Se la sabbia potesse parlare…

Prova costume

Come ad ogni inizio estate il web impazza di consigli, moda e diete detossinanti “fai da te” per affrontare la famigerata prova costume, roba che se dovessimo applicarle alla lettera il terzo giorno ci ritroveremmo disidratate in una bara. La forma fisica è prima di tutto una “forma mentis” non certamente un approdo momentaneo, inizia da piccole e si protrae tutta la vita, sarebbe sufficiente un’alimentazione salutista e una camminata veloce di un’ora al giorno per abbassare il colesterolo e bruciare le calorie di troppo.

Sono reduce da una settimana in Salento, terra meravigliosa di sapori e colori ma ciò che hanno visto i miei occhi non è facilmente raccontabile, per fortuna la sabbia non può parlare. Evitando considerazioni sulle persone anziane che il loro look mediamente resta dignitoso, ho riscontrato che tra i venti e i cinquantacinque anni si è totalmente perso il senso del pudore e del bello.

Osservando l’umanità che si muoveva sulla spiaggia, ho distinto la massa in due gruppi: chi scimmiottava la “modernità” e chi rincorreva un’idea di “antichità” indipendente dall’età del soggetto coinvolto. Credetemi, la battigia a qualunque latitudine é invasa da umani mediamente tatuati per 2/3 del corpo, donne comprese. Diavoli alati e teschi imperano più dei costumi che quest’anno sono talmente minimal da obbligare l’utenza a una depilazione totale. Purtroppo vedere maschi aitanti con le cosce e il pube liscio come quello di una femmina avrebbe azzerato gli ormoni anche a un’adolescente ingrifata. Parallelamente la gioventù femminile si è profusa in look anni sessanta con mutande ascellari firmate Golden Lady, costumi interi dotati di spalle alate che ricordano i dolcevita della mia infanzia, fasce colorate per i capelli modello Greta Garbo e tacchi infradito da spiaggia. Prendere il sole così vestiti o con addosso un burka “c’est la meme chose”. Mentre osservavo mi sono chiesta… ma non hanno caldo? Come faranno a farsi un bagno? Ma io a qualche fazione appartengo? Sì, perché a un certo punto ti guardi e comprendi di esserti persa volentieri qualcosa per strada. 

E’ evidente che il principio dell’apparire che dilaga sui social ha preso il sopravvento sulle regole standard di bellezza e decoro che dovrebbero influenzare la realtà. Non conta quanto si è alti o belli, quanto si è in forma fisicamente, o quanto si è assolutamente nella media, ciò che urge è non passare inosservati. Quindi via libera alle tinte per capelli astruse, occhiali da sole improbabili, tattoo che invece di marcare ricordi sulla pelle danneggiano la retina di chi guarda. Quand’ero una ragazzetta ed ero in forma strepitosa, per scherzare con le amiche  dicevo che avevo fatto la prova costume e mi stavano bene solo le ciabatte, oggi vi giuro che non si salvano nemmeno quelle. Personalizzate e con pelo in bella vista, hanno reso calda in modo improprio un’estate che fino alla scorsa settimana faticava veramente a decollare. 

Constatato con piacere che le mode continuano a non influenzarmi e che anche quest’anno ho aperto la mia cinquantesima estate da amante ossessiva del mare con la mia solita nonchalance, mi sento di dare un consiglio a chi si sta distruggendo per l’imminente prova costume: “Rilassatevi e statevene tranquilli, intanto tranne qualche sociologo nascosto tra la massa non vi guarderà nessuno, tutti si staranno controllando gli addominali riflessi nel mare o al massimo avranno gli occhi persi dentro l’ultimissimo e modernissimo cellulare”.

Stefania Diedolo

“Bocca di lupa” – Intervista per Teletutto e presentazioni in programma per il mese di febbraio 2014

Mi rendo conto che ci vuole un bel coraggio a postare questo video perchè mi riprende al peggio della mia forma fisica: mi ero affettata l’anulare solo qualche giorno prima e non ero solo dolorante… di più, ma quando ieri sera io e mia figlia lo abbiamo visto… abbiamo pianto per le risate che ci siamo fatte. A questo punto accantono il pensiero del mio esser poco telegenica e lo mostro anche a voi che siete i miei amici di parole. Vi giuro che dal vivo rendo meglio. Qui sono pallida come un cencio lavato. A tratti affetta da strabismo rotuleo o divergente. E poi, accidenti papà me lo dicevi sempre, parlo alla velocità di un raggio missile. Oh dear!

Intervista Stefania Diedolo – Teletutto

Visto che ci siamo vi anticipo, per chi fosse interessato, che sabato 15 febbraio alle ore 17:30/18:00 presenterò “Bocca di Lupa” presso la libreria Mondadori di Bergamo – Conca d’Oro – via Santa Caterina 19/c (a breve la locandina con l’evento).

Stefania

Pennellate di vita

libera

Da qualche settimana sto ritornando a galla e nuove gemme stanno spuntando nei rami recisi della mia anima.
Ho chiuso in una scatola di legno tutti i ricordi drammatici del mio passato ed ho rispolverato la capacità che possiedo di sorridere.
Era troppo tempo che non sapevo più divertirmi.
Ora riesco a farlo quasi in ogni circostanza e non intendo lasciare nulla al caso.

Il sole primaverile riaccende la mia proverbiale voglia di viaggiare.
Un piacere mai sopito.
Un’urgenza lecita, mai compresa da chi mi vorrebbe stanziale.

Non sono stati attimi semplici.
Saturno contro e dolori come laghi abissali mi hanno tormentata per lunghissimi mesi… ma anche gli alberi, pur se piantati assieme, crescono in modo individuale ed i loro rami a tratti si intersecano, a tratti sono molto distanti.

Come me.

Sono allungata verso un cielo indefinito, ma che mi ha restituito la libertà di essere me stessa.
E’ stato un processo irreversibile, non calcolato o prevedibile.

Sono sconcertata da sola.

Le trasformazioni sono il movimento della storia, non conosco dimensione che sia stata identicamente tale per tutta la vita e di certo io non potevo continuare ad entrare in conflitto con me stessa per salvaguardare gli altri.

Vado dove mi portano le suole delle scarpe.
O forse dovrei scrivere il motore del cuore.
In verità io vado proprio dove mi porta via la testa.
E’ lei che genera la mia energia positiva e che decide sempre cosa voglio, come, quando e perché.

La spiegazione potrebbe essere una sