Amore in ogni tempo

AMORE
Manchi sulla pelle, avvolto nel mio istintivo abbraccio di quel mattino incantato. Ricordi? Scivolavo sul tuo corpo madido e avvertivo solo muscoli, nervi tesi e il tuo sguardo affilato. Ti desideravo carnalmente, mentre stringevi gli occhi e con la bocca dischiusa cercavi ossigeno nella mia. Languida, perdevo milioni di parole innanzi al dono del tuo fiore. Tu che sapevi scaldare il cuore della notte, eri abile a condurmi lontana da antiche calamità corrotte.
Da mesi mi chiedo dove sei.
Da ieri vorrei sapere se mi vuoi.
Da domani inizierò a pregare affinché si possa essere di nuovo vicini. Non ho dimenticato le tue forti mani. Mi chiedo se sono lisce come quando mi amavi.  Se sono grandi come quando ungevi il mio corpo di Argan e credevo di saper volare. Mi chiedo se esser stata la tua donna ha significato vincere o scivolare.
L’amore non conosce prospettive quando si nutre di albe ad ogni ora. Dimmi, per me ci sarai ancora? I colori della vita chiedono di noi avvinghiati nel rogo della passione. Chiedono un’altra volta di me, perdutamente in cerca del tuo sapore.

l a b b r a

bacio

Non devi supporre che un bacio sia cosa scontata. Mai sfiorerei le tue labbra se non avessi già odorato che vuoi il mio bene. Definiscimi pure fuori moda, ma non mischio le salive per passare il tempo. Piuttosto continuo a carezzare con la lingua le mie ferite.
Stefania Diedolo

Sussurrami

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Sono imprigionata tra le tue braccia, nei tuoi occhi grandi come laghi neri, nel tuo sapermi tenere anche quando non c’eri. Eppure non ho catene al cuore, lacci mentali, cinture di castità. Quando l’amore libero vive di grandi respiri e umili parole, non confonde la carne con l’anima, il sesso col dono, l’età anagrafica con lo scorrere delle stagioni, la gelosia con l’acidità. Non lamenta i giorni rubati, le umane miserie, le rose e le sue spine.
Sono imprigionata nella grande bellezza che è la tua onestà. Chiamami pure Amore, il turbamento che mi porta verso il tuo respiro  mi fa sentire l’eternità. Tienimi dentro le tasche della tua mente, mormora il mio nome e ascoltami parlare: sono l’uragano migliore che ti poteva capitare. Mi vedi ferma innanzi al tuo viso? Tu che non lo sapevi nemmeno sperare,  sussurrami sempre… che sono il tuo unico grande Amore. 

