O mi baci… o andiamo via

love

Sei così, un sollievo per l’ansia. Quel tuo sorriso acceso, i capelli bruni, gli occhi profondi persi nei miei. Mi hai chiesto se potevi tenermi la mano. Sorridendo ti ho detto che potevi tenermi dove desideravi. Imbarazzante quel luccichio nei tuoi occhi umidi fissi sul mio seno. Mi hai chiuso il bottone della camicia di pizzo e poi lo hai fatto girare tra le tue dita abbronzate indeciso da dove cominciare.  Con gli occhi chiusi ti ho sentito stringermi la mano nella tua. Un calore nascosto mi ha preso fuoco il polso, l’avambraccio, la spalla…fino al collo.
O mi baci o andiamo via. Lo abbiamo detto insieme.
E allora siamo scoppiati a ridere. Mentre mormoravamo parole immature le nuvole scrosciavano applausi al loro passare. L’inizio di un amore è come un fotogramma che lascia il segno e non cambia mai. Tu Sei così, un’impronta permanente cicatrizzata sotto la pelle dei ricordi.

Il sole del mattino

donna_al_mare

Talvolta i giorni sono dilatati.
Non capisco.
Mi accade di sentirli sconfinati come quando posseggo il vuoto. Posizionata con la testa all’ingiù, osservo il corpo staccarsi dalle tasche delle mie vestigia di seta e gocciolare linfa vitale.
Altre volte si preannunciano iridescenti e tutto è così straordinario. Quando avviene, la notte allenta i pensieri portando via dubbi, peccati e ansietà. Nel chiarore recupero sostanza e una reale dimensione umana.
E’ anche grazie ai tuoi colori,  che sanno come accendermi di nuove opportunità,  che rifletto la donna che conosci.
Quando le strade sono deserte, nel nostro mondo esistono occasioni ove tu resti il più bel spettacolo. E’ il tempo del risveglio, amore mio. Quell’istante raro in cui dentro me… sei più denso del sole del mattino.

#vacanze, buona la prima

stefy

I sogni non si possono rifare. Tutto ciò che è stato appartiene inesorabile alla realtà. Sento profumo di conchiglie e alghe, il mio cuore ha assunto la forma di un fiore. Tutta questa quiete avrà un senso quando tornerò dove appartengo? Vibra il sangue che scorre a fiotti, ossigenate le arterie, idratati di iodio gli occhi stanchi. I denti battono al ritmo delle onde, mi stringo in sciarpe colorate e chiudo il fiore in una scatola di velluto blu. Desiderare il mio bene significa non consumarmi in memoria di. Senza decidere mi riempio di tutto questo silenzio e godo seduta nel mio film muto.

Amica mia

io e paolaStamane, mentre guidavo per arrivare in ufficio ed il cielo plumbeo accompagnava il mio viaggiare lento, ho visto con gli occhi della mente una scena che non mi aspettavo.
E’ sopraggiunta all’improvviso, non l’ho cercata per un motivo specifico, ma è entrata a braccia tese ed è stata devastante al punto che sono scoppiata letteralmente a piangere. Non lacrimavo così copiosamente da almeno due anni. Misteri dell’anima e della mia indiscussa fragilità emotiva.
Il traffico del mattino è spesso insopportabile. Mentre la pioggia fine sporcava di terra e smog la mia vettura, riflettevo che non mi era servito a nulla spendere quindici euro per farla ripulire lunedì. Un lieve fastidio, nulla di più. Le ragazze erano già al sicuro in classe da almeno mezz’ora. Se il traffico si fosse dato una smossa non avrei timbrato in ritardo. Non avevo fatto nemmeno colazione e sentivo un buco all’altezza dello stomaco che pareva il cratere del vulcano di Stromboli. Sembrava tutto così normale. Poi sei arrivata tu.
“Era il 18 ottobre prossimo venturo ed io attendevo all’aeroporto di Orio al Serio la mia agente che arrivava da Catania. Cadere nel suo abbraccio ed iniziare un pianto infinito è stato un tutt’uno con me che invece stavo ancora alla guida della mia Opel, pioveva, era solo il 1° del mese e non vedevo nemmeno la strada maestra”.
La mia agente è la mia migliore amica. Si chiama Paola e ci vediamo pochissimo. Alcuni miei amici blogger l’hanno conosciuta alla Mondadori di Roma, altri a Brindisi ed a Lecce, altri ancora la conosceranno all’Alveare di Milano ove mi farà da spalla durante una presentazione. Lei si prende in giro in modo ironico definendosi: Paola Platania la più bella che ci sia, ma io le voglio bene e posso affermare che, nonostante negli ultimi anni la vita ci abbia messe continuativamente a dura prova, non ci siamo mai smarrite. Da poco ho scoperto che quando l’amore che mi lega ad un altro essere umano è sgravato da giudizi o fraintendimenti, il pensiero del suo volto amico mi genera una commozione sincera che non riesco a trattenere. Da quasi otto anni (mancan pochi giorni) lei è il mio bicchiere d’acqua calda nello stomaco a lenire e salvaguardare la mia emotività troppo spesso compromessa, ad arginare le mie paure, a spronare i miei ideali. Quanti anni a sentirla solo al telefono. Rarissimi gli incontri. Ogni volta un dilagare di calore, affetto, complicità, cuore. Cara Paola, non ti ho mai scritto pubblicamente, queste pagine non hanno mai avuto in realtà la necessità di dedicarti un ricordo. Ciò che avevo da dirti nel corso dell’ultimo decennio l’ho sempre fatto al telefono e le poche volte che ci siamo potute vivere… de visus, che dirti di più? Che se tu non ci fossi sarebbe tutto maledettamente più complicato. Che drammatico sarà il giorno che il destino m’impedirà d’avere la tua voce al telefono. Che se esistono rapporti speciali che volano oltre l’amore terreno e si nutrono della rispettiva anima, il nostro è della medesima specie. Che in tanti anni sempre in contatto se siamo riuscite a condividere le gioie, abbiamo certamente suddiviso a metà le angosce. La nostra amicizia resta per me il sentimento più nobile che io abbia mai provato. Le avversità l’hanno resa sacra. Ecco perché piango. Perché in qualche modo anche noi siamo sopravvissute. A ciò che ci circonda e successivamente a noi stesse. Oggi ti voglio ricordare con un’immagine che ci scattò quest’anno ad Ostuni la Manzin. Ricordi? <<Madonna quanto son ripide ste scale>>. Mi fai ridere e mi fai piangere insieme. Grazie per tante cose. Troppe. Da non saperle nemmeno scrivere. Ti aspetto a casa, ciao.

Il peso di un bacio

peso_bacio
Siamo nello stesso metro quadro. Mi sfiori mentre ti sento sorridere a mezza voce. Quanto sei dolce? Non esiste in natura una sfumatura che s’intoni all’arcobaleno che ti brucia lo sguardo. Non esiste lo spazio temporale, il futuro, il lunedì. Resta che ci sei e pur con le mani in mano so sempre dove trovarti.
Hai compreso come salvarmi.
Non so com’è stato possibile, ma già che lo sai fa di te la mia domenica perfetta, ove la mancanza di equilibrio diviene il tappeto elastico dei segreti da immaginare. Quelli delle colazioni consumate in silenzio nel tardo pomeriggio, i portoni verde amaro spalancati sul cielo, le mani morbide a custodire le mie idee fragili. Intuizioni che mi destano sudata nella notte, che trascuro su fogli sparsi per casa, in bloc-notes improbabili appesi al cruscotto della macchina o incollati ai sogni mai realizzati.
Il tempo dell’amore è bugiardo e truccato. Una frase stupida o stupìta, come un “ti amo” scritto sulla spiaggia, nei fondi del caffè, sul mio cuore stropicciato. Nessuno sa che siamo nella stesso spazio secolare. Fuori piove, ma intimamente riluce un sole che mi scalderà; perlomeno finché oscillerai lieve come una tenda bianca a proteggere le mie possibilità.
Profumi gli ingredienti dell’amore e neppure lo credi plausibile. Tu, che voli e precipiti oltre le mie emotive paure…tu, mi senti? Temo non lo capirò mai. Mi commuovo, se ti penso. Non so bene come fare con te, ma sono felice quando guardiamo nella stessa direzione. Sai vivere qui, rasente i miei resti, senza mai riflettere immagini indistinte.
Quando io sono la chimica di un’architettura intricata, tu rappresenti l’emblema del mio candore smarrito. Quando tu sei il confine netto del lecito, io rappresento la tua unica probabilità di commettere un peccaminoso ed eterno atto carnale.
Il tumulto interiore è eccessivamente languido. Mi districo con fatica dai pensieri irrazionali, mentre mi accarezzi i capelli alla luce fioca di una lampada di carta.
Già domani io non sarò più io, ma tu, ovunque fuggirai, resterai il peso indelebile di un… bacio in stato sospeso… nel metro quadro di una stanza.

Il mio ricordo della città di Soncino

La presentazione letteraria di venerdì scorso mi ha lasciato dentro un senso di meraviglia che a distanza di qualche giorno non riesco a ridimensionare. E’ arrivata dopo giornate di grande confusione a spezzare dinamiche che la mia anima ha dovuto digerire in silenzio, ma è arrivata. Ed io mi ci sono aggrappata. Le persone presenti hanno saputo ascoltare, accettare e comprendere ogni parola, riempiendo di stupore e leggerezza lo scorrere del tempo. Tra loro sapete chi è venuto a trovarmi? Il nostro amico Fedi

Scoprire che dietro questi blog asettici e freddi, si celano nomi, cognomi e cuori, da un senso come di miracolo ai nostri incontri virtuali, alla nostra fame di scrivere, leggere, cercare emozioni. Non dirò di più sul nostro amico per rispetto alla sua privacy, ma lo avevo avvisato… che sarebbe finito su Signorasinasce. In fondo questo blog, deputato alla mia libertà di esternare pensieri, rabbie ed emozioni, era il più idoneo e consono per farvi conoscere il suo sorriso ed il suo sguardo dolce. Grazie Fedi per aver voluto condividere con me un pezzo della mia vita, con la speranza sia possibile creare nuove opportunità ti mando un grande abbraccio.

La serata è stata allietata dalla presenza di svariate personalità più o meno colorite dell’ambiente soncinese doc e del retaggio di un periodo che mi ha vista “bancaria per caso” proprio in questa città. Sono stata bene, molto bene. Mentre mi sto per accingere ad un pomeriggio di studio con mia figlia perchè, non ve l’ho mai detto, ma mi sta obbligando a conseguire la licenza di terza media con lei, vi lascio qualche foto ricordo da visionare, mentre qui potete trovare l’album completo della serata. Vi abbraccio…

Stefania

stefania diedolo

tavolo di lavoro

stefania diedolo

Sindaco di Soncino Francesco Pedretti, sullo sfondo un'immagine di Monte Isola

Sindaco di Soncino Francesco Pedretti, sullo sfondo un’immagine di Monte Isola

mani

pubblico

La giornalista Roberta Tosetti, io, il Presidente della Pro Loco Mauro Bodini e la voce Lucia Giroletti

La giornalista Roberta Tosetti, io, il Presidente della Pro Loco Mauro Bodini e la voce Lucia Giroletti

 

Hai mai sentito?

liberta'L’aria umida promette pioggia. Aggroviglio i capelli sul dito indice senza tregua, mentre accarezzo distratta il bracciolo della poltrona. Da mesi li porto troppo lunghi. Un desiderio recondito mi ricorda che sarei libera di approcciarmi ad un taglio radicale. Sorrido mentre ti penso. Da troppi giorni non vedo i tuoi occhi; la mancanza della tua presenza calma inizia a farsi sentire. Sei un’assenza che lambisce quieta gli equilibri precari di una vita puntellata. Barcollo ad ogni curva, ma non cedo di un passo. Sono dolcemente incrollabile. Adagiata ad un promontorio di arbusti e vegetali mi scopro ben appagata d’esser me stessa e di piacerti. Sono una terra infuocata. Il ricordo di noi, delle tue mani che si muovono libere, di una voglia di quiete che la realtà non sempre concede, brucia attimi e radici. Le medesime che mi rigenerano sempre feconda. L’ultimo nostro incontro è stato color salvia. Come le tue scarpe, le camice militari, il profumo di limone che invade come un giro di valzer ogni gioco che abbiamo voluto condividere, ogni poesia che abbiamo sognato. Profumi… nelle pieghe di lenzuola azzurre appese, come nelle fibre di ogni sciarpa di seta grezza che hai dimenticato per strada. Sei così semplice da ricordarmi i primi deltaplani che hanno colorato la mia infanzia, le scatole di latta color panna della nonna, i cassetti intrisi di indumenti intimi alla lavanda. Ricordi la nottata trascorsa innanzi al lampione giallo come un sole? Anche se la bocca restò introversa e laconica, la testa incantata aveva già osato assaporare la tua carnale consistenza. Sai di infinte cose buone, di tutte quelle meraviglie che si cercano ai mercatini e si scovano con stupore. Con la mano nascondo al muro le mie labbra rosse, ancora tremano quando penso troppo, ma pur nella solitudine increspano il mio viso di timidi sorrisi. La durezza di questo mio nuovo vivere non ha potuto annientare la mia gaia sensibilità. Conto i passi che ci separano, le gocce della pioggia sulle vetrate dello studio e non sento la paura. Conto le persone che ho perso, i battiti del cuore e non sento più alcun dolore. L’aria umida è penetrata in casa. La sento fin dentro le narici. Strano non sentire ansia quando la primavera sa di pioggia. Questa mia nuova gioia è senza veli, sono ritornata a viaggiare dentro me stessa senza necessità alcuna di restare appesa ed è un dolce sentire. Sa di movimento, spazio e indipendenza. Di una benevola e premurosa conquista. Hai mai sentito il ritmo di tutto questo vibrare? Io non me lo ricordavo più. Sa di libertà.

Eau de merde

Non mi capacito di ciò che sta accadendo, ma nella testa ho un turbine. Un tutto strapieno che da la nausea, ingolfa e mi porta con i pensieri altrove. Verso direzioni libere dove non sono nessuno e posso vivere sopra le righe, sopra le responsabilità, lontano da quella sensazione di pressione che avanza e mi schiaccia contro il muro della disfatta, nel letto sudato di lenzuola troppo calde, all’angolo chiuso di strade vuote dove respirare la polvere è un dovere, dove le situazioni non si analizzano più col buonsenso. In natura solo l’umano tende ad affermare che per tutto ci deve essere una ragione. Quando non la si trova si parla di sfortuna, il destino, il karma o più efficacemente: della temibile sfiga.

Gli animali vivono la loro realtà basandosi sull’istinto che difficilmente sbaglia. Il senso invece, è talmente soggettivo che non solo sbaglia: può rivelarsi personalizzante, discriminante, umiliante e paradossale, al punto che da qualche settimana preferirei essere un fenicottero. Tutto ciò che vedo e sento è per definizione allucinante. Tra l’altro, per motivi di un concetto di privacy che ormai fa ridere anche i neonati, non posso nemmeno sfogarmi qui sul mio blog perchè ormai è pubblico. Rischierei denunce. Ma mi rode il culo. Questo posso scriverlo. Che mi rode.

