Cuore attento

panchina

Stamane ti rivedo su quella panchina.
Sorridente avresti voluto di più,
ma gli sguardi della gente
ci hanno trattenuto le mani.
Languido il momento,
denso di umidità rurale.
Ti avrei  morso il cuore con le labbra,
succhiato il brillio di sudore
all’attaccatura del collo.
Che ho accarezzato segretamente,
sul crepuscolo della notte.
Laddove il mondo va al contrario
io sono dritta e calma innanzi a te.
Non tremare, non mi sposto.
Sei un campo di gravità inesauribile.
Trascorsa l’ora convenuta
siamo andati nella stessa direzione,
con quel nostro incedere lento.
La testa sempre più lieve.
Il cuore sempre più attento.

in altro luogo

STEFANIA DIEDOLO

È lunedì,  il tempo sembra non aver pietà.
Dalle finestre  la prima nebbia
ignora il mio cambio di stagione,
questo lento scivolare verso rughe
mai conosciute prima.
Maschero il corpo  e denudo lo spirito.
Mentre tutti  giocano in difesa,
io che ho finalmente
fatto a pezzi l’armatura,
sono oltre me.

Confesso

scrivereQuando scrivevo “Bocca di lupa” non ho mai pensato al dopo. Avrei semplicemente voluto non finisse mai. Oggi, che il seguito della storia ha ripreso a vivere nella mia sfera creativa, sostenere il peso di tutto (aspettative, tempi, pathos, idee) è umanamente faticoso. I personaggi si affastellano nella mente confondendomi il presente. L’anima ferita torna a farmi male da morire, mentre le vicende… sussurrano per bocca dei protagonisti ad ogni ora del giorno e della notte lasciandomi con la perenne sensazione d’essere ingolfata. “Risultanze: languo suo blog, sono assente, stanca, asociale. Incarno con dovizia di particolari il modello mostro-orso. Spesso piango, rido, vado via. Sto sola”. Dicono che per scrivere bisogna essere d’acciaio, è invece la mia fragilità a riordinare pensieri ed emozioni. La coerenza a guidare le dita sulla tastiera. La delicatezza a creare i profili psicologici. Essere sbranati vivi dai propri personaggi è un rischio in itinere. Io non ne sono mai stata immune. Anzi…“mi stanno scarnificando e nessuno può fermarli, solo io. Sono vampira di me stessa”. La follia del vivere è insita nelle pieghe della mente, come nelle parole sulla carta. Il vero dramma è che ogni volta m’innamoro. Li desidero tutti, uno ad uno. Di un amore cerebrale denso e corposo. Alcuni di loro vorrei tenerli tra le braccia, ma non ci sono. La sofferenza che ne deriva è un “falso in atto”. Reale il dolore, immateriali i cuori da me così tanto amati. “Si può rasentare il dramma umano innanzi all’arte che diviene fonte di vita?”. Come tutti i veri artisti, quand’anche mai dovessi conoscer la gloria della fama, morirò d a n n a ta. Costretta a sopravvivere tra il concetto di realtà e ciò che inesorabilmente sussurra, gode e vive solo nella mia testa.

