Un ultimo scorcio d’estate…

stefania diedolo

Scusate la latitanza delle ultime settimane, ma sono fuggita al mare fuori stagione.

Non stavo benissimo e, sapendo che gli imminenti impegni autunnali sarebbero stati pressanti, ho rubato alla quotidianità delle giornate solo per me. I pensieri mi consumano. Sofy ha iniziato il Liceo, è felice. Punto. Che sia una svolta e le problematiche legate alla dislessia possano come un miracolo recedere? Non credo proprio, non lo so, non voglio illudermi, non posso cadere ancora nel loop della questione. Come madre, ammetto d’esser molto provata per gli anni delle elementari e delle medie, con i conseguenti esami di fine giugno. Andando e vedendo sperimenterò, ma il mio scoramento è antico. Difficile sradicarlo. E’ simile ad un masso aguzzo conficcato perennemente nella schiena.

Il lavoro in azienda è in continua trasformazione. E’ uscito il nuovo modello di servizio. Non credo reggerò tutto questo bisogno di commerciale, di commerciale, di commerciale. Forte è la sensazione che si sia smarrito il cuore a furia di rincorrere budget e mission. Sono seriamente provata. Posso anche scrivere compromessa, stanca, deficitaria. Auspicherei ad un ritorno alle origini del sistema, ma temo non sarà possibile. La logica mi dice che faccio prima a licenziarmi.

Sono invece quasi pronta per una nuova stagione di parole, presentazioni letterarie e incontri. Tra 4 giorni ho una kermesse letterario-musicale all’Auditorium di Coccaglio in provincia di Brescia. Con me ci saranno tenori, soprani, pianoforte e violini, mentre il 20 ottobre prossimo presenterò i miei romanzi all’Associazione Alveare di Milano.  All’orizzonte sono apparsi nuovi contest: Lecce, Monza, Orzinuovi, con idee sempre nuove e serate emozionali. Mi aspetta ancora un inverno intenso.

Devo fare con calma, altrimenti mi perdo dentro le fatiche ed il cuore ritorna a battere stonato.

In vacanza ho salutato il mare, il sole ed i gabbiani. Ho calpestato la sabbia cercando dentro me spunti di riflessione, storie e avventure a cui dar vita. Il mio attuale sforzo letterario è ben indirizzato e potrebbe vedere la luce già nel 2015.

Ho fatto bagni in acque gelide per non sentire i dolori dell’anima. Mi sono sentita bene e mi sono sentita male. Come ogni qualvolta sto per iniziare un nuovo cammino, mi fanno male i piedi. Ma oggi, che ho capito cosa significa camminare scalza, cerco di non preoccuparmi continuamente di come giungerò a destinazione; se sarò impresentabile, inadeguata, insufficiente. Oggi voglio unicamente continuare questo memorabile viaggio dentro me stessa ed al fianco di coloro che hanno deciso di camminarmi vicina. Spero di non arrivare mai e che tutto continui a fluire come oggi.

Ininterrottamente dalla mia testa… alle dita esili sulla tastiera.

