PALPEGGIAMENTO

toccatina

La scorsa settimana, dopo aver fatto una scintigrafia alla spalla, ho ricevuto scherzosamente una palpata alle natiche dal medico. Considerata l’età e complice la conoscenza che ci lega da qualche anno, non ho avuto il coraggio di mandarlo a quel paese, ma sono rimasta irrimediabilmente infastidita.

Ho giustificato l’istinto irrazionale del soggetto alimentando il dubbio che un Alzheimer galoppante si sia impadronito della sua proverbiale saggezza, benché il sospetto che abbia giocato sporco mi obbligherà a cambiare centro medico.

La pacca sul sedere è considerata un gesto burlone, ma essendo il deretano una zona erogena al pari delle cosce e della scollatura, non può essere sfiorato come capita senza consenso. Figuriamoci se ben effettuata a mano aperta.

Sull’onda del fastidio, che nel corso delle ore successive si è amplificato rendendomi al pari di una zitella isterica, ho appreso che per la Suprema Corte il gesto in sé e per sé sarebbe sufficiente per far scattare il reato di violenza sessuale. Una querela per palpeggiamento in questo caso specifico sarebbe esagerata e poi… come potrei dimostrare la “toccatina”?

Quanto tempo è rimasta adagiata la mano? Il movimento rotatorio dal sotto-basso verso l’alto-reni è stato casuale o voluto? La pressione è stata consistente tanto d’aver la sensazione d’essermi portata a casa la zampa o il tutto è stato innocentemente involontario?

Difficile dimenticare il suo sorriso soddisfatto: una bella combinazione tra la faccia di mio nonno quando riusciva a rubare la cioccolata dalla dispensa e un vecchio compagno delle elementari che mi alzava la gonna per vedermi la mutanda.

Sarà pure un reato, ma sfido chiunque a querelare un palpeggiatore che nemmeno ti aspetti. L’unico vantaggio? Se la voglio mettere sul ridere spero che questa toccata di culo mi porti fortuna.

Quella nella vita non basta mai.

Testamento Biologico: l’Italia è finalmente pronta per una legge?

dnr

Premetto che non ho un buon rapporto con la morte. Avendola vista distruggere le persone che amo, tendo a ignorarla. Ciò nonostante sono da sempre una  sostenitrice della libertà di scelta nella cura dei malati. Qualche giorno fa ho letto una articolo sul Testamento Biologico che se da un lato mi ha fatto ben sperare, dall’altro mi ha creato non poche preoccupazioni.

Dopo il caso Englaro… i partiti avevano promesso una norma sul fine vita entro pochi giorni. Purtroppo son passati anni e siamo ancora al palo. In Italia è sempre complicato legiferare. E’ impensabile riuscire a stilare una legge che conceda il diritto di rinunciare lucidamente alle cure e spegnersi come da decorso naturale della malattia?

Da qualche anno la stessa visione degli italiani sull’argomento è profondamente cambiata. Probabilmente le esperienze vissute a fianco di parenti, ove l’accanimento terapeutico ha reso la morte un evento da procrastinare contro natura… sta risvegliando le coscienze collettive. Non saprei dire.  In ogni caso, se escludiamo i casi più sconcertanti che sono entrati nelle nostre case attraverso i media, in Italia sono a migliaia gli esseri umani che ogni giorno lottano con sofferenza contro malattie inguaribili. Ne conosco alcuni e non sto a spiegarvi lo strazio. Lasciar decidere le persone quali terapie accettare e quando fermare quelle cure che si ritengono sproporzionate se un giorno non potessero più farlo direttamente, non è umano? Da un decennio sono state presentate svariate proposte di legge che puntualmente cadono nel vuoto, nel vizio, nell’ipocrisia. Ma… finalmente da qualche settimana a Montecitorio è approdata una proposta di legge che chiama in causa il TESTAMENTO BIOLOGICO: uno strumento giuridico che ha risvolti sulla vita di ogni persona, ma che ha una valore più ampio relativo alla sfera dei diritti civili.

Nella pratica (così ho letto in quell’articolo), con questa legge si prevede:“ che ogni persona capace di intendere e di volere, in previsione di una futura incapacità di scelta delle cure, possa esprimere il consenso o il rifiuto rispetto ai trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali, attraverso le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Inoltre, ognuno potrà nominare un fiduciario che sia disponibile a parlare con i medici, e per il medico le Dat saranno vincolanti. Ovviamente potranno essere modificate in ogni momento dal paziente e potranno essere disattese dal medico qualora vi siano evidenze scientifiche di progressi non immaginabili al momento della sottoscrizione”.

Mi verrebbe da dire: “eureka”… nonostante un difetto macro: “Se non c’è il testamento chi decide?”.

Il mio è conservato in uno studio legale da oltre dieci anni. Non voglio restare in vita appesa ad un respiratore artificiale nemmeno mezza giornata. Mi auguro, se mai dovesse essere applicato, trovi il consenso della legge… giacché ricordiamocelo: i parlamentari devono rappresentare il volere di noi cittadini e non di loro stessi, delle loro opinioni personali o dei dettami della Chiesa cattolica. Devono soddisfare i bisogni del popolo, le necessità reali e le urgenze di una società che pur avendo dimostrato una pazienza pazzesca, non deve continuamente esser presa a sberle ogni volta che bisogna prendere una decisione per il bene collettivo. Non insistiamo nel toglier dignità a chi sopravvive appeso ad una macchina.  Almeno quella, in un paese che è allo sbando in ogni dove, facciamo uno sforzo e salviamola.

così sia

morte

Esistono risvegli allucinanti, dove chi era lì… vicino a te, cade a terra all’improvviso e muore. Anche se ha solo quarant’anni e un bambino piccolo da crescere. Questo è il mio ennesimo “ciao Simone” di un triennio che non perdona. Da quando faccio i conti con la morte, il mio amare la vita ogni secondo è quintuplicato. Perché è inutile raccontarcela, siamo mere unità di fragili carni, avvolte in spiriti che profumano l’eternità.
#dolore

selvatico

IOTi cercavo tra le rive spoglie del verde lago.  Scrutando lontano attendevo il tuo arrivo.  Sapevo che non potevi essere troppo distante. Nell’aria umida sentivo il tuo odore selvatico. Saresti venuto per amarmi o per uccidermi? Conoscevo la risposta, ma le gambe non si decidevano a portarmi al riparo. Da qualunque parte saresti apparso, mi avresti resa vulnerabile e sottomessa. Dovevo mettermi in sicurezza, ma la paura e il freddo avevano messo in ginocchio la mia intelligenza.
#KARMEL

Cit. romanzo in ideazione

Diedolo Stefania

“Perdo bottoni in ogni dove. I capelli, la saliva. Mi ricucio da sola, ma non stringo mai abbastanza. Gli aghi lasciano cicatrici,  l’alopecia s’allarga, le ghiandole salivari s’infiammano. Quando smetterò di farmi strappare ritroverò il volto smarrito? Non ho più labbra per sussurrare “lasciami andare”. 