La mia anima è diversamente abile

diversamente abileViviamo giorni vuoti, immutabili, in successione a giorni straripanti, intensi e ansiosi. Notti d’insonnia tetra e notti d’amori penetranti. Dicono sia la quotidianità. Poi esistono giorni formalmente ordinari, in cui dal nulla cascano batoste in testa e dici che sei stato proprio insensato a restar inerme sotto un fatiscente palazzo traballante. Spostarsi era imperativo, ma non scontato. Quando accadono i fatti della vita che chiamiamo imprevisti, il più delle volte li abbiamo avvertiti ancor prima del loro manifestarsi. È la fiducia ad alimentare l’attesa che le cose possano migliorare. Ma alcune tegole prese a piombo, possono lacerare mortalmente. Allora ci si rinnova. Cambiano gli umori, le persone a cui dare speranza, la disponibilità, le risorse. Si corregge il cuore. Nonostante i colori filtrino apparentemente uguali, in verità nascono sfumature nuove. Per strada impallidiscono le anime che non ci meritano e decidiamo di non voltarci più. E già sappiamo sarà un moto irreversibile. Un istinto di sopravvivenza. Come il neonato che cerca ad occhi chiusi il capezzolo della madre. Tiriamo dritto perché una volta individuato è il punto di rottura a dare il via alla realtà della sorte. C’è chi sa volare, chi sa amare, chi sa innervosire, chi prega, chi si nutre d’invidia, chi vive e lascia vivere. Chi coltiva fiori, chi distrugge le intenzioni. E chi, come me, sa ancora sognare. Poi c’è chi si vomita sui piedi da solo ed ha l’arroganza di chiedere chi ha osato imbrattarlo. Ognuno è quel che è. La mia anima è differente. Sono diversamente abile.

Amica

<<Da quando ti ho incontrata, non ho più timore di essere costantemente sbagliata. Mi è concesso ammettere d’esser fragile, senza per questo perdere la tua amorevole devozione. Se mi giro e ti guardo, so che sei semplice come un raggio di sole. Non avrai mai bisogno di vivere di luce riflessa per splendere in ogni cosa che farai>>.

Non siamo niente

donna-bambina con la valigiaRientrare da un viaggio e tenersi addosso tutto… è un’esclusiva della mia audacia. Se mi scruto riflessa nella vetrina di un negozio con la valigia in una mano, nell’altra porto volti, sorrisi, magliette, pensieri. Il vento, solo il vento non l’ho mai saputo veramente tener stretto. Quella mutabilità che da sempre urla dal di dentro e mi cambia i battiti, fluisce veloce verso il sangue, porta inferni di pioggia ed improvvisi paradisi. Ho pensieri che precipitano veloci, senza tregua. Risposte più del dovuto. Domande smarrite tra le pieghe della logica svenduta. La valigia pesa, la vita è una danza e noi non siamo niente. Un niente che mai potrà restare chiuso in questa stanza. Mi guardo le mani magre, i bracciali di pietra di luce, i piedi scalzi. Sono ancora io. Un’altra volta. Sulle spalle un destino che spinge. Nel petto i rumori di un silenzio che illude e raggi di un flebile sole che la vita ostinata dipinge.pesi

Comunicato per l’Anima

 

anima

Stasera le ho parlato di te. Non sapevo come iniziare, poi il tuo nome è scivolato tra le pieghe di un discorso e come aria fresca hai allargato il cielo. Mi uscivi dalle labbra come un perdono atteso da un’eternità di colpe taciute, mentre i corridoi attorno a me si riempivano di farfalle e corolle. Il mondo passava attraverso le parole che sanno di noi, dentro i ricami argentati della tua innocente esultanza, sopra le alluvioni dei rischi che insieme abbiamo scampato. Le ho parlato di te. Credimi.
Le ho detto che sei un movimento travolgente, un abbraccio rotondo,  un mistero racchiuso in una custodia di cartone a forma di sole. Che sei il bello del bello, un palloncino rosso d’elio, un bacio nella notte, un quadrifoglio.
Mentre narravo,  i corridoi della mia mente sono divenuti distese sconfinate di rose e girasoli, tulipani, iris e gelsomini. Mentre osavo, il cosmico universale ti ha festeggiato piovendo stelle a dirotto. Le ho detto che stai sempre a mezzo metro dal mio cuore. Ed ora che anche l’Anima sa… come mi piacerebbe poterti amare.

stato di fatto

 

stato di fatto

È lieve il male,

contrasta in modo stonato

con l’emotività accesa

che a tratti striscia sotto il derma. 

Delicatamente tenta la scalata.

Ma io sono un campo di conflitti.

Non c’è più nulla che può guastarmi. 

Sono stata trafitta ovunque.

Ho spalle generose.

Il cuore fragile.

La testa introspettiva.

Le mani calde.

L’anima sempre più smisurata.