La morale è… che non c’è nessuna favola

amicizia

Esistono persone che senza motivo apparente prendono e se ne vanno. Prima arrivano come dei tornado, riempiono ogni ansa, succhiano ogni possibile poesia, affetto e confidenza e poi si dileguano come la nebbia. Prima d’esser la donna che son diventata, avrei fatto carte false per trattenerle nella mia vita, capire, lenire o medicare il possibile danno. Sono sempre stata fragile sull’argomento. Oggi non lo sono più. Da molti anni non cerco niente e nessuno, chi viene a me trova sempre la porta aperta, la medesima che ritrova quando decide d’andarsene. I tempi cambiano, l’età della maturità avanza e il concetto del chiedere “cosa sta succedendo?” mi irrita ancor più dell’assenza stessa, che invece può essere un nuovo bisogno, l’inizio di una velata consapevolezza. Direte: che persone sono? E poi penserete: non ci resta male almeno un poco? E ancora: se ci tenevi non potevi farti viva tu? Vi risponderei che tali riflessioni non hanno senso e non funzionano da correttore perché ogni problematica di relazione, che porta ad un allontanamento, misura come quel rapporto sia stato sbagliato sin dalla base. Sarebbe solo tempo perso in attesa di una nuova circostanza ove l’identica modalità troverebbe terreno fertile per esser riproposta. Nessuno che ti stima e ti vuole bene veramente se ne va senza darti una spiegazione. Quando accade che ci si perde e nessuno fa nulla per ritrovarsi significa che sono venute meno le motivazioni, si sono logorati gli equilibri e la verità finalmente è venuta a galla. Non era amicizia, ma solo interesse.
Interesse? Sì, ed è meglio evitare di farsi troppe domande cercando di comprenderne la tipologia. Quando la sopraggiunta paura di esserci supera la voglia di trattenersi….ça va sans dire… è molto meglio non essersi mai conosciuti.

A voi che leggete ed alle vostre amicizie scomparse nel nulla: lo sapevate che un giorno avreste smesso di parlare e vi sareste persi? Io me lo aspettavo. I ragionamenti posso anche sbagliarli, ma le sensazioni non mi hanno mai tradita.

Vi presento Rocher

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ROCHER 1

Si chiama Brooklyn Rocher, è un Cocker Spanish Inglese di due mesi e da sabato 19 marzo vive a casa con noi. In famiglia avevamo già Neve, stessa razza, dieci anni, ma dopo qualche mese di riflessione abbiamo aperto le porte ad un nuovo amico. L’idea di allargare la famiglia è stata di Sofia, mia figlia, ma son certa che dietro le sue ottime intenzioni si cela l’energia di mio padre. Lui amava i cani da caccia, ne aveva cinque e se tanti anni fa  Neve è entrato nella nostra vita è stato proprio grazie a papà, che con la scusa di  accompagnarmi in un allevamento a vedere dei cuccioli, mi convinse poi a tornare a casa con il primo cane della mia vita. In questo blog ho dedicato molto spazio alla morte di mio padre, la sua assenza è un dolore che non riesco a superare nonostante tutti i miei sforzi e il tempo che dovrebbe essere complice. Con onestà confesso pubblicamente che la sua dipartita mi ha completamente trasformata, sono diventata meno rigida, meno perfezionista, ho imparato a vivere alla giornata e mi commuovo innanzi a tutto ciò che arriva dalla natura. Ho imparato a distinguere le cose che hanno valore dalle cose superficiali, ho imparato a scegliere, a conservarmi, a difendermi. Avrei voluto vivere di più mio padre. Mi sento in colpa per le volte che la vita mi ha portata lontana da lui, ma in questi giorni sono certa che il suo spirito, ovunque sia, frema di felicità. Rocher è anche un po’ per te papà. Attraverso il ricordo del tuo amore per gli animali, ti cerco in loro e mi sento più serena.

Punto Fermo

arte di scrivere
Questo post di stamane vuole essere un GRAZIE per ieri sera. 260mila radio ascoltatori connessi durante la presentazione del libro “ioAmo” di Stefania Diedolo sulla radio web di Comoradio International, ha fatto vibrare l’anima a noi che eravamo in onda ed a tutta la sede della radio stessa. Se penso che sulla RAI gli italiani avevano Sanremo, andava in onda Masterchef ed in anteprima assoluta, con ben due giorni di anticipo, in tutte le sale cinematografiche italiane hanno proiettato “50 sfumature di grigio”, chi ha deciso di ascoltare ciò che avevo da dire mi ha solo fatto un grandissimo regalo. Garantisco che durante l’oltre ora e mezza di diretta, ho lasciato parlare solo il cuore. Spero di avervi restituito almeno in parte tutta la vostra devozione. Grazie Belinda Raffaeli per l’invito, la splendida conduzione, la tua amicizia sincera e grazie a Giorgio Todisco per la regia.

Che notte gente, non ho chiuso occhio per l’adrenalina. Ma essendo una donna che fa le cose seriamente senza prendersi mai troppo sul serio, quest’oggi indosserò subitissimo i miei panni da bancaria per caso perché la realtà resta quella che mi circonda. Svegliare un sogno non significa perderlo. Sapere di poterlo rendere reale ogni qualvolta me ne viene data l’opportunità è un grande privilegio per il quale sono grata alla vita ed agli amici.

Amica

<<Da quando ti ho incontrata, non ho più timore di essere costantemente sbagliata. Mi è concesso ammettere d’esser fragile, senza per questo perdere la tua amorevole devozione. Se mi giro e ti guardo, so che sei semplice come un raggio di sole. Non avrai mai bisogno di vivere di luce riflessa per splendere in ogni cosa che farai>>.

Amica mia

io e paolaStamane, mentre guidavo per arrivare in ufficio ed il cielo plumbeo accompagnava il mio viaggiare lento, ho visto con gli occhi della mente una scena che non mi aspettavo.
E’ sopraggiunta all’improvviso, non l’ho cercata per un motivo specifico, ma è entrata a braccia tese ed è stata devastante al punto che sono scoppiata letteralmente a piangere. Non lacrimavo così copiosamente da almeno due anni. Misteri dell’anima e della mia indiscussa fragilità emotiva.
Il traffico del mattino è spesso insopportabile. Mentre la pioggia fine sporcava di terra e smog la mia vettura, riflettevo che non mi era servito a nulla spendere quindici euro per farla ripulire lunedì. Un lieve fastidio, nulla di più. Le ragazze erano già al sicuro in classe da almeno mezz’ora. Se il traffico si fosse dato una smossa non avrei timbrato in ritardo. Non avevo fatto nemmeno colazione e sentivo un buco all’altezza dello stomaco che pareva il cratere del vulcano di Stromboli. Sembrava tutto così normale. Poi sei arrivata tu.
“Era il 18 ottobre prossimo venturo ed io attendevo all’aeroporto di Orio al Serio la mia agente che arrivava da Catania. Cadere nel suo abbraccio ed iniziare un pianto infinito è stato un tutt’uno con me che invece stavo ancora alla guida della mia Opel, pioveva, era solo il 1° del mese e non vedevo nemmeno la strada maestra”.
La mia agente è la mia migliore amica. Si chiama Paola e ci vediamo pochissimo. Alcuni miei amici blogger l’hanno conosciuta alla Mondadori di Roma, altri a Brindisi ed a Lecce, altri ancora la conosceranno all’Alveare di Milano ove mi farà da spalla durante una presentazione. Lei si prende in giro in modo ironico definendosi: Paola Platania la più bella che ci sia, ma io le voglio bene e posso affermare che, nonostante negli ultimi anni la vita ci abbia messe continuativamente a dura prova, non ci siamo mai smarrite. Da poco ho scoperto che quando l’amore che mi lega ad un altro essere umano è sgravato da giudizi o fraintendimenti, il pensiero del suo volto amico mi genera una commozione sincera che non riesco a trattenere. Da quasi otto anni (mancan pochi giorni) lei è il mio bicchiere d’acqua calda nello stomaco a lenire e salvaguardare la mia emotività troppo spesso compromessa, ad arginare le mie paure, a spronare i miei ideali. Quanti anni a sentirla solo al telefono. Rarissimi gli incontri. Ogni volta un dilagare di calore, affetto, complicità, cuore. Cara Paola, non ti ho mai scritto pubblicamente, queste pagine non hanno mai avuto in realtà la necessità di dedicarti un ricordo. Ciò che avevo da dirti nel corso dell’ultimo decennio l’ho sempre fatto al telefono e le poche volte che ci siamo potute vivere… de visus, che dirti di più? Che se tu non ci fossi sarebbe tutto maledettamente più complicato. Che drammatico sarà il giorno che il destino m’impedirà d’avere la tua voce al telefono. Che se esistono rapporti speciali che volano oltre l’amore terreno e si nutrono della rispettiva anima, il nostro è della medesima specie. Che in tanti anni sempre in contatto se siamo riuscite a condividere le gioie, abbiamo certamente suddiviso a metà le angosce. La nostra amicizia resta per me il sentimento più nobile che io abbia mai provato. Le avversità l’hanno resa sacra. Ecco perché piango. Perché in qualche modo anche noi siamo sopravvissute. A ciò che ci circonda e successivamente a noi stesse. Oggi ti voglio ricordare con un’immagine che ci scattò quest’anno ad Ostuni la Manzin. Ricordi? <<Madonna quanto son ripide ste scale>>. Mi fai ridere e mi fai piangere insieme. Grazie per tante cose. Troppe. Da non saperle nemmeno scrivere. Ti aspetto a casa, ciao.

Ricordo presentazione romana dell’8 marzo 2014

Se l’appuntamento letterario in capitale si è rivelato un balsamo per il cuore, è tutto merito di wordpress. Sapevo sarebbe stata una trasferta difficile. La più complicata tra tutte quelle in programmazione. Organizzare presentazioni letterarie lontano da casa, senza l’appoggio di associazioni culturali, è un vero salto nel vuoto. Il volo invece, si è rivelato dolce e caldo come l’abbraccio di una madre. Raccontare la storia che avevo promesso è stato possibile grazie all’affettuosa presenza dei blogger di questa piattaforma. Oltre ad allegare qualche foto della serata, ho l’urgenza di raccontarvi della loro unicità e di cosa abbiamo condiviso insieme. Lo farò citandoli uno ad uno.

Parto con la prima in ordine di apparizione, la dolce Isabella Scotti. Lei è esattamente come l’avevo immaginata: materna ed affettuosa. Si è presentata in via Piave accompagnata dal marito e poterla abbracciare è stato commovente. Isabella è identica a come “arriva” per il tramite delle sue parole. E’ stato lieve sentire i suoi capelli nel mio collo mentre la stringevo. Ed è una sensazione ancor più di pienezza sapere che pur nella distanza c’è una famiglia come la sua che mi ricorda con affetto.

Nel frattempo da una buona mezz’ora in libreria s’aggirava la nostra amica Maria Suma. Le foto che vedete in allegato sono frutto della sua arte. Lei ha uno sguardo che coglie l’essenziale e come una magia trasforma in immagine ciò che a fatica si crede di vedere. La Nikon, che ha sempre tra le mani, sta a lei come le Nike stanno ai suoi piedi. Se necessitate di un occhio alternativo e professionale alla visione del mondo, tuffatevi nel suo blog, scoprirete sfumature che calmano e sprigionano energia.

