Il principe

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Quest’oggi il web è tornato normale, direi anche abbastanza spento considerata la flemma che pervade ovunque. Dopo il matrimonio dell’anno, dove tutti hanno potuto pubblicamente esternare la propria opinione come fossero seduti al bar dell’oratorio, si sono spente le luci e finalmente si sono chiuse le bocche. Perché a dar fiato all’ugola son capaci tutti. Sapevo che la popolazione italiana è facilmente preda di virus come dire… modaioli, ma che in modo così ostentato fosse fieramente detentrice del premio “invidia il prossimo tuo” non potevo nemmeno immaginarlo. Nelle ultime 48 ore i social si sono trasformati nella bibbia delle cazzate; se tutta la gente impegnata nel creare battutine, cartelli e foto ironiche avesse dedicato il suo tempo ad amare o aiutare qualcuno, oggi saremmo più ricchi. Henry è un principe in carne ed ossa, bello, aitante e rosso, non come quello biondo slavato delle favole che tanto abbiamo amato da bambine. È un principe vero della famiglia reale britannica, sesto in linea di successione al trono del Regno Unito e dei reami del Commonwealth, duca di Sussex. Che alle casalinghe incazzate perchè il postino non suona più due volte  piaccia o meno, che agli uomini piccoli che hanno tutto piccolo aggrada o meno, è convolato a nozze e il mondo lo ha applaudito da ogni latitudine. Il meglio e il peggio del Royal wedding ha permesso a tutti di fare gossip… non solo ai giornalisti e adesso, mentre noi umani facciamo la spesa all’Ipercoop e ci alziamo alle cinque per andare al prendere il treno che ci porterà in ufficio, lui continuerà a fare il principe.

E che principe. W gli sposi.

Cit. romanzo in ideazione

Diedolo Stefania

“Perdo bottoni in ogni dove. I capelli, la saliva. Mi ricucio da sola, ma non stringo mai abbastanza. Gli aghi lasciano cicatrici,  l’alopecia s’allarga, le ghiandole salivari s’infiammano. Quando smetterò di farmi strappare ritroverò il volto smarrito? Non ho più labbra per sussurrare “lasciami andare”. 