Viviamo una vita dove la forma ha lasciato il posto alla sostanza, dove l’apparire funziona meglio dell’essere, dove il proverbio “il lupo di mala coscienza, come opera pensa” non è mai stato così tanto inflazionato. Nessuno si fida più di nessuno. E’ diventato uno scempio. A tutti i livelli sociali. E’ normale che io mi chieda cosa stia succedendo, che non voglia starci dentro e desideri fuggire dal cerchio per guardare gli altri che si ammazzano. Ancora si crede che sia sparando a vista che ci si può salvare? Mi guardo nelle immagini della serata appena vissuta ad Asti e quasi non riconosco il mio sorriso, la complicità con chi mi ha realizzato la serata. Ero io, ma non c’ero. Sono sempre altrove. Altrove. In luoghi abbandonati dove non esistono porte per entrare o uscire. Dove non esiste quel senso di pugno allo stomaco che mi attanaglia togliendomi il sonno. Nelle fotografie della serata in Biblioteca a Crema già sono più sofferente ed inizia anche a vedersi fisicamente. Sei chili in meno da dicembre cominciano ad essere troppi.

Ad ottobre compio 46 anni. Ho passato più della metà della mia vita in luoghi che non posso ancora raccontare, ma un giorno, non appena al mattino potrò gustarmi il mio tè con i frollini tranquillamente sotto il porticato di casa e terminata la colazione le mie uniche preoccupazioni saranno se annaffiare i fiori che amo tanto o prima andare al mercatino della frutta, io scriverò il romanzo della mia vita. Certo che lo scrivo. E’ tutto qui: nella mia testa. C’è tanto che devo rivelare, cose che voi umani… nemmeno potreste credere d’immaginare.

Quando il mondo va al contrario, chi si pone in dirittura di partenza onestamente non può che uscirne perdente. Se invece sei un caga cazzo ti temono e quasi ti fanno la riverenza come agli alti prelati. Io non voglio bacia mani alla Giuda o cose di questo basso livello tipo lecca chiappe, ma è sicuro ormai che non ho capito una cippa lippa della vita e probabilmente ho gettato al vento un sacco di anni a cercare di essere una persona per bene badando sempre solo a ciò che conta veramente. Alla fine di questo mio dire tanto… senza in verità poter dire niente, aggiungo solo un dettaglio profumato: molto meglio me, che so di Christal Noir, di chi al mattino si fa la doccia con l’eau de merde. Chapeau.

Asti spettacoloMani

Galleria immagini presso Centro Culturale San Secondo Asti, presentazione letteraria del 28 Marzo 2014

Galleria immagini serata letteraria in Biblioteca a Crema, 3 aprile 2014

Sulla spinta di un nervosismo che poco mi appartiene mi stavo scordando di scrivere che la settimana prossima presento “Bocca di lupa” a Brescia. Poi mi fermerò per un mese perchè sto dimagrendo a vista d’occhio e devo riposare. Ritorneremo in scena col romanzo da fine Maggio a Milano, Torino, Soncino, Coccaglio, Iseo… Matera. Vi darò di volta in volta i dettagli. Sabato prossimo 12 aprile, dicevo, sarò ospite presso la LIBRERIA RINASCITA di Brescia, in via Calzavellia, 26. Modererà il giornalista e reporter televisivo Diego Trapassi e mi farà da spalla la sempre splendida attrice Lucia Giroletti. Ormai siamo inseparabili. Per chi fosse interessato io ci sarò e come sempre… ci divertiremo. 

invito_Bocca_di_Lupa_Brescia(1)

Poi… ferie.
Stacco la spina.
Fame, sete, sonno, pipì.
L’essenziale.

Ricordo presentazione romana dell’8 marzo 2014

Se l’appuntamento letterario in capitale si è rivelato un balsamo per il cuore, è tutto merito di wordpress. Sapevo sarebbe stata una trasferta difficile. La più complicata tra tutte quelle in programmazione. Organizzare presentazioni letterarie lontano da casa, senza l’appoggio di associazioni culturali, è un vero salto nel vuoto. Il volo invece, si è rivelato dolce e caldo come l’abbraccio di una madre. Raccontare la storia che avevo promesso è stato possibile grazie all’affettuosa presenza dei blogger di questa piattaforma. Oltre ad allegare qualche foto della serata, ho l’urgenza di raccontarvi della loro unicità e di cosa abbiamo condiviso insieme. Lo farò citandoli uno ad uno.

