Il dispiacere

dispiacere 3Da quando il dispiacere si è tatuato sul mio cuore, ho compreso che la vita va vissuta così com’è, senza troppe aspettative e programmi a lungo termine. Il rischio, se non avessi sentito almeno con la testa questa mia umana difficoltà di adattamento alla realtà, sarebbe stato quello di una vita vissuta tra nevrosi, psicosi e depressioni. Le Madri Puttane del dispiacere sono di genere cerebrale, sanno come alimentarlo e spesso come farlo vivere in anticipo rispetto ai fatti che ancora devono compiersi. Taluni pensano di affogare i propri dolori nell’alcol senza rendersi conto che  non sanno nuotare. Parlo dei dispiaceri. E’ quindi inutile affogarli nei superalcolici. La loro eliminazione non passa dalla distruzione dell’ umano che li ospita, ma dall’energia che impieghiamo per  far sì che diventino m a t u r i t à. dispiacere infanzia

Non ho voglia di portare nessuno ad esempio, tranne mia figlia:
<<Come va a scuola, amore?>>.
<<Quand’è che arriva il Natale?>>.
<<Scusa, ma la scuola ha aperto i battenti da meno di una settimana e tu già mi chiedi quand’è Natale? Sei scema?>>.
<<A scuola i miei compagni di classe sono dei vandali maleducati, mi viene l’ansia solo a vederli, sono dispiaciuta a dirlo, ma vivo in una situazione di disagio e devo perennemente fingere che non me la prendo quando mi insultano, sgambettano, ricattano, usano quotidianamente>>.
<<Se non sono evoluti in tre estati significa che sono irrecuperabili, me ne dispiaccio enormemente, ma io credo che tu possa trarre da questa esperienza più di uno spunto di riflessione affinchè ti possa rendere più forte innanzi alle difficoltà della vita>>.
<<Ma quale riflessione del flauto? Mamma mi cambi sezione?>>.
<<Hai gli esami quest’anno e poi te lo giuro… non li vedi più, tieni duro! Non credo che nelle altre sezioni la buona educazione sia stata distribuita in modo più equo>>.
<<Quindi, che devo fare?>>.
<<Non lasciare che abbiano la meglio sulla tua emotività, non infelicitarti per la loro scemenza, sono un branco, puoi scegliere di ignorarli o di sfidarli, ma la tua forza sta nella maturità, che nella sofferenza di questo triennio scolastico avrai certamente rafforzato, nel comprendere che valgono talmente poco da non meritare nemmeno la tua innata gentilezza>>.
<<Cioè?>>
<<Mandali a c a g a r e>>.
<<Maaammmma, se lo faccio vanno a dirlo ai professori>>.
<<Potresti raccontare pure tu… ciò che ti fanno, magari trovereste un compromesso>>.
<<Ma io non sono una spia>>.
<<Ok, non lo sei. Allora ti arrangerai da sola usando la lingua che possiedi non solo per leccare il gelato, ma anche per tagliare il ferro quando merita d’essere colpito come un fendente. Quindi rispondendo alle loro provocazioni a tono. Mi sono spiegata? Vedrai che l’indolenza, il dolore ed i dispiaceri che ti attanagliano, si libereranno e diverranno forza. Tanta forza. Anche quella che ora non credi di possedere>>.
<<Mamma tu non li conosci>>.
<<E’ vero, ma conosco te>>.
Ognuno di noi vive quotidianamente dispiaceri di diversa entità e natura, c’è gente che viene licenziata senza motivo, chi si vede rubare ufficio e scrivania dall’ultimo arrivato perché è il nipote del Presidente, chi cerca un lavoro disperatamente e trova solo porte chiuse, chi è costretto a mettere in liquidazione la propria azienda e licenziare ottanta dipendenti perché le banche hanno revocato loro le concessioni di credito, chi si sente una nullità perché nonostante gli sforzi non riesce mai a concretizzare nulla, chi ha perso l’amore della sua vita, chi ha seppellito un figlio.