Stefania Diedolo, cit. romanzo in ideazione

Lettera alle *persone

*persone: esseri umani in quanto tali, senza distinzione di sesso, età e condizione.
E’ raro incontrarvi sorridenti e sentirmi dire:<<Ciao!>>.
Ogni volta che accade alzo gli occhi e corrispondo con lo sguardo innocente di chi ancora si stupisce della buona educazione. È un evento talmente saltuario che sin da piccola ho imparato a difendermi dalle risposte non ricevute, preferendo il silenzio ai saluti gettati al vento.
Credo sia complicato per voi credere che sono timida. Eppure è una mia caratteristica predominante. Cammino tenendo la testa bassa perché ho estremo pudore d’esser quella che sono; mi vedete le mani sprofondate nei piumini d’inverno e nei blue-jeans d’estate, perché dovete sapere che se le tengo nascoste evito di gesticolare. Da anni mi sono obbligata al controllo per evitare di camminare saltellando sulle punte dei piedi e quando non sono connessa è solo perché vivo nei mondi perduti dei miei pensieri.
Pochissimi di voi sono a conoscenza del perché parlo spudoratamente in fretta: prima termino di asserire e prima ritorno silenziosa da dove sono arrivata per allenarmi a sentire.
Quando son nervosa o stanca mi perseguitano miriadi di tic nervosi. Da bambina il neuropsichiatra disse a mamma che ero  troppo intelligente, io credo abbia confuso il termine e intendesse dire emotivo-delicato-nervoso-sensibile, ma voi non potete immaginarlo. Sapete solo riderne.
Poi accade che m’incontrate al supermercato. Anche se sembro distratta, vi scorgo sussurrare a bassa voce nella mia direzione. Pensate non abbia occhi per vedere e orecchie per sentire? Tutto ciò premesso e assodato che non son fessa,  vi informo che dopo avervi recepiti mi domando se state criticando il mio abbigliamento trendy, il portamento a prima vista altero, il mio nome e tutto ciò che rappresenta o se invece vorreste davvero conoscermi (*scatto d’illusione*).
Perché allora quando mi avvicino  vi arrampicate dentro gli scaffali dandomi di spalle? Nascondete la vostra “bassezza” tra salse di pomodoro acide come il vostro cuore e mi costringete a credere che allora è vero che stavate parlando male?
Essere azzurra, quando ho desiderato sin da bambina esser trasparente, non è mai stato un soddisfacimento. Ma talvolta accade… che qualcuno di voi mi sorprenda intuendo il mio colore naturale. L’istinto è sempre quello di fuggire, ma poi mi lascio andare. Di questa mia timidezza vi chiedo scusa, non ho mai imparato a controllare l’ascesa della lava emotiva.
Ogni tanto individuo i vostri visi conosciuti seduti ai tavolini dei bar, eppure faccio colazione sola, pranzo sola, prendo il caffè sola. Guido per lunghe ore sola, caccio i nodi dalla gola sempre sola.
Probabilmente non riuscireste a credere nemmeno se ve lo confesso che le mie amiche non riempiono le dita di una mano, che mi commuovo innanzi ai bambini, agli anziani e che amo i cani più degli umani.
Dite la verità, non avete pensato d’immaginare che sono una donna che ha sempre fatto fatica. Che nulla mi è stato regalato. Che da oltre ventotto anni mi sveglio tutti i giorni all’alba e dopo dodici ore di lavoro torno a casa per andare a dormire all’ora che molti di voi si preparano per uscire.
Che son talmente emotiva d’aver avuto bisogno di psicoterapia. Che per imparare a difendermi son stata costretta ad erigere attorno al mio carattere la fotocopia del muro che gli stronzi hanno in dotazione senza combattere.
Non potete sapere che quando decido di raggiungere un traguardo non chiedo aiuto a nessuno e organizzo nel dettaglio il mio viaggio solitario. Che per vivere son dovuta prima sopravvivere. Che se mi taglio un polso esce sangue vero, che se sputate al mio passare sanguino senza lasciarlo vedere.
Questa lettera è la riflessione amara di una donna che conosce l’amore.
Vale per me che l’ho scritta con questo cuore. Per voi che mi leggete e fate di sì con la testa, perché vi specchiate nella mia esistenza e pensate che anche per la vostra è perfetta.
Per te che ti senti colpito a muso duro e per il fastidio ovviamente ti brucia il culo. Per tutti coloro che come me soffrono la moltitudine, motivo principe per cui rinasciamo solo nella solitudine.
Essere in tanti avrebbe dovuto rappresentare un privilegio: il vantaggio di conoscerci per migliorarci e istruirci vicendevolmente senza spregio. Le anime belle che invece si rivelano non si contano sulle dita, mentre di feccia faccia da scoregge ne ho trovate talmente tante… da avanzarne anche per la prossima vita.

Mamma, sorridi… (dedicato)

 stefania diedolo

Ti sorrido perché sei l’amore della mia vita. La donna-bambina che ha paura di crescere, quella che mi cerca le mani nella notte e spiega al padre perché deve fare da sola.
Me lo chiedo tutti i giorni cos’hai nella testa: quando parlo e non mi ascolti, mi baci sulle labbra come se non ci dovesse essere un domani invitandomi a stare attenta e mi trucchi il viso pallido per poi dirmi che forse mi hai resa troppo giovane.
Ti comporti come se fossi tu ad essere mia madre ed io paradossalmente una figlia da assistere.
Questa scatto di ieri ritrae una donna che ti ha cercata in ogni tempo passato e ti aspetta in ogni attimo di lontananza. Con i tuoi shoot casalinghi rubi istanti al mio vivere per rendermi immortale, senza sapere che oltre a tenermi appesa ai muri della tua camera, mi tieni salda dentro te radicando indelebilmente questo mio star bene. 
Poi, se mancano le parole… ci son le tue. Colmi i silenzi del cuore confondendomi le idee senza mai poter mettere la parola fine alle giornate… anche quando sono infinite. Paragonarti ad un ciclone denigra la tua vera natura, che è molto più istintiva e meno prevedibile.
Sei la fortuna della mia inconsistente biografia. Il bozzolo  di una crisalide da accudire. Il regalo più bello che potevo farmi in questa vita fatta di mari profondi e vento freddo.
Tu, in equilibrio costante sul mio cuore, balli e piangi riverberando la mia giovinezza perduta. In te rinasco ogni giorno mentre tu, per mio tramite, impari a non morire di perfezione, ché di tempo per comprendere che la forza del tuo domani sarà la fragilità di oggi… ne avrai da spendere.
Ti sorrido perché mi sorprende la libertà con cui ti approcci alla mia maturità. Questo nostro essere diversamente uguali ci attrae e respinge in egual misura. Come un miracolo sei il mio concetto semplice, il caos mai interrotto… il magnete che si fa polo elettromagnetico per avvicinarmi o allontanarmi a seconda dei tuoi stati umorali.
<<Sì, ti sorrido, ora ti prego… basta fotografie. Ho bisogno che mi guardi negli occhi senza i filtri di un dispositivo meccanico>>.
E mi concedo il viaggio quotidiano nel blu viola del tuo mare dove i limiti non esistono. Tu sei ancora una bambina ed io per sempre una madre.

