Amica

<<Da quando ti ho incontrata, non ho più timore di essere costantemente sbagliata. Mi è concesso ammettere d’esser fragile, senza per questo perdere la tua amorevole devozione. Se mi giro e ti guardo, so che sei semplice come un raggio di sole. Non avrai mai bisogno di vivere di luce riflessa per splendere in ogni cosa che farai>>.

Amica mia

io e paolaStamane, mentre guidavo per arrivare in ufficio ed il cielo plumbeo accompagnava il mio viaggiare lento, ho visto con gli occhi della mente una scena che non mi aspettavo.
E’ sopraggiunta all’improvviso, non l’ho cercata per un motivo specifico, ma è entrata a braccia tese ed è stata devastante al punto che sono scoppiata letteralmente a piangere. Non lacrimavo così copiosamente da almeno due anni. Misteri dell’anima e della mia indiscussa fragilità emotiva.
Il traffico del mattino è spesso insopportabile. Mentre la pioggia fine sporcava di terra e smog la mia vettura, riflettevo che non mi era servito a nulla spendere quindici euro per farla ripulire lunedì. Un lieve fastidio, nulla di più. Le ragazze erano già al sicuro in classe da almeno mezz’ora. Se il traffico si fosse dato una smossa non avrei timbrato in ritardo. Non avevo fatto nemmeno colazione e sentivo un buco all’altezza dello stomaco che pareva il cratere del vulcano di Stromboli. Sembrava tutto così normale. Poi sei arrivata tu.
“Era il 18 ottobre prossimo venturo ed io attendevo all’aeroporto di Orio al Serio la mia agente che arrivava da Catania. Cadere nel suo abbraccio ed iniziare un pianto infinito è stato un tutt’uno con me che invece stavo ancora alla guida della mia Opel, pioveva, era solo il 1° del mese e non vedevo nemmeno la strada maestra”.
La mia agente è la mia migliore amica. Si chiama Paola e ci vediamo pochissimo. Alcuni miei amici blogger l’hanno conosciuta alla Mondadori di Roma, altri a Brindisi ed a Lecce, altri ancora la conosceranno all’Alveare di Milano ove mi farà da spalla durante una presentazione. Lei si prende in giro in modo ironico definendosi: Paola Platania la più bella che ci sia, ma io le voglio bene e posso affermare che, nonostante negli ultimi anni la vita ci abbia messe continuativamente a dura prova, non ci siamo mai smarrite. Da poco ho scoperto che quando l’amore che mi lega ad un altro essere umano è sgravato da giudizi o fraintendimenti, il pensiero del suo volto amico mi genera una commozione sincera che non riesco a trattenere. Da quasi otto anni (mancan pochi giorni) lei è il mio bicchiere d’acqua calda nello stomaco a lenire e salvaguardare la mia emotività troppo spesso compromessa, ad arginare le mie paure, a spronare i miei ideali. Quanti anni a sentirla solo al telefono. Rarissimi gli incontri. Ogni volta un dilagare di calore, affetto, complicità, cuore. Cara Paola, non ti ho mai scritto pubblicamente, queste pagine non hanno mai avuto in realtà la necessità di dedicarti un ricordo. Ciò che avevo da dirti nel corso dell’ultimo decennio l’ho sempre fatto al telefono e le poche volte che ci siamo potute vivere… de visus, che dirti di più? Che se tu non ci fossi sarebbe tutto maledettamente più complicato. Che drammatico sarà il giorno che il destino m’impedirà d’avere la tua voce al telefono. Che se esistono rapporti speciali che volano oltre l’amore terreno e si nutrono della rispettiva anima, il nostro è della medesima specie. Che in tanti anni sempre in contatto se siamo riuscite a condividere le gioie, abbiamo certamente suddiviso a metà le angosce. La nostra amicizia resta per me il sentimento più nobile che io abbia mai provato. Le avversità l’hanno resa sacra. Ecco perché piango. Perché in qualche modo anche noi siamo sopravvissute. A ciò che ci circonda e successivamente a noi stesse. Oggi ti voglio ricordare con un’immagine che ci scattò quest’anno ad Ostuni la Manzin. Ricordi? <<Madonna quanto son ripide ste scale>>. Mi fai ridere e mi fai piangere insieme. Grazie per tante cose. Troppe. Da non saperle nemmeno scrivere. Ti aspetto a casa, ciao.

non è nemmeno cioccolata

Sono Nutella dipendente. bagno nutella

Lo affermo subito, prima di cominciare a scrivere,  perché non voglio far la parte di quella che finge che potrebbe anche farne a meno. È una sorta di malattia, lo so. Altrimenti non saprei giustificare il mio essere compulsiva, soprattutto quando mi ritrovo in mano il barattolo. Nel 2012 mi ero disintossicata. 9 mesi senza nemmeno incrociarla al supermercato. Cambiavo corsia. Poi il tracollo e di nuovo l’assuefazione. Non so spiegare cosa sia peggio: se il pensarla sul ripiano alto del mobile della cucina o il dubbio che il barattolo possa essere vuoto. In ogni caso soffro. La mia è una battaglia persa che inizia a colazione e termina prima di andare a dormire.
“La voglio, ma mi pento subito di volerla così tanto. La vorrei ed il pensiero mi tortura finché non cedo al bisogno di un cucchiaio da minestra ricolmo. La vorrò… perché ne sono certa che lei, Nutella, resterà una passione da combattere fin quando avrò vita”.
Quando ero una bimbetta delle elementari,  la merenda consisteva in tre michette all’olio – quelle tonde della fornaia Emma, quella che stava dietro un bancone altissimo color verde bottiglia – ripiene di Nutella cremosa e mezzo litro di latte freddo della “Galbani vuol dire fiducia”,  che bevevo direttamente dal tetra pack con la cannuccia che conservavo la domenica dopo esser stata al bar degli Alpini a bere la spuma con mio zio (dal punto di vista sintattico questo pensiero è lunghissimo, lo so, ma quando ripenso a me da piccola non riesco a mettere punti, togliere congiunzioni ed accorciare i periodi,  forse perchè in un attimo mi son ritrovata già grande?).spot nutella

In quei meravigliosi anni dove non possedevo niente, tranne una bici da cross, mangiavo senza sensi di colpa e pace amen. Stavo in petto a Cristo per la serenità.

Perché invece oggi vivo il mio rapporto con questo comune alimento conosciuto in tutto il mondo come un senso di colpa?
Non lo so, non l’ho mai capito e non credo riuscirò a farmene una ragione.
Forse è  l’associazione mentale Nutella = Bambino che mi manda in difensiva ed essendo adulta tendo a consumarla di nascosto perché la ritengo una cosa infantile? Eppure, dallo svezzamento, tutti i cibi che ci vengono propinati dai nostri genitori sono consumabili da che si hanno i primi due incisivi fino a quando saremo costretti a mettere la dentiera. Cos’ha di così diverso la Nutella? Si insiste nel definirla “cioccolata” quando di fatto non lo sarà mai:  è solo una crema  di nocciole, zucchero e cacao. E non è nemmeno così ottima al palato, è di produzione industriale e fa tanto, ma tanto ingrassare. Se ci penso proprio bene, ha pure un retrogusto amarognolo. Eppure io la agogno. Si mormora che la ricetta sia segretissima, ma io resto convinta che, come per tutte le cose inspiegabili del nostro pianeta, contenga qualche amido che da dipendenza. Senza presunzione, so che chi mi sta leggendo in questo istante ed è della famiglia dei fans, fa di sì con la testa e mi capisce visceralmente. Perché la dipendenza da Nutella è un fenomeno sociale inspiegabile. Come Facebook. Come Twitter. Come l’ iPhone, iMac,iPad, iPod. Usi comuni per gusti che accomunano le masse. Ma non voglio divagare.
Tornando alla famosa cioccolata trovo che la sua pubblicità sia talmente intrisa nel tessuto delle case italiane, da far credere alle mamme che dare la Nutella ai propri figli sia cosa buona, calda e salutare.spot-nutella-anni-235892_tn 
Io resterò Nutella dipendente in lotta con la mia testa razionale tutta la vita, oramai sono rovinata, ma so che la cioccolata che amo…tanto buona non è.

È solo buona per il “cuore”. Eh sì, è  una coccola da mille calorie a botta per il colesterolo, ed una meravigliosa carezza per l’anima.