Max ed Elisabetta sono arrivati insieme. Max è alto, alternativo, divertente. Ha una voce pazzesca: calda e profonda. Mi sono tuffata nel suo sorriso e nei suoi occhi con la fame di chi cerca, in una persona colta, risposte e rassicurazioni. Lui è un uomo che possiede carisma e cultura, lo sguardo complice di un amico, l’affetto vero di chi crede ancora nelle persone. Lui è Max. A tratti indescrivile. Una vera pennellata di colore.

Elisabetta è entrata da poco nella mia vita virtuale per il tramite di Roberto di cui vi parlerò dopo. Ha un viso intelligente, acume e quell’impronta professionale di chi, con poche parole ed uno sguardo lungo, sa arrivare dentro nel profondo con estrema facilità. Io e lei siamo accumunate da Michael Nyman e la colonna sonora della pellicola cinematografica Lezioni di Piano. Se leggerete “Bocca di lupa”, scoprirete il perchè.

Roberto, detto Erre, ha ben 10 anni in meno di me ed è un bellissimo ragazzo. Non ho ben capito perchè non si è lasciato fotografare, ma bisogna informare tutte le sue fans che ha dalla sua, oltre che un’ottima padronanza di linguaggio e creatività letteraria, un’ironia simpaticissima che lo contraddistingue e lo rende alquanto fascinoso. So che per queste mie parole si arrabbierà moltissimo, ma io non posso fingere di non aver visto il suo sorriso. Ha promesso che entro fine anno scriverà un romanzo. Io faccio il tifo per lui.

A metà presentazione è arrivata la poetessa: Annarita Borrelli. Avevo letto alcune sue liriche tramite un social network e Maria Suma l’ha invitata in via Piave. Lei ha occhi grandi in cui se ti specchi rischi di cadere in profondità difficili da sondare. Lei ha nella sua voce il fuoco di chi si ostina a cercare la luce anche al buio. Annarita è un anima che ti guarda e ti beve, la densità è la sua carta d’identità.

A Roma non ho fatto una vera presentazione letteraria, ho condiviso un salotto con i miei amici blogger. Non posso essere più felice. Grazie a tutti per il calore che mi avete donato. Spero vivamente di avervi lasciato qualcosa di mio, giacchè mi son portata a casa i vostri baci, le vostre strette di mano, gli abbracci e tutta la meravigliosa sensazione di profondità dei vostri sguardi posati immobili su di me.

Ecco a voi alcune immagini, il resto dell’album potete visionarlo qui.

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Galleria immagini presentazione letteraria 24 novembre 2013 Mondadori ex teatro Diana, Catania

Stefania Diedolo e Fonzie Brancato

Stefania Diedolo e Fonzie Brancato

Gaia Montagna, Stefania Diedolo e Paola Platania

Gaia Montagna (giornalista) - intervista Stefania Diedolo

Gaia Montagna (giornalista) – intervista Stefania Diedolo

Romanzo Bocca di Lupa

Romanzo Bocca di Lupa

Pubblico Libreria Mondadori
Pubblico Libreria Mondadori

Eccomi, sono ritornata. Prima di qualsiasi altra considerazione ho pensato bene di donarvi una galleria d’immagini a testimonianza di quanto andrò a dire perchè tutto già traspare dai miei sorrisi, dal mio volto a tratti segnato, ma felice. Amo la Sicilia. Ho fatto un viaggio indimenticabile dove sono certa di aver ricevuto di più di quanto ho donato, dove ho ritrovato parti di me stessa che avevo smarrito ed ho portato a casa, insieme alle paste di mandorla, il denso calore dell’anima che in “patria lombarda” fatico a sentire. L’amorevolezza di questo popolo ha risvegliato nel mio profondo un desiderio di complicità e voglia d’amicizia che non sentivo da tempo, presa come sono a vivere nel mio universo di cartone, di corse infinite, stelle cadenti e solitudini di giornate nere senza fine. Grazie Gaia Montagna, giornalista entusiasta dal grande cuore, grazie a Fonzie Brancato, editore che fa le cose seriamente senza prendersi mai troppo sul serio e grazie a Paola Platania, l’agente-amica che ogni volta sa bene cosa farmi trovare appena varcata la soglia di casa sua: l’abbraccio più grande che c’è. Catania, una terra viva come la montagna che la ospita, calda come la lava dell’Etna, indimenticabile come i sorrisi della sua gente.
Cit. Bocca di Lupa… “i siciliani, gente che sa parlare come gli angeli senza dir parole”. Finalmente mi sento bene. Papà, nei miei occhi sei mancato solo tu.