d o n n e

Noi siamo donne che viviamo in equilibrio anche capovolte, piangiamo di nascosto per non ammettere d’esser stanche morte, passiamo i sabati mattina in pigiama a pulire, siamo le donne che non sentirete mai infierire.
Noi siamo quelle che dopo dieci ore di lavoro andiamo a far la spesa e prepariamo la cena. Studiamo con i figli, alleviamo cani e conigli.
Siamo le donne che dicono di non aver paura per non destar preoccupazione, quelle che rinunciano a tutto per essere a casa ogni sera come una vocazione.
Siamo donne da corse al pronto soccorso in piena notte, che guidano con la nebbia, non chiedono abbuoni o raccomandazioni. Siamo le donne sole alle stazioni.
Quelle che nascondono i soldi nelle scatole di latta per i giorni fragili, che raccontano commosse del loro mondo azzurro perché sempre sperano in un futuro di burro.
Le donne che risparmiano i trenta euro per la tinta dei capelli a fine mese e un compromesso sereno innanzi alle offese. Siamo le donne del bicchiere mezzo pieno, quelle che chiudono casa quando tutti dormono e stendono i panni ad ogni ora della notte e del giorno.
Siamo le donne che corrono perché perennemente in ritardo, ma sempre presenti ad ogni traguardo. Siamo quelle forti dai mille consigli, le stesse che quando escono con le amiche si sentono in colpa coi figli.
Siamo le donne dai magoni amari digeriti con cura, affinché la vita possa sempre sembrarvi un’avventura.

Quando la sera varcate la soglia di casa, non fateci mancare un bacio d’amore. Un abbraccio rotondo. Un sorriso anche se stanco.
Regalateci una carezza mentre nel buio della notte fingiamo di dormire. Se stiamo sveglie, è per raccogliervi i sogni che troverete nelle scodelle della prima colazione e sentirvi gioire. E se non sapete come far di ogni donna una regina, a noi piacciono le margherite del giardino, i cioccolatini ripieni e i walzer ballati a piedi nudi in cucina.
Siamo solo donne@madri del duemila, con milioni di desideri ed un presente pirandelliano  da uno, nessuno e centomila.

Bocca di lupa ad Orzinuovi

invito presentazione letteraria Orzinuovi (BS)Per chi vivesse ad Orzinuovi, in provincia di Brescia e zone limitrofe, comunico che il giorno 7 novembre alle ore 20.45 presenterò “Bocca di Lupa” presso la Biblioteca Civica del Comune. L’evento, inserito nella rassegna “E adesso sfogliami”, verrà realizzato grazie alla collaborazione del Comune di Orzinuovi e dell’Assessore alla Cultura dott. Michele Scalvenzi, che ringrazio per la gentile collaborazione.

Per tutti coloro che in questi lunghi mesi mi hanno seguita qui sul blog o live, anticipo che con questa serata intendo dire stop all’attività nella mia Regione, salvo inviti particolari o situazioni in cui sarebbe impossibile negare la presenza.

Da fine anno la mia intenzione sarebbe di proseguire col programma in alcune splendide location della nostra magnifica terra. A partire da Lecce, dove il 27 Dicembre p.v alle ore 21:00 sarò presente alla rassegna “Le mani e l’Ascolto” realizzata presso il Fondo Verri da Mauro Marino, fino a giungere a Bologna, Torino, Firenze, Pescara e via discorrendo per buona parte del 2015.