Infinitamente tu

desiderio

Ho bisogno delle tue labbra. Un’urgenza imprevista e devastante, come fossimo amanti frementi nascosti tra i portoni dei palazzi e protetti dai muri scrostati della città.
Mi chiedo cosa ti sei messo in mente dopo aver appreso che far l’amore sarebbe stato un pò come carpirmi l’anima!
Non rimuginare sulle parole sussurrate in quel teatro di provincia, alle confidenze timide dei primi incontri.  Me ne faccio carico io che ne conservo il monopolio. Se desideri le impilo e le trasformo in coreografia per una commedia melodrammatica da lasciare ai posteri.
Ora pretendo solo di sapere chi sei e cosa mi hai fatto.
Non sono quieta se rievoco quel tuo sguardo penetrante sulle mie mani. Non sono obiettiva se come in un’istantanea ti rivedo mordere ripetutamente  il labbro inferiore.
Ti aspetto nuda di preconcetti appoggiata ad un marcapiano denso di respiri e peccati. Sogno un bacio denso. Mi basterebbero le tue labbra per capire quanto son dentro te. Il desiderio di noi, seducente e delicato, ha trasformato la trepidazione dell’aspettativa in un fremito di afflizione. Mi sussultano i pensieri, le sciarpe, le impunture giallo oro del cappotto, mentre m’incendio e mi spengo al ritmo delle luci dei balconi… di un Natale già consumato, che quasi non ho avvertito passare.
Sogno i tuoi capelli ondulati tra le mie dita magiche. Le tue mani lisce tra le mie cosce calde. Il tuo sospiro arrendevole adagiato sui miei piccoli seni. Desidero una notte senza autocontrollo, senso e nome.
Mentre sono in attesa tengo gli occhi socchiusi e bacio l’aria circostante cercando d’immaginare di quale sapore sarai. Gelsomino? Ginepro? Tamarindo e limone?
Quando mi toccherai fa che non ti debba chiedere mai niente, fa che nulla sia scontato, ch’io possa bastarti. Quando mi stringerai tra le braccia, fa che tutto scivoli come pioggia sugli specchi.
Non abbiamo tempo per costruire il senso, non abbiamo una logica tangibile che possa assicurarci l’eternità.
Quand’anche fosse  solo una parentesi d’azzurro, non compromettere con infiniti dubbi l’evidenza di questo mio sussurrare piano il tuo nome, mangiami e tremami addosso, così ch’io possa sentire lo scorrere del tuo sangue dal ventre fin sotto il collo della camicia.
In questo tempo sospeso, tra paradossi e rivendicazioni, ho saputo scorgere solo un sorriso felice danzare dentro i miei occhi: il tuo. I ricordi confusi me li ha spazzati via la tua delicata innocenza, le movenze candide del tuo camminare lieve sulle punte dei piedi.
Baciami senza rimandare a domani ciò che appartiene all’istante. E’ giunto il tempo di un amore nuovo, un amore diverso. Vuoi stare con me per sempre, giorno e notte e senza eccezione… all’estremità dell’universo?

Ero solo muscoli e istinto…

Stefania Diedolo

Avevo perduto la testa. Ero solo muscoli e istinto. Niente ebbe il potere di arginarmi. Mentre le onde incitavano il tuo nome, decisi d’incontrarti.

Chi avrebbe potuto spiegare il come e perché sarebbe morto distratto. Solo ai sassi levigati dalla risacca fu data facoltà d’intuire il tornado emotivo che mi stava trasportando  commossa e libera ai tuoi piedi.

Tremava l’arenile al mio avanzare. Piegai le gambe e ti afferrai per un’ ala. Eri un angelo forte e avevi scelto di volare con me.

L’amore senza aspettative era nato nell’ombra ed aveva atteso d’avermi vicina per mostrarsi nudo. Tutto era semplice. Niente strideva. Potevo amarti e ancora non lo sapevo.

Mentre nel vento si disperdeva il nostro profumo, io che credevo di sognare, dovetti toccarmi il petto. Avevo il battito immaturo di chi ha inalato il primo respiro.

L’avrei appurato in seguito, che tra le tue braccia… ero come appena nata. I baci sapevano di latte e non mi avresti mai ferita. Avevo perduto la testa perché mi avevi ridato il cuore.

Nessuno ebbe possibilità di capire, nemmeno noi, ma nulla aveva più significato. Avevamo cristallizzato un incontro. Rendendo indelebile la nostra amorevole dedizione, scegliemmo d’essere un Noi per l’eternità.

Dono

INCONTRO

Che regalo sei stato, incantevole sorpresa! Mentre la notte foderava il buio dell’anima e le paure giocavano a mosca cieca con il coraggio, sei arrivato scalzo ed improvvisamente si è sciolto il gelo nella tua stretta premurosa.

Ed io, che credevo di bastarmi. Di non aver bisogno di miracoli. Io che mi facevo così male per sentire che ero viva. Mi spaccavo il cuore nel ricordo di quando un altro lui planava come un dio minore sopra me e senza capacitarmi… perdevo il senso, i capelli, le unghie delle mani.

