Menti labili

malattia

Nella mia semplicità ho sempre concepito le tormente come condizioni meteorologiche fatte di tempeste, bufere di neve e turbini. Con il passare degli anni e l’osservazione delle azioni comportamentali degli uomini, ho riconosciuto in tale sostantivo un’assonanza tragica con la fragilità umana: non esiste status peggiore di un animo costantemente in balìa del mal tempo, della malevolenza, dell’astio, dell’afflizione perenne. Si dice che la ciclicità della vita sopisce le tensioni, che prima o dopo tutto avvizzisce, ma non è per niente vero. Chi si edifica con ostinazione ed accanimento sulla presunta perfezione del passato, non riuscirà mai a tollerare i cambi di programma, le metamorfosi e l’evoluzione del presente che volge al futuro. Quando ci s’innamora perdutamente dei propri dolori la mutazione viene percepita come violenza. Anziché identificare le pene come sofferenze da elaborare e risolvere, assumono in escalation impressionante un solo significato: la giustificazione permanente del proprio modo d’essere e d’esistere. Come fossero una scusante che redime, una colpa da restituire ad ogni impercettibile variazione umorale, una disarmonica cancrena appesa con un cappio all’anima quindi non debellabile. Perchè ciò che importa è avere q u a l c o s a  o qualcuno da colpevolizzare. Senza l’alimentazione continua di tale forza psicologica qualsiasi desiderio recondito di distruzione prima o dopo lascerebbe il posto alla quiete. Che tristezza quel q u a l c o s a aggrappato alle spalle come una gobba storpia. Che siano sberle, pugni, male parole o indifferenza, per chi vive imbullonato ai propri macigni… q u a l c o s a è sempre meglio del nulla, con il risultato spaventoso di una società sovraccarica di malati con gravi squilibri nella personalità. Non ho mai avuto timore degli umani come in questo frangente di vita. Sembra un paradosso, ma siamo la specie con la mente più disarmonica dell’universo.
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#soloperpochi