Parto con la prima in ordine di apparizione, la dolce Isabella Scotti. Lei è esattamente come l’avevo immaginata: materna ed affettuosa. Si è presentata in via Piave accompagnata dal marito e poterla abbracciare è stato commovente. Isabella è identica a come “arriva” per il tramite delle sue parole. E’ stato lieve sentire i suoi capelli nel mio collo mentre la stringevo. Ed è una sensazione ancor più di pienezza sapere che pur nella distanza c’è una famiglia come la sua che mi ricorda con affetto.

Nel frattempo da una buona mezz’ora in libreria s’aggirava la nostra amica Maria Suma. Le foto che vedete in allegato sono frutto della sua arte. Lei ha uno sguardo che coglie l’essenziale e come una magia trasforma in immagine ciò che a fatica si crede di vedere. La Nikon, che ha sempre tra le mani, sta a lei come le Nike stanno ai suoi piedi. Se necessitate di un occhio alternativo e professionale alla visione del mondo, tuffatevi nel suo blog, scoprirete sfumature che calmano e sprigionano energia.

Max ed Elisabetta sono arrivati insieme. Max è alto, alternativo, divertente. Ha una voce pazzesca: calda e profonda. Mi sono tuffata nel suo sorriso e nei suoi occhi con la fame di chi cerca, in una persona colta, risposte e rassicurazioni. Lui è un uomo che possiede carisma e cultura, lo sguardo complice di un amico, l’affetto vero di chi crede ancora nelle persone. Lui è Max. A tratti indescrivile. Una vera pennellata di colore.

Elisabetta è entrata da poco nella mia vita virtuale per il tramite di Roberto di cui vi parlerò dopo. Ha un viso intelligente, acume e quell’impronta professionale di chi, con poche parole ed uno sguardo lungo, sa arrivare dentro nel profondo con estrema facilità. Io e lei siamo accumunate da Michael Nyman e la colonna sonora della pellicola cinematografica Lezioni di Piano. Se leggerete “Bocca di lupa”, scoprirete il perchè.

Roberto, detto Erre, ha ben 10 anni in meno di me ed è un bellissimo ragazzo. Non ho ben capito perchè non si è lasciato fotografare, ma bisogna informare tutte le sue fans che ha dalla sua, oltre che un’ottima padronanza di linguaggio e creatività letteraria, un’ironia simpaticissima che lo contraddistingue e lo rende alquanto fascinoso. So che per queste mie parole si arrabbierà moltissimo, ma io non posso fingere di non aver visto il suo sorriso. Ha promesso che entro fine anno scriverà un romanzo. Io faccio il tifo per lui.

A metà presentazione è arrivata la poetessa: Annarita Borrelli. Avevo letto alcune sue liriche tramite un social network e Maria Suma l’ha invitata in via Piave. Lei ha occhi grandi in cui se ti specchi rischi di cadere in profondità difficili da sondare. Lei ha nella sua voce il fuoco di chi si ostina a cercare la luce anche al buio. Annarita è un anima che ti guarda e ti beve, la densità è la sua carta d’identità.

A Roma non ho fatto una vera presentazione letteraria, ho condiviso un salotto con i miei amici blogger. Non posso essere più felice. Grazie a tutti per il calore che mi avete donato. Spero vivamente di avervi lasciato qualcosa di mio, giacchè mi son portata a casa i vostri baci, le vostre strette di mano, gli abbracci e tutta la meravigliosa sensazione di profondità dei vostri sguardi posati immobili su di me.

Ecco a voi alcune immagini, il resto dell’album potete visionarlo qui.

