padre

stef

È puerile cercarti tra le nubi.
Com’è arduo scoprirsi
privi di contraddizioni,
se l’assenza brucia.
Se non fossi volato via in altri mondi
sarei stata una donna straordinaria?
I dispiaceri accumulati
hanno sottomesso il cuore che,
velato da un cielo plumbeo,
non può commuoversi di noi.
Ho il lucchetto ai dotti lacrimali.
Solo nel riflesso di un momento,
in questo mio sguardo stanco,
riluce il bagliore di un instancabile
tormento.

Uno sguardo al cielo, uno sguardo dentro me

SGUARDO AL CIELO

Un giorno smetterò di guardare il cielo per leggere una risposta o sperare di vederti passare col giaccone blu dei ricordi lontani. Cerco sempre qualcosa di te, soprattutto quando le tracce sono chiare e le forze non sono di polistirolo ammuffito. I giorni non corrono realmente e non ho dimenticato di chi sono figlia, anche quando i rimorsi non sono più un dolore ed ho cessato di obnubilare le ferite mentali barcollando in pillole rosa. Per ora ho solo ali di carta velina, ma nel giorno più dolce mi rivedrai in volo, padre. In bilico, diventerò il respiro che ti ha ingannato e sarò di nuovo all’altezza di quel nome che traduceva la modestia del tuo vivere. Se con la tua dipartita mi hai salvata da me stessa, ti restituisco la vita mantenendomi integra. Ultimo baluardo concessomi dal destino per onorare il calore di quella mano che, accarezzandomi piano la testa, sapeva intuire e lenire ciò che mai ho ammesso d’essere: fragile come foglie d’autunno.

Proprietà immagine Stefania Diedolo