Dolores. A palate. Como la mierda.dispiacere donna

Il mio dolore non è sradicabile. E’ fisso e ci facciamo compagnia. So come governarlo e da qualche tempo non prende più il sopravvento sulla conduzione della mia vita. L’ho addomesticato. Nel contempo mi riscopro ogni giorno più abile. Ogni settimana più grande. Ogni mese che passa meno illusa. Sì, perché se le grandi aspettative sono il preludio delle più grandi delusioni e quindi dei più profondi dispiaceri, l’unico modo per non inciampare costantemente è tentare di vivere in modo lieve giorno dopo giorno.
<<Mamma, comunque me ne frego dei miei compagni, non preoccuparti. Oggi il mio più grande dispiacere non è frequentare la 3E, ma non poter essere qualcun altro>>.
<<Ah sì? E chi vorresti essere scusami? Giusto per saperlo,non per dire…>>.
<<Io da grande voglio fare il Presidente del Consiglio. Peccato non esserlo fin da ora>>.

Temo di avere un problema e sono certa che finirà tutto in peggio prima che io me ne accorga. Carpe Diem, Diedolo.

La vita mi ha cambiata

stepiccola

La vita mi ha cambiata.
Ora vedo anche ciò che non ho saputo vedere mai.
L’ultima goccia di birra che scivola nel bicchiere.
La ruga che a mia madre taglia il viso di netto.
L’occhio lucido di chi mi vuol bene e trattiene il pianto.
I granelli di polvere che intasano il mio cuore.

Ho iniziato a spostarli uno ad uno.
Sono granelli appuntiti.
Mi fa paura sapere che un giorno potrei tornare a sentirlo battere libero.
Perché anche il cuore si è contratto e possiede una velocità che disconosco.

Il dolore mi ha consumata viva.
Sono l’ombra di un roseto sfiorito.
Ora mi mancano tutte le cose che non avrei creduto mai.

La sua grande mano sulla mia testa.
Quel suo chiamarmi ceti piano.
Il grappolo d’uva da due chili e passa,
le pere william, i fiori che amava.

A tratti mi chiedo se quanto iniziato è il principio di un finale
o la messa in scena di una partenza.

Tutto questo scomparire è dannoso: non può far bene.

Si è smarrito anche il principio dell’orrore.
Ho così temuto la sua dipartita e per così tanti mesi,
che non ricordo più i giorni felici in cui ho pensato:
sarà splendido farmi un bagno con lui al mare.

Eppure sedici giorni fa mi ha sorriso,
io l’ho accarezzato  e ci siamo dati appuntamento
a Serina per Giugno.

Ti amo papà, perché mi hai lasciata proprio adesso?

La vita mi ha cambiata.
Ora la lascio andare.
Ora la vivo senza contare le ore.
Ora non mi vergogno più di farmi vedere piangere
e farmi abbracciare, dire di no, dire di sì, dire ciò che sono.

Sono senza difese, i muri sono crollati.
Non riesco nemmeno a scendere dal letto.
Tra le mie mani continuo a risentire le sue
e non posso staccarmene.

Non posso.
Non voglio.
Non sento nient’altro.

Costrizione

Gesso. Nell’involucro che mi costringe, rimpicciolisco ogni giorno di più.
56 55 54 chilo grammi massa enzimi cellule.  Morte. Come il fogliame.
Rosso amaranto calpesto coi piedi, fumo dal respiro per il gelo. Asma.
Il piede che fa ancora male,  come il cuore: piove sangue.
Lamina fissata con la colla calda, non mi posso lavare.
Incrostazioni di calce tra lacrime e notti bianche.
Non esistono dubbi su ciò che sono, provo, domino.
Mi detesto, amo, mi alzo, cado.
L’abbandono è il danno. La solitudine il regno dei dannati.
Il dubbio un tarlo rovinoso. L’ansia la madre sconsiderata che violenta.
Il contingente ingessa tutte le ore. 
Dura di più la morte o l’amore?
54 53 52

disordinatamente

Ma procediamo con disordine.
Il disordine dà qualche speranza.
L’ordine nessuna.
Niente è più ordinato del vuoto.
(M.Marchesi)