Isabella Scottifoto di gruppoerremaxstefania diedolostefania diedolo, maxstefania diedolostefania diedolo e paola plataniadettaglio, stefania diedolobocca di lupa

L’amore e le sue storie

donna in amore

E’ giunto l’inverno. Hanno freddo anche gli occhi ed i cappotti non sembrano mai abbastanza pesanti. Nei piedi ho celato qualche margherita nata la scorsa primavera, giusto per sentirmi un pò tiepida quando mi spoglio la sera. Tutti si rammaricano che cammino troppo velocemente e di rado cambio direzione, purtroppo non sempre le strade sono asfaltate e manifeste. Ho sempre più spesso dei presentimenti e fretta di arrivare. Nei miei tragitti ti cerco costantemente con lo sguardo senza dire una parola. Temo sempre di perderti dopo i crocevia, oppure di dimenticarti ai semafori rossi delle grandi città. Sono diventata così esitante? Talune sere ti tengo per i gomiti. Sono le sere bianche che preferisco. Hai notato che riusciamo a camminare ancora come i bambini? Saltellando dentro pozze d’acqua scura non ci bagnamo mai veramente i piedi. Un pò voliamo. A giorni alterni invece… non è un caso se ti vengo a cercare. Non mi è più possibile farne a meno. Ti trovo sempre. Mi rassicuri ogni volta che non vai in nessun luogo, ma non mi fido più di nessuno ed il timore di perdere le margherite che conservo tra le dita dei piedi mi fa sembrare infantile. Onestamente me ne vergogno sebbene i tuoi occhi siano buoni.
Ti ho raccontato delle chiamate anonime che latrano dal giorno alla notte? Sono intermittenti, dolenti e sempre più pressanti, molto peggio dei silenzi dei cimiteri. Squilli vuoti di voci che mi stonano. Ogni volta mi spavento, ma un giorno saprò il nome di chi ama giocare con la dignità umana e… te lo verrò a confidare. Non mi ricordo se ti ho raccontato di aver fatto ordine in soffitta. Le mie scatole di latta a forma di cuore, i palloncini delle fiere ed i quadri più antichi li ho voluti conservare. Credo te ne farò dono presto. L’ho deciso quel giorno di nebbia in cui l’autunno ha ceduto il passo all’inverno e la nostra pelle si è sfiorata alla luce di un lampione. Credevo stessi scivolando a terra e nel tentativo maldestro di soccorrerti mi hai volutamente abbracciata. E’ stato dopo aver conosciuto la tua guancia nell’incavo del collo… che sono annegata. Potrai mai sopportare l’idea che so amare perdutamente? Accade che me lo chiedo spesso, anche se lo sento che la stretta delle tue mani è più forte ed il fondo dei tuoi occhi è sempre più dolce. Me ne sono accorta l’ultima volta che mi hai aiutata ad attraversare l’inferno. Le margherite dei miei piedi il mese prossimo inizieranno una nuova semina ed io so essere paziente e generosa fino all’inverosimile. Non basterà tutta l’acqua del mondo per vederle fiorire quanto invece è diventato indispensabile il tuo calore. Non è vero il detto che la felicità spesso si insinua attraverso una porta che non sapevamo di aver lasciato aperta. Da quando ho abbattuto i muri e navigo sotto un cielo nuovo senza mantelli e senza pelle, la mia dimora non possiede né finestre né portoni. Eppure credimi se ti sussurro che non sono mai stata così pacata con l’esistenza. Sembro di un altro cosmo. Forse perché ho compreso che la felicità non esiste e sto imparando a viver bene anche senza averla? Credimi, se oggi posso sopportarne l’idea è solo grazie alla coscienza che vivo superstite. L’importanza, per chi legge di questa mia memoria affamata di nostalgia, sta nel distinguo tra illusione e oggettività. L’amore vuole le sue storie senza esitazione nella medesima misura in cui la vita esige il conto senza appello o scusanti. Io, che non so più distinguere il desiderio di star bene con la fantasia di indossarti sul mio corpo come una fresca sottana di pizzo nero, continuo ad aspettare tutti i baci appassionati che ancora mi devi dare. Tutto il resto si può benissimo procrastinare. Me ne sono accorta l’ultima volta che mi hai invitata a passeggiare in paradiso. Le pozze d’acqua erano chiare come il mare. Niente aveva un senso, ma è stato un dono infinito sentire che tornavo a sperare.bacio appassionato