Esprimi un destino

lampada-di-aladino

Sabato83 mi ha invitata a parlare di desiderio, mentre Pj del destino. Non so il perchè, ma nella mia memoria storica i due termini viaggiano all’unisono. Forse perchè un giorno si sono incontrati ed io li ho legati con una catena di seta?

“Quanto tempo è trascorso da allora? Mezza vita. Ricordo che ti guardavo di nascosto dalla finestra della cucina mentre, senza maglietta, restavi fino a tardi a picconare lo steccato. Mi tremavano le mani e per la tensione facevo cadere i bicchieri. Con mia madre che rideva fingevo d’esser stanca, ma appena mi era possibile insistevo nell’osservare la tua vigorosa prestanza fisica. Una sera d’estate, nel girarti a controllare la legna sotto il portico, mi hai percepita e ti sei bloccato per scrutarmi nell’oscurità. Con lentezza esasperante ti sei acceso una Marlboro ed hai abbozzato un sorriso turbato. Fu in quell’esatto momento che capii cosa fosse il desiderio. Non mossi un muscolo; ero pietrificata, mentre il cuore pompava verso il basso il poco sangue che mi era rimasto. Era evidente che le tue spalle mi attraevano più della vergogna d’esser scoperta. Facevo in modo di non perdere una sola goccia di sudore che t’imperlava la fronte o il bordo cintura allentato che tagliava il mio sguardo indecente ad altezza glutei. Tu sapevi che avrei voluto affondare le mani nelle tasche dei tuoi blue jeans sbiaditi, passarti il dito sul labbro arricciato, parlarti senza fatica, credere che ci stavamo incontrando per caso e che poi tu mi avresti baciata per davvero. Avrei voluto venire a lezione d’amore in un tuo abbraccio stretto, dentro il tempo che non si lascia misurare, nei segreti che nessuno avrebbe avuto l’ardire di svelare. Lo sapevi, ma per un maledetto inganno temporale non è mai avvenuto nulla. Quando oggi ti incrocio ci studiamo con la medesima esitazione, poi ognuno prosegue per la propria strada. Tu col tuo bastone d’argento e la gamba rigida, io col mio cane. A me resta sempre un luccichio nello sguardo e il sorriso inebetito di chi aveva compreso quanto il gioco fosse reale. Ma trent’anni di differenza erano più del dovuto. Ci sarebbe bastato cogliere la sostanza di un solo attimo?

Mai. Io non desidero saperlo mai”.

Cuore attento

panchina

Stamane ti rivedo su quella panchina.
Sorridente avresti voluto di più,
ma gli sguardi della gente
ci hanno trattenuto le mani.
Languido il momento,
denso di umidità rurale.
Ti avrei  morso il cuore con le labbra,
succhiato il brillio di sudore
all’attaccatura del collo.
Che ho accarezzato segretamente,
sul crepuscolo della notte.
Laddove il mondo va al contrario
io sono dritta e calma innanzi a te.
Non tremare, non mi sposto.
Sei un campo di gravità inesauribile.
Trascorsa l’ora convenuta
siamo andati nella stessa direzione,
con quel nostro incedere lento.
La testa sempre più lieve.
Il cuore sempre più attento.