Con grande affetto ringrazio coloro che in questi mesi mi sono stati vicini ed hanno fattivamente collaborato alla buona riuscita delle serate. I vari giornalisti che mi seguono per la Lombardia: Diego Trapassi, Roberta Tosetti, Stefano Mauri, Antonio Grassi.

Ringrazio la mia attrice del cuore: Lucia Giroletti. L’agente-amica Paola Platania per le infinite notti insonni trascorse a lavorare ad un progetto che ci unisce con passione.

E poi devo ringraziare tutte le mie amiche: Roberta, Paola, Anna, Pia … che di volta in volta si sono alternate nella vendita dei libri, nell’immortalare gli eventi con la mia Nikon, caricando e scaricando libri dalle autovetture.

Grazie per aver sopportato le volte che bloccate in autostrada deliravo perchè mi scappava la pipì, o non funzionava il proiettore, si ruppe il tacco della scarpa, il pacco dei libri di ioAmo era rimasto bloccato presso la sede della SDA e noi avevamo l’evento da lì a poche ore.

Grazie per le volte che non mi ricordavo nulla e sono andata a braccio, ma voi dicevate che ero stata perfetta, l’aiuto psicologico per le volte che ho avuto la sfortuna d’incontrare moderatori non adatti alla presentazione di un romanzo, ma più consoni ad un salotto filosofico, dove parlare e distruggere si fa tutto in una volta sola.

Grazie per avermi sostenuta quando qualche ora prima della serata riuscivo a perdere tutte le parole muovendomi a scatti, sembravo “drogata” dall’ansia, mentre in verità mi trasferivo involontariamente a vivere nel limbo.

Grazie per essermi state vicine quando, a causa della mia fragilità emotiva,  dopo aver dato tutto… puntualmente mi ammalo. Grazie. Grazie. Grazie. Di voler bene a me, a mia figlia. Oggi vi voglio ricordare con un repertorio di fotografie divertenti. Io vi amo, sapevatelo.

Stefania.

Ricordo della presentazione letteraria presso Alveare Milano del 20 ottobre 14

Di lunedì sera mi sono rimaste impresse nella mente tante cose, ma più di tutto le mani, gli occhi ed il silenzio che per tutta la presentazione è regnato sovrano. In una Milano calda come mai mi sarei aspettata, ancora una volta ho avuto la fortuna di avere, in un salotto vintage fantastico, la presenza di decine di persone che insieme a me hanno avuto il coraggio di emozionarsi, commuoversi e sognare. Pur trattando argomenti non sempre facili da comprendere e condividere, la sensazione che i cuori in platea battessero all’unisono… non è stata solo la mia. Ancora una volta devo dire grazie. A chi, nonostante il difficile momento economico, compra libri facendo un sacrificio. A chi mi segue con affetto ed ha fatto un salto mortale nel traffico cittadino per essere al mio fianco. Ai tanti amici blogger che con gioia sono venuti a trovarmi: Diamanta, Fedifrago, Sun Rise, Simone Zanatta, Unaeccezione, Camomilla e Ginseng (Claire). Tantissimi. Incredibile abbracciarli e vederli a loro volta guardarsi negli occhi, cercarsi e riconoscersi. Grazie alla mia agente Paola Platania, fedelmente al mio fianco insieme all’attrice Lucia Giroletti. Alle amiche che sono giunte da ogni parte d’Italia per regalarmi la loro presenza affettuosa ed allo staff dell’Associazione Alveare di Milano, nelle persone di Amelia, Titti, Mariapaola, Dolores… per aver aperto la loro porta di casa a me ed a tutti i miei ospiti. Quella di lunedì è stata una serata da non dimenticare per un’infinità di motivi. Talmente tanti che questa volta, per una forma di pudica riservatezza, intendo conservare per me stessa. Come sempre vi lascio qui qualche immagine dell’evento, con la speranza che possiate gradire il mio gesto. Nel frattempo proseguo il mio viaggio letterario e di vita. Il 7 novembre alle ore 20:45 “Bocca di lupa” sarà ospite presso la Biblioteca Civica di Orzinuovi, le emozioni non finiscono ed io, nonostante la gioia, un pò mi sto consumando. La stanchezza si sta facendo sentire e da ieri la febbre non mi da pace. Sarà il sacro fuoco o sarà che non sono immune agli sbalzi di temperatura di questo ottobre birbante? Sarà quel che sarà, ciò che conta… è che oggi sono felice. Grazie a tutti.

