero appartenerti o ipotizzato tu sapessi gestire e alimentare. Se penso che sei sempre stato il principio dei miei sogni più arditi, mi rammarico di come il raziocinio che governa il mio fare, sia rimasto soggiogato dal tuo charme fino al punto da cessare l’attività di controllo sulle mie gesta ed i miei sensi per così tanti anni. Non ti amo più, Lorenzo. Non ti amo più. Ora l’ho compreso. Un giorno ti renderai conto che l’amore può essere eterno solo se non viene distrutto il principio del suo fluire. Se mai avrà luogo un tempo in cui un’altra donna farà a te ciò che tu hai fatto a me, io tornerò a cercarti perché quello sarà il giusto tempo in cui potremmo tentare d’essere amici. Per adesso non vedo alcuna possibilità per noi. Io non sono più la stessa donna che dici di amare. Tu, al contrario, sei l’uomo che sei sempre stato perché ti manca l’umiltà di saper cambiare”.

non ti amo più

dal romanzo in ideazione “Carmelita Marchesi: memorie di una donna”