Stefania Diedolo, cit. romanzo in ideazione

Lettera alle *persone

*persone: esseri umani in quanto tali, senza distinzione di sesso, età e condizione.
E’ raro incontrarvi sorridenti e sentirmi dire:<<Ciao!>>.
Ogni volta che accade alzo gli occhi e corrispondo con lo sguardo innocente di chi ancora si stupisce della buona educazione. È un evento talmente saltuario che sin da piccola ho imparato a difendermi dalle risposte non ricevute, preferendo il silenzio ai saluti gettati al vento.
Credo sia complicato per voi credere che sono timida. Eppure è una mia caratteristica predominante. Cammino tenendo la testa bassa perché ho estremo pudore d’esser quella che sono; mi vedete le mani sprofondate nei piumini d’inverno e nei blue-jeans d’estate, perché dovete sapere che se le tengo nascoste evito di gesticolare. Da anni mi sono obbligata al controllo per evitare di camminare saltellando sulle punte dei piedi e quando non sono connessa è solo perché vivo nei mondi perduti dei miei pensieri.
Pochissimi di voi sono a conoscenza del perché parlo spudoratamente in fretta: prima termino di asserire e prima ritorno silenziosa da dove sono arrivata per allenarmi a sentire.
Quando son nervosa o stanca mi perseguitano miriadi di tic nervosi. Da bambina il neuropsichiatra disse a mamma che ero  troppo intelligente, io credo abbia confuso il termine e intendesse dire emotivo-delicato-nervoso-sensibile, ma voi non potete immaginarlo. Sapete solo riderne.
Poi accade che m’incontrate al supermercato. Anche se sembro distratta, vi scorgo sussurrare a bassa voce nella mia direzione. Pensate non abbia occhi per vedere e orecchie per sentire? Tutto ciò premesso e assodato che non son fessa,  vi informo che dopo avervi recepiti mi domando se state criticando il mio abbigliamento trendy, il portamento a prima vista altero, il mio nome e tutto ciò che rappresenta o se invece vorreste davvero conoscermi (*scatto d’illusione*).
Perché allora quando mi avvicino  vi arrampicate dentro gli scaffali dandomi di spalle? Nascondete la vostra “bassezza” tra salse di pomodoro acide come il vostro cuore e mi costringete a credere che allora è vero che stavate parlando male?
Essere azzurra, quando ho desiderato sin da bambina esser trasparente, non è mai stato un soddisfacimento. Ma talvolta accade… che qualcuno di voi mi sorprenda intuendo il mio colore naturale. L’istinto è sempre quello di fuggire, ma poi mi lascio andare. Di questa mia timidezza vi chiedo scusa, non ho mai imparato a controllare l’ascesa della lava emotiva.
Ogni tanto individuo i vostri visi conosciuti seduti ai tavolini dei bar, eppure faccio colazione sola, pranzo sola, prendo il caffè sola. Guido per lunghe ore sola, caccio i nodi dalla gola sempre sola.
Probabilmente non riuscireste a credere nemmeno se ve lo confesso che le mie amiche non riempiono le dita di una mano, che mi commuovo innanzi ai bambini, agli anziani e che amo i cani più degli umani.
Dite la verità, non avete pensato d’immaginare che sono una donna che ha sempre fatto fatica. Che nulla mi è stato regalato. Che da oltre ventotto anni mi sveglio tutti i giorni all’alba e dopo dodici ore di lavoro torno a casa per andare a dormire all’ora che molti di voi si preparano per uscire.
Che son talmente emotiva d’aver avuto bisogno di psicoterapia. Che per imparare a difendermi son stata costretta ad erigere attorno al mio carattere la fotocopia del muro che gli stronzi hanno in dotazione senza combattere.
Non potete sapere che quando decido di raggiungere un traguardo non chiedo aiuto a nessuno e organizzo nel dettaglio il mio viaggio solitario. Che per vivere son dovuta prima sopravvivere. Che se mi taglio un polso esce sangue vero, che se sputate al mio passare sanguino senza lasciarlo vedere.
Questa lettera è la riflessione amara di una donna che conosce l’amore.
Vale per me che l’ho scritta con questo cuore. Per voi che mi leggete e fate di sì con la testa, perché vi specchiate nella mia esistenza e pensate che anche per la vostra è perfetta.
Per te che ti senti colpito a muso duro e per il fastidio ovviamente ti brucia il culo. Per tutti coloro che come me soffrono la moltitudine, motivo principe per cui rinasciamo solo nella solitudine.
Essere in tanti avrebbe dovuto rappresentare un privilegio: il vantaggio di conoscerci per migliorarci e istruirci vicendevolmente senza spregio. Le anime belle che invece si rivelano non si contano sulle dita, mentre di feccia faccia da scoregge ne ho trovate talmente tante… da avanzarne anche per la prossima vita.