Stefania

locandina Orzinuovi

Associazione Alveare Milano – 20 ottobre ore 21:00

Locandina Alveare MilanoTra una settimana sarò impegnata a presentare il mio ultimo romanzo a Milano. La location dell’evento è l’Associazione Alveare di via della Ferrera 8. Nella locandina che allego potete visionare i dettagli della serata. Sono ad un giro di boa importante, dopo la city farò ancora un paio di eventi – il 7 Novembre presso la Biblioteca Civica di Orzinuovi, il 27 Dicembre a Lecce con la collaborazione del cantante Max Vigneri alla rassegna letteraria chiamata “Le mani e l’ascolto” ideata e organizzata  dall’Associazione Culturale Fondo Verri  – e poi sarebbe mia intenzione stoppare questa lunga maratona che ho intrapreso su e giù dall’Italia, perché la mia terza opera bussa, strepita ed ormai mi ha talmente coinvolta che devo portarla a termine in un arco temporale adeguatamente sufficiente, per impedire che i personaggi s’impossessino del tutto della mia mente. Diversamente un ricovero presso la Neuropsichiatria del Papa Giovanni di Bergamo non sarebbe affatto improbabile.
L’Associazione Alveare merita una nota di attenzione. Se chiedete alle associate cosa significa per loro la parola Alveare, vi risponderebbero senza mezzi termini: “’aver coronato un sogno. Un luogo di incontri, di studio, di divertimento che pensi alla Donna come forza reale, concreta, come ad una filosofia di vita; dove potranno esprimere il proprio talento, le proprie competenze o, più semplicemente, le proprie passioni. Dove avranno uno spazio tutto loro, dove potersi confrontare o rilassare sedute davanti ad un camino acceso. Tra le attività il Teatro, il Cinema, la Danza, Mostre, Benessere, Presentazioni di Libri, Design, Moda e tanto altro ancora”.

Donne. Sono tante. Forti. Fragili. Sole. Innamorate. Madri. Figlie. Io sono una di loro.

Ho visitato l’Associazione una decina di giorni fa. Non la conoscevo. Splendido il salotto vintage ove effettuerò la serata. Per potervi passare del tempo libero devi essere tesserato. Realizzare un evento che costringesse tutti i miei ospiti al tesseramento mi risultava improbabile. Che dovessi limitare l’accesso all’utenza maschile… ancor meno possibilistico. Ma loro sono state meravigliose. Mi hanno donato una serata open, free, aperta a chiunque abbia voglia di venirmi a trovare, senza obbligo di tessera e con l’utenza maschile ad ingresso libero.
Avevo troppi amici, conoscenti, colleghi uomini per obbligarli ad un cambio d’abito pitonato o col boa di pelo colorato. Pur di potermi ascoltare so che alcuni di essi si sarebbero volentieri prestati ad un mascheramento degno delle migliori drag queen.
Ma tra il serio ed il faceto, l’Associazione si è rivelata politicamente corretta, oltre che generosa e sposando la mia teoria: “se l’amore non ha sesso, nemmeno la cultura ne ha”, mi ha accontentata.
Durante la serata presenterò “Bocca di lupa”, ma al centro della scena porterò con me anche “ioAmo”, il romanzo saffico che nel 2007 divise l’Italia perché, con l’ardire dell’esordiente, osai affermare ciò che tutti sanno, ma nessuno mai aveva avuto il coraggio di scrivere. Milano per me è una serata importante, ci tengo in modo particolare innanzitutto perché sono nella mia terra ed in secondo luogo perché ancora una volta sono riuscita a smuovere le amicizie importanti della mia vita che, pur di starmi vicina, prenderanno treni, aerei e si metteranno in macchina senza esitazione per stare con me.
Talvolta mi sento un’ingrata. La gente fa chilometri per vivermi, mentre io mi limito ad un abbraccio, ai sorrisi. Parlo poco, se non delle opere e mi sembra di restituire quasi nulla rispetto alla loro presenza. Talvolta faticosa. Altre volte desiderata. Ma io sono così: parlo con gli occhi. I miei sorrisi nascondono l’inquietudine, l’ansia e tutta la riconoscenza che ho nel cuore. La mia apparente calma cela l’uragano che sono dentro. Grazie a tutti coloro che interverranno, agli amici blogger che saranno presenti ed a chi ancora non conosco, ma avrò il piacere di gustare in una serata certamente diversa, dove si potrà dire ciò che i benpensanti aborriscono, dove il pensiero avrà un unico filo conduttore: la libertà.
Una digressione frivola?
Se penso all’Alveare mi vien voglia di far Festa!
Balliamo?