È stata grande ed inattesa la tua venuta. Un piacevole dono. Il mio candore sopito si è risvegliato con capriole danzanti, come volteggiano i ragazzini d’estate sulle dune sabbiose del Senegal. Vorrei afferrarmi, ma sei dolcemente insistente nel dirigermi le ali e farmi volare.

Non avverto più il richiamo malato del recente passato e come una magia dai contorni sfuocati, si sciolgono i nodi che nella mia mente si tramutano in destini cadenti. Lascito ormai incancrenito di antiche ferite rimarginate. Ed improvvisamente rivivo la giostra della mia giovinezza. I palpiti e le emozioni di venti brucianti tra le gambe. E nuovamente m’innamoro.

Grazie agli occhi che hanno imparato a vedere l’oltre, ho scorto l’inganno eterno sotto la coltre del nulla, per ridonare un senso a ciò che era rimasto di me. Grazie ad un cuore nuovo, in un tumulto di rose e lacrime, ho perso lui… ma ho trovato te.

Philofobia

Fragile Love

E adesso dimmi: <<Come vuoi essere amato? Sei approdato dov’è sgorgato il mio respiro battezzando primavere fiorite al posto della neve. Hai soppesato il fato? Manifestati… prima che l’apprensione mi porti a nozze con una ritirata. Non sono più la donna che pensava in grande e sapeva conservarsi senza veemenza. Le mie fondamenta sono radicate, i piedi hanno imparato a precipitare verso la dolcezza, dove sento questo piacevole sbocciare di carezze e azzurri pensieri d’amore.

Se il mio concedermi al tuo indomito sbattermi dentro alcove di frutti e arbusti floridi sa di sensuale abbandono, è giunto tassativo il tempo delle tue promesse. Dei “ti desidero, ti amo, sei il mio amore, il mio mondo, l’anima, l’alba ed il tramonto”  di cui necessito, per nutrire la coscienza di certezze che non sei un’utopica allucinazione.

Come potrei amarti forte… se ti concedi come colui il quale ha impresso sul corpo e nel cuore ferite sclerotizzate di antiche guerre? La mia saliva, lenisce e rimargina. Il mio sangue rinnova lo scambio cellulare e ristabilisce equilibrio al battito del tuo muscolo cardiaco. Come desideri essere adorato? Tu che mi contempli come un bambino curioso, soffermandoti timoroso sui miei giovani seni lisci come melograni maturi? Suggeriscimi i tempi, prima che il coraggio di restare si blocchi inesorabile innanzi ai tuoi silenzi carichi di irragionevole ansia. Te lo scrivo, giusto perché non si possa mai dire che siamo caduti in un’impulsiva contraddizione.

Ora che sei arrivato e ti sei specchiato nelle acque segrete del mio intimo profondissimo, dimmelo… che non saprai più partire senza portarmi con te. So farmi essenza liquida per ampolle che berrai in onore di questa nuova bellezza. Ti appartengo. Lo hai accettato o credi che persistere nella finzione possa salvarti dall’innamoramento del secolo? E’ una scontata maliziosa bugia quella che vai raccontando, come quando baciandomi resti esangue ed i tuoi occhi luccicano lacrime.

Come vuoi essere amato, da uomo libero o da uomo legato? Domandamelo, prima che le catene si trasformino in lacci di seta e tutto il male che t’hanno impresso sulla pelle cicatrizzi il fuoco di un miracolo d’amore.

Quando vorrai esser perdonato? Prima del tradimento o dopo che avrai confessato? L’amore negato ha già preso forma nella tua mente, quando saprai tollerarlo sarò infinitamente stanca delle tue incertezze. Non lascerò duri il tempo di un orgasmo quel puerile sbigottimento impresso sul tuo volto stanco.

Innanzi all’incanto del calore, se non apri il cuore per donare, resterai penosamente solo. Smarrito in un mondo parallelo, farai dell’autolesionismo il baluardo splendente della tua immensa paura d’amare>>.