Menti labili

malattia

Nella mia semplicità ho sempre concepito le tormente come condizioni meteorologiche fatte di tempeste, bufere di neve e turbini. Con il passare degli anni e l’osservazione delle azioni comportamentali degli uomini, ho riconosciuto in tale sostantivo un’assonanza tragica con la fragilità umana: non esiste status peggiore di un animo costantemente in balìa del mal tempo, della malevolenza, dell’astio, dell’afflizione perenne. Si dice che la ciclicità della vita sopisce le tensioni, che prima o dopo tutto avvizzisce, ma non è per niente vero. Chi si edifica con ostinazione ed accanimento sulla presunta perfezione del passato, non riuscirà mai a tollerare i cambi di programma, le metamorfosi e l’evoluzione del presente che volge al futuro. Quando ci s’innamora perdutamente dei propri dolori la mutazione viene percepita come violenza. Anziché identificare le pene come sofferenze da elaborare e risolvere, assumono in escalation impressionante un solo significato: la giustificazione permanente del proprio modo d’essere e d’esistere. Come fossero una scusante che redime, una colpa da restituire ad ogni impercettibile variazione umorale, una disarmonica cancrena appesa con un cappio all’anima quindi non debellabile. Perchè ciò che importa è avere q u a l c o s a  o qualcuno da colpevolizzare. Senza l’alimentazione continua di tale forza psicologica qualsiasi desiderio recondito di distruzione prima o dopo lascerebbe il posto alla quiete. Che tristezza quel q u a l c o s a aggrappato alle spalle come una gobba storpia. Che siano sberle, pugni, male parole o indifferenza, per chi vive imbullonato ai propri macigni… q u a l c o s a è sempre meglio del nulla, con il risultato spaventoso di una società sovraccarica di malati con gravi squilibri nella personalità. Non ho mai avuto timore degli umani come in questo frangente di vita. Sembra un paradosso, ma siamo la specie con la mente più disarmonica dell’universo.
#mentilabili
#soloperpochi

sproloqui

Di umane fatiche periamo,
invischiati in giorni ventosi.
Elettrici.
Arido, il deserto che conquista.
Rasenta i confini
di labbra spolpate
di baci e saliva.

Sottrae l’aggettivo soave
la poesia abortita,
appiattendo nell’affanno
ogni forma d’estasi.
L’ultimo anelato sentire cerebrale.

Umanamente fragili,
preserviamo le piaghe dei piedi
scegliendo di sederci.
Questa stanchezza cronica,
è sintomo esacerbato
di primavere in anticipo
o l’infezione perenne
da encefalomielite mialgica?
Per resuscitare,
sarebbe utile
saper morire.

La sopravvivenza,
nel duello…
è un bisturi
perennemente stanziale
nelle natiche.

Vuoto

sbavatura

Talune solitudini profumano la follia.
Come quando le parole sgorgano stonate e l’inchiostro sbava.
Fogli su fogli a cercare la frase perfetta,
che non esiste… se il rimbombo del vuoto domina la mente.

L’amore violato

Violenza-sulle-donne

C’è stato un tempo in cui, per la felicità d’amare, sono naufragata in alcove di seta e gelosie immotivate di gesta infantili. Era il tempo delle tue mani, la voce che riempiva, la paura di perderti, le ambiguità sottili. C’è stato un tempo in cui sentirmi viva aveva il tuo riflesso, lo scorrere del tempo era insopportabile, i tuoi abbracci erano serrature chiuse a chiave, i baci… voragini senza limiti di sazietà.

Oggi l’amore non ha più sfumature, ma contorni smarcati. La tua voce schiaccia e la paura è adornata da corone di spine. Le tue mani sono sempre ruvide, la tua essenza un fluire arido di distanze precarie. Necessarie.

Ho detto basta allo smarrimento delle dipendenze radicate.
Ho detto basta ai ricatti affettivi.
Ho detto basta all’amore legato.
Costretto. Imbavagliato.
Ho detto basta a te.  Te l’ho detto.

Non puoi costringermi ad amarti se strutturalmente non vesti con il tuo abito migliore il mio cuore. Mi ucciderai per questo? Non temo la morte, sarà solo liberazione dal tuo fiato alcolico dentro i miei polmoni. Se l’amore è bellezza, tu sei il brutto legalizzato da quattro mura domestiche e l’indifferenza generale della famiglia estranea, dei vicini di casa primitivi.

Quante volte ancora l’amore violato mi costringerà all’angolo della vita? Me lo chiedo incessantemente mentre lacrimo e sanguino dignità. Trovare una risposta degna è l’ultimo sforzo che m’impongo per non dimenticare che sono io la stella luminosa, mentre tu resterai in eterno un mediocre buco nero.

Sopravviverti, nella tua incivile violenza, sarà la mia immensa prepotenza. Il siluro feroce di coraggio, sparato da una donna che ha commesso un unico peccato mortale: amarti oltre misura.

Chi è come me, merita il perdono.
Ma chi è come te, merita l’inferno della detenzione a vita.