Alveare Milano
Via della Ferrera, 8
20142 Milano (Zona Navigli)
Tel. 02 87 06 76 99 dopo le ore 18.00
E-mail: alveare.milano@gmail.com
Tram: 2 – 47
http://alvearemilano.org/index.php

Visioni oniriche

papà

Ti ho sognato. Sei tornato a trovarmi. Ti stavo aspettando dal 18 marzo 2012, l’ultima volta che mi sei apparso e per lunghi minuti hai tenuto la tua grande mano sulla mia testa.

“Un terremoto stava facendo crollare Barcellona ed io, come ogni qualvolta cado in sogni ove attorno a me tutto viene demolito tranne le persone che amo, correvo alla ricerca di mia figlia. La sapevo chiusa in una Torre, ospite ad una festa di compleanno, ma non potevo liberarla: l’ascensore era fuori uso e la tromba delle scale era svanita. Piangendo avvilita, perché temevo d’averla perduta, un’amica mi ha aiutata ad attraversare la grande piazza. Mentre vedevo gli infissi dei palazzi staccarsi come foglie, le persiane ed intere pareti crollare sotto la spinta di un’onda tettonica dalla profondità catastrofica, da una strada sterrata, apparentemente indenne dal grande danno, sento chiamarmi a gran voce proprio da mia figlia e suo padre. Impossibile da credere, ma eravamo salvi. Dovevamo correre all’aeroporto per rientrare in Italia. Mio marito portava un carretto di legno carico di bagagli, abiti, sedie, attrezzi e bottiglie, strumenti musicali. Sembrava reduce dalla prima guerra mondiale. Logoro ed invecchiato, aveva una gamba rotta. Durante il trasferimento alla ricerca dell’aeroporto, mi accorgo che il carro di legno con tutte le nostre cose materiali è sparito. Chiedo in prestito una bicicletta ad un pescatore, ma nonostante vedo aprirsi l’asfalto sotto le ruote non demordo: pedalo e scarto veloce le buche finché giungo innanzi alla grande Torre dove, poco prima, stava rinchiusa mia figlia. Staziono qualche istante cercando con lo sguardo di ritrovare i nostri oggetti, ma abbandono subito l’idea di recuperare il carretto di legno senza tener conto del grande dolore emotivo che sento. Con uno sforzo titanico, a causa delle scosse telluriche, ritorno dalla mia famiglia: la Torre ha un’altezza chilometrica ed ha iniziato ad oscillare pericolosamente, se cade rischio di rimanere sotterrata nello schianto. Corro, corro, corro, corro, corro, corro, corro e senza fiato mi ritrovo all’Auditorium di Coccaglio. E’ il 4 ottobre 2014, a minuti va in scena la presentazione-concerto per la quale sto lavorando da mesi. La platea è gremita. Io sono improvvisamente tranquilla. Fasciata nel mio lungo abito di seta nero con generosa scollatura, guardo il pubblico e sorrido. I musicisti chiudono il primo atto con un passaggio di Verdi: “Addio del passato”, ma inaspettatamente, quando il giornalista mi deve intervistare, la maggior parte dei presenti lascia la sala. Non sono venuti per me. Sono delusa ed imbarazzata. I miei collaboratori, per arginare la situazione, decidono in pochi istanti di far salire sul palco i pochi ospiti rimasti, per organizzare un’intima tavola rotonda che potesse dissolvere quel senso del nulla di un parterre repentinamente svuotato. E’ stato in quel momento che sei apparso. Avanzavi fragile dal corridoio centrale dell’Auditorium nei tuoi chiari calzoni estivi, con la camicia azzurro oxford che indossavi sempre quando dovevamo festeggiare qualche ricorrenza. Hai fatto i pochi gradini che separavano l’uditorio dal palcoscenico in modo tremante, ma eri tu. Alto e magro. Come ti ricordo. Come ti ho visto l’ultima volta. Ti sei seduto senza dirmi niente. Volevi ascoltare la presentazione del mio ultimo libro, quello che ho pubblicato subito dopo la tua morte, quello che ti ho dedicato, quello che non hai potuto leggere perché il mal di testa non ti dava tregua, quello che non avrei mai più voluto diventasse un’opera destinata al grande pubblico, se la mia agente non mi avesse presa per i capelli e portata a forza dal mio editore a Catania. Io e te soli, in un Auditorium che mai ci ha incontrati prima”. Ho dovuto vivere un terremoto emotivo per riaverti nei miei sogni, padre mio. E col tuo ritorno è mutata completamente la mia sensibilità: finalmente piango. Finalmente è crollata la Torre. Finalmente ho perso il carretto con tutte le cose vecchie. Finalmente il reflusso gastroesofageo sembra tornare indietro e come un miracolo sto all’improvviso meglio. Da quando un uomo mi ha detto che ho il cuore chiuso, ho visto e sentito cose che nemmeno gli umani… Gli ho risposto piccata che il mio cuore è troppo grande per restare sprangato ancora così a lungo. Non terranno i perni.

