padre

stef

È puerile cercarti tra le nubi.
Com’è arduo scoprirsi
privi di contraddizioni,
se l’assenza brucia.
Se non fossi volato via in altri mondi
sarei stata una donna straordinaria?
I dispiaceri accumulati
hanno sottomesso il cuore che,
velato da un cielo plumbeo,
non può commuoversi di noi.
Ho il lucchetto ai dotti lacrimali.
Solo nel riflesso di un momento,
in questo mio sguardo stanco,
riluce il bagliore di un instancabile
tormento.

2maggio13

mancanza

 

Esistono giornate, come quella di oggi, in cui il sapore acre della mancanza è più forte del raziocinio. Sarà il cielo plumbeo che promette l’ennesima pioggia, oppure il pensiero del funerale di ieri, a cui non ho voluto partecipare, dove se n’è andata anche la zia Franca: una cugina di mamma, quella che in famiglia ha fatto nascere tutti perché faceva l’ostetrica.

“Non potevo sopportare un’altra sepoltura. Scusami. Però ti ho pensata…”.

Stamane quando è suonata la sveglia avrei desiderato lanciarla fuori dalla finestra, girarmi sul fianco sinistro, abbracciare la magra schiena di mia figlia e sussurrarle che poteva continuare a riposare. Che poteva continuare a sognare.

Invece la vita mi ha di nuovo chiamata,  imponendomi uno scorrere delle ore che non sempre ha i colori che vorrei. La colazione, tè e brioche Kinder Ferrero, la scuola, l’ufficio, i clienti che mancano. Oggi anche il dentista, che detesto. Per poi chiudere la serata nel mio lettone super morbido, dopo aver cucinato, lavato piatti, giocato con Neve e la sua pallina perennemente in bocca, aver affrontato le diecimila domande della rana che è in piena transizione tra il sono piccola, mi fa schifo baciare, sposarmi, avere figli ed il concetto allucinante del perché non mi racconti i tuoi problemi/segreti. Parliamone.

“Perché se ti racconto chi sono, oltre a colei che ti bacia, ti chiama amore, ti coccola e ti sgrida perché non ti impegni a sufficienza in ciò che fai, potresti non riconoscermi, potresti anche tu non amarmi abbastanza”.

Meglio non rischiare con una dodicenne ribelle, ma che per quanto concerne il suo rapportarsi a me è più quadrata di un cubo.  Già, perché il problema non è solo uno: mia figlia è sveglia, mi giudica senza appello e sembra uscita direttamente dall’utero di mia madre.

Mancanza di libertà.
Era tanto che non la avvertivo,
mi fa stare così maledettamente male.

Non lo scrivo per cattiveria, sono di base una donna mite, ma in una vita precedente devo aver necessariamente vissuto segregata. Tale condizione giustificherebbe la mia attuale smania di fuga ed il mio bisogno vitale di sentirmi costantemente libera, senza doveri e responsabilità che mi pesano come una forma di gruviera da un quintale sulla testa.

Questione di egoismo?

Ma papà sta al cimitero. Devo vivere anche per lui. Gliel’ho promesso sul letto di morte che a Giugno lo avrei portato a Serina.

Bene.

Vado io in montagna per conto suo, poi vado al mare, mi vedo tutti i film in proiezione, esco a cena appena posso e prenoto tanti viaggi perché devo vedere le cose del mondo che insieme non abbiamo veduto mai.

Poi devo amare tanto, comprare i semi per far nascere fiori nel suo bel giardino, sorridere appena possibile e convincere mamma che non sono una depravata che si diverte. Sono a lutto come lei. Ho solo deciso che non voglio lasciarmi morire.

Non riesco ad andare al cimitero, non sono brava come mio fratello. Se ci vado, resisto al massimo quarantadue secondi, poi la consapevolezza che lui sta sotto terra e non è vero che è in garage a preparare il pasto caldo per i cani (illusione costante che mi  procuro quando sto in villa da mamma e che mi regala un senso di quiete) mi porta a versare quelle lacrime che per ora sono ancora troppo dense e vischiose per uscire dai miei occhi.

Sono lacrime impantanate. E’ doloroso piangere denso.

Mi mancano tante cose oggi. Anche quelle che qui non posso dire perché questo post non è firmato da Signorasinasce. L’io narrante stavolta è proprio Stefania in prima persona, femminile, singolare.

E’ diverso discorrere della quotidianità agganciandosi ad un racconto, una poesia, un desiderio, un sogno ed il suo risveglio. Si può far viaggiare la fantasia.

Ma oggi vivo di mancanza e la mia unica fantasia è quella di poter vivere serena.

Nel frattempo ho mangiato mezzo chilo di Vannucci al cioccolato, teneri ed assortiti e darei un pezzo del piede che mi hanno operato l’anno scorso per non sentire lo scavo che il mio capo è riuscito a crearmi con due mezze frasi della serie tu sei meno di nessuno.

Già, non sono nessuno. Tranne per chi sono tutto e non ha esitato a ricordarmelo.

Ho scartato anche i Vannucci al cioccolato ripieni di agrumi. Oggi va così, con gli ormoni premestruali galoppanti ed una mancanza che non si può raccontare.

… che non so nemmeno come si potrebbe riuscire a  raccontare.

S.

…riflessi…

abbracciami

Stanotte tremavano le mani, gli occhi e le gambe.
Sono ancora un reperto fragile.
Perdo le parole dalle tasche della mente.

Il mio sguardo riflette l’immagine di una sedia a rotelle
che amplifica il mio bisogno d’essere abbracciata.

“Stringimi forte e dimmi che mi vuoi bene.
Ti prego stringimi più che puoi.
Dimmelo che se anche non son perfetta
non sono il peggio che ti poteva capitare.
Con la testa ti dicevo che ti amavo, che ti amavo,
che ti amavo, che ti amavo.
Ma tu non lo sai.
Non vado dove tu vai.
Non mi siedo dove tu sei.
Ti cerco con gli occhi
e ti osservo,
da dove non puoi capire.

La mia evanescenza non è un caso.
Il garbo ha preso la maleducazione e le male parole
e ne ha fatto polvere di ruggine amaranto.
Sono un senza senso sparso come polline”.

Non si può vivere per sempre.
Vivere così.
La realtà sarà una sedia a correre per gambe vecchie.
Smagrite e chiazzate di ematomi color vinaccia.
Di quel suo profumo antico.
Di mani grandi.

Non so vivere senza.
Negli occhi il ricordo dei tuoi,
colmi di ogni cosa non detta, 
nei miei.