Memo per stasera 12 febbraio alle ore 21:30

romanzo ioAmo di Diedolo Stefania
Per chi passasse dal mio blog solo adesso, vi lascio un memo per stasera. Dalle ore 21:30, collegandovi via smartphone, tablet o computer al sito http://www.comoradio.it e cliccando sul rettagolo rosso ASCOLTA LA RADIO ORA, potrete trovarmi ospite con il mio romanzo d’esordio “ioAmo”, nel salotto radiofonico di  Belinda Raffaeli. Parleremo di Donne e d’Amore avvolte dalle note dell’ottima musica italiana che ho personalmente scelto per voi. Sono tantissimi anni che non parlo al pubblico di come si sono incontrate ed amate Enea ed Andrea. Sono emozionata e felice. L’erotismo, la sensualità, la poesia e l’amore di “ioAmo” sono un incendio che lambisce la quotidianità, il verosimile, il desiderio.  Spero la cosa possa riscuotere il vostro interesse, io cercherò di essere il più semplice possibile e di divertirmi. Se non rido di me stessa, che rido a fare? Un bacio agli amici viandanti. Stefania

Critica dal web tratta da Amazon.it di pochi giorni fa: “Storia d’amore bellissima e struggente. La scrittura ricca, creativa e poetica, e poi quotidiana e sublime al tempo stesso, privata ma anche universale ne amplificano la bellezza. Ma la scrittura è anche teneramente nuda e istintiva, per l’intimità e la schiettezza delle descrizioni e per il suo frugare nelle emozioni e nei corpi delle due ragazze. Lo struggimento ne è il risultato”.

Ed io, ancora e per sempre, dico grazie ai lettori.
A stasera.

Erotismo in bilico

Con te è sempre così: zero polvere, zero allergia, zero parole. Con  occhi neri catrame mi hai svestita e poi mandata via. Procedo a piedi scalzi sulla neve, ma non patisco il gelo. Accende la mia intelligenza quel tuo infiammarmi di consueto imbarazzo. Sei così garbatamente crudele nell’impacciata voglia che hai del mio corpo. Quale epoca dovrò attendere per provarti addosso come vento caldo scirocco? L’attesa è un rogo che incendia fuochi pirotecnici nella nostra inventiva, amor mio. Non sognavo d’andar via. No, che non gradivo. Quando il tuo sguardo mi parlerà nuovamente di bisogni dolcissimi e tornerai a nascondere le mani sul fondo di tasche blue jeans, conservami stretta tra fiori e smarrimenti. Se poi si darà il caso che m’amerainon sarà mai un vero peccare con dichiarazione d’intenti o nascondiglio obbligato negli anfratti impauriti del tuo genio. Tu, che argomenti con occhi ridenti e in ogni volteggio di espressioni urli che mi vuoi, non serbarmi a debita distanza. Se persiste il sospetto che potresti anche innamorarti, sopporteremo la finzione che non sarà un tiamo credibile, ma… quanto tempo ancora dovrò attendere per intraprendere l’ascesa? Insinuare le mie cosce morbide tra le tue, tenerti il viso attiguo alle mie labbra rosse, odorare il tuo profumo e leccarti  ogni afflizione? Per quanto tempo ancora devo mandare avanti le lancette dell’orologio, affinché questo alibi diventi amore? Foderati di coraggio e maestria, ti aspetto domani sotto il faggio del lungo viale, che l’oggi è ormai sepolto in cimiteri di erotismi in bilico e rivelazioni nascoste. Lo so che lo sai. Per quanto mi fai desiderare, nel tuo sguardo scuro mi son sorpresa a scorgere le maree azzurre del mio sconfinato bisogno d’amare.

Erotica

EROTICA

Quando penso all’erotismo,
l’immaginazione mi porta a pensieri d’amore,
tra le gambe del torbido più lecito.

Se l’emozione erotica sta al cervello
come il vizio al malcostume,
il gioco erotico esige la luce accesa
tanto quanto il sesso si accontenta della più profonda oscurità.