autografi

autografi

I sorrisi più veri...

I sorrisi più veri…

 

Galleria immagini completa presentazione letteraria “Bocca di Lupa” del 24/11/2013 presso Mondadori Catania ex teatro Diana

Raccontami una storia

favole

Tu mi chiedi sempre di raccontarti una storia. Lo fai da quando ti ho conosciuta qualche anno fa. Tu. Un’amica per caso. Nonostante tutto quanto mi è accaduto nell’ultimo anno e quanto è accaduto a te. Siamo rimaste un po’… anche per noi.

Una storia.
Non posso non accontentarti, non so dirti di no.
Eccola.

“Qualche anno fa, in prossimità del grande fiume, viveva una donna con una bambina. La loro solitudine era loro forza. La loro simbiosi il perno dell’esistenza di entrambe. Tutto scivolava lieve come le acque pulite in cui la piccola soleva tuffarsi nei pomeriggi d’estate. Nulla minava le loro vite tranquille. Non mancava il pane sulla tavola. Non mancava l’amore. Una domenica mattina bussò alla loro porta un mendicante zoppo, sporco e senza un orecchio. Chiedeva un obolo in cambio di una bottiglietta contenente miele di manuka. <<Potrà servirle il prossimo inverno signora. L’umido del fiume certamente creerà alla piccola tosse e raucedine>>. La donna lo cacciò con una scopa di saggina, ma la bambina chiese alla madre di comprare quel miele spiegandole che il vecchio aveva ragione. Mai dire mai, sarebbe potuto occorrere.  La donna, che non contraddiceva mai i pensieri della figlia, comprò la bottiglietta che venne riposta nel mobiletto alto della cucina. Quell’inverno la bambina contrasse una brutta polmonite e venne ricoverata dopo settimane di febbre alta e convulsioni presso una piccola struttura ospedaliera della zona. Nonostante le cure non migliorava e sembrava peggiorare ogni giorno di più. Un pomeriggio, mentre la madre era a casa a preparare una minestra con le patate,  che poi avrebbe portato in ospedale alla figlia,  bussò alla porta il vecchio macilento dell’estate precedente. <<So che sua figlia sta male. Le faccia bere il miele di manuka che le ho venduto qualche mese fa. Entro tre giorni recupererà forza e vigore>>.

<<Ma tu chi sei?>>.

<<Un uomo>>.

La donna non si soffermò oltre sul dire del vecchio, prese la bottiglietta dal mobile della cucina e corse in ospedale. La bambina stava sempre peggio. Con pazienza e cura diede un cucchiaino di miele alla figlia ad ogni scoccare dell’ora per oltre sessanta ore consecutive fino a quando la febbre sparì, la piccola venne dichiarata fuori pericolo e poté ritornare nella casa vicino al grande fiume.

Cara amica mia, ora tu mi dirai: <<Che storia stupida è mai questa? Come si può guarire solo con del miele?>>. Hai perfettamente ragione. La bambina non è guarita grazie al miele, ma perché il suo destino non era ancora compiuto ed è sopravvissuta grazie alle cure mediche.

E quindi?
Quindi niente.

Oggi ho capito che l’uomo crede più facilmente vero ciò che preferisce sia vero.

Volevo dirtelo così.

Ciao

S