Manca poco e sono libera, papà. Devo raccontarti i miei ultimi due anni di vita e per poterlo fare devo avere le ali. Devo riprendere il volo che ho interrotto con la tua dipartita.

Ho compreso il tuo sottile ricatto, sai? Vieni nei miei sogni solo quando mi sai quieta ed io, pur di vederti, farò di tutto per arginare la turbolenza che agita le mie notti e fa di me un’anima perennemente tormentata.

Il mio ricordo della città di Soncino

La presentazione letteraria di venerdì scorso mi ha lasciato dentro un senso di meraviglia che a distanza di qualche giorno non riesco a ridimensionare. E’ arrivata dopo giornate di grande confusione a spezzare dinamiche che la mia anima ha dovuto digerire in silenzio, ma è arrivata. Ed io mi ci sono aggrappata. Le persone presenti hanno saputo ascoltare, accettare e comprendere ogni parola, riempiendo di stupore e leggerezza lo scorrere del tempo. Tra loro sapete chi è venuto a trovarmi? Il nostro amico Fedi

Scoprire che dietro questi blog asettici e freddi, si celano nomi, cognomi e cuori, da un senso come di miracolo ai nostri incontri virtuali, alla nostra fame di scrivere, leggere, cercare emozioni. Non dirò di più sul nostro amico per rispetto alla sua privacy, ma lo avevo avvisato… che sarebbe finito su Signorasinasce. In fondo questo blog, deputato alla mia libertà di esternare pensieri, rabbie ed emozioni, era il più idoneo e consono per farvi conoscere il suo sorriso ed il suo sguardo dolce. Grazie Fedi per aver voluto condividere con me un pezzo della mia vita, con la speranza sia possibile creare nuove opportunità ti mando un grande abbraccio.

La serata è stata allietata dalla presenza di svariate personalità più o meno colorite dell’ambiente soncinese doc e del retaggio di un periodo che mi ha vista “bancaria per caso” proprio in questa città. Sono stata bene, molto bene. Mentre mi sto per accingere ad un pomeriggio di studio con mia figlia perchè, non ve l’ho mai detto, ma mi sta obbligando a conseguire la licenza di terza media con lei, vi lascio qualche foto ricordo da visionare, mentre qui potete trovare l’album completo della serata. Vi abbraccio…

Stefania

stefania diedolo

tavolo di lavoro

stefania diedolo

Sindaco di Soncino Francesco Pedretti, sullo sfondo un'immagine di Monte Isola

Sindaco di Soncino Francesco Pedretti, sullo sfondo un’immagine di Monte Isola

mani

pubblico

La giornalista Roberta Tosetti, io, il Presidente della Pro Loco Mauro Bodini e la voce Lucia Giroletti

La giornalista Roberta Tosetti, io, il Presidente della Pro Loco Mauro Bodini e la voce Lucia Giroletti