mare

…baci d’altri tempi…

bacio

Quando hai deciso di darmi quel bacio… ho capito che stavo per prendere un’autostrada appena asfaltata e che non sarei più potuta tornare a quell’attimo prima che esiste tra la tensione emotiva e l’abbandono. Un bacio lieve, il tuo, come quelli dei film in bianco e nero nelle pellicole degli anni cinquanta.  In un angolo di mondo remoto, dove fuori da noi tutto andava veloce, hai scelto di fermare il tempo sulle mie labbra e di lasciarci la tua impronta sconosciuta.
Ancora oggi non riesco a non ricordare l’imbarazzo per la “situation comedy” in cui siamo riusciti, senza previsioni alchemiche, ad infilarci. Io, che pensavo a tutto tranne che alla possibilità della tua bocca sulla mia. Tu, che stavi in ansia da tempo e non avevi parole, perché pensavi solo se era il caso di osare. Io, che tutto credevo fuorché d’essere il tuo tipo. Tu, che immaginando ti avrei mollato un cazzotto in pieno volto, hai quasi ondeggiato nel vento prima di porgere la piega naturale del tuo viso verso me. Io, che ho sempre creduto d’essere rigida ed invece non lo sono. Tu che, in un caleidoscopico cielo di emozioni, mi hai fatto perdere il sonno con un bacio vintage da scuola media, modello: Cary Grant e Greta Garbo. Ancora mi vergogno. Per l’ingenuità. La follia. L’urgenza… che tutto pareva essere, tranne il senso comune di “fretta”, bensì un lento danzare fuori tempo, fuori luogo, fuori stagione, fuori dalle case, fuori come i fiori sulle balconate.
Dio che vergogna per l’inconcludenza. L’irresponsabilità. L’imbarazzo del tempo andato per un bacio che invece è rimasto. Tra le pieghe del tuo sorriso. Sulla mia sciarpa di lana.
Siamo anime senza confini. Viviamo alla giornata perché non abbiamo necessità di rassicurarci che ci sarà un domani. Esiste l’oggi. Che è tanto. Che è tutto. Un bacio, per suggellare un patto. Che tutto sarà semplice. Quasi normale. Come camminare vicini. Fare la spesa. Ballare danze latine alla luce della luna. Un bacio alla francese, alla spagnola, alla russa. Un bacio americano. Un bacio made in Italy in una Venezia da bere che mi ha ubriacata prima ancora di arrivare a prendere in mano  il primo bicchiere. Un bacio tra “conosciuti semi-sconosciuti”, con una forma nella mente simile ai palloncini colorati che poi volano via. Alla gaiezza di quando la musica distrae le volontà, il troppo parlare nasconde la timidezza, le lacrime confondono gli stati d’animo, il gianduia si fonde con la crema pasticcera e trasforma una torta speciale in un substrato di crema a delinquere per il colesterolo.
Che bacio inenarrabile. Forte della timidezza che ha permeato il suo sviluppo, ha invaso senza chiedere perché e per come. E mentre nel dopo,  abbiamo continuato a vivere come personaggi di un fumetto, la vita ci ha regalato ore buie e spaventose o nuovi capitoli di avventure e giochi da reinventare. Perchè ciò che conta è l’essere, non l’apparire. Perchè la commedia di maschere ed abiti d’epoca è giusto lasciarla ai teatranti.
Il primo bacio è un furto, dice Ramón Gómez de la Serna, Greguerías, 1917/60
Io dico che il primo bacio è “un numero primo“. Di una lunga serie che ti rallegrerà la vita fino al matrimonio. Quelli che vengono dopo sono tutta un’altra storia. Ora, se dobbiamo parlare dei baci di quando ci si sposa, la mia storia potrebbe iniziare così: è stato quando hai deciso di darmi quell’ultimo bacio… che son tornata finalmente a vivere

libera

Lei: “Penso sempre a te”. Lui: “Io mai, per questo ci compensiamo”.

Comunicato per l’Anima

 

anima

Stasera le ho parlato di te. Non sapevo come iniziare, poi il tuo nome è scivolato tra le pieghe di un discorso e come aria fresca hai allargato il cielo. Mi uscivi dalle labbra come un perdono atteso da un’eternità di colpe taciute, mentre i corridoi attorno a me si riempivano di farfalle e corolle. Il mondo passava attraverso le parole che sanno di noi, dentro i ricami argentati della tua innocente esultanza, sopra le alluvioni dei rischi che insieme abbiamo scampato. Le ho parlato di te. Credimi.
Le ho detto che sei un movimento travolgente, un abbraccio rotondo,  un mistero racchiuso in una custodia di cartone a forma di sole. Che sei il bello del bello, un palloncino rosso d’elio, un bacio nella notte, un quadrifoglio.
Mentre narravo,  i corridoi della mia mente sono divenuti distese sconfinate di rose e girasoli, tulipani, iris e gelsomini. Mentre osavo, il cosmico universale ti ha festeggiato piovendo stelle a dirotto. Le ho detto che stai sempre a mezzo metro dal mio cuore. Ed ora che anche l’Anima sa… come mi piacerebbe poterti amare.

Tre passi… o qualcosa di più

 

3passi

Tenera è la notte,
l’incenso bruciava aromi antichi
e mia serenità diventava oro.
Il vento spostava le tende della finestra
mentre i sapori del mare facevano da eco
al mio risveglio sempre agitato.
Teso ed avvolgente.
Come un abbraccio inaspettato.
Come un calice di vino rosso sorseggiato a colazione.

La luna ritorna come ogni estate
a far l’amore nel mare.
Nel buio delle onde e nel verde
dei miei occhi una luce ha sussurrato
“vivi” ed io l’ho seguita. Rapita.
Sono prigioniera della brama di vita.
Faccio l’amore con la felicità e respiro
profumi di ambra e marmellate di fragole.

Generosa è la notte,
le essenze danzano nell’aria tanghi e tamurè.
Io sono solo una melodia.
Suonata senza posa so trasformare
il silenzio delle perdute parole in cori d’archi,
incidere un pentagramma con gocce di saliva.
Incantevole è la notte.
Nessun sogno è troppo lontano.
Nessun bisogno è mai troppo solo.

“tre passi verso le stelle, fino a sfiorarle, tre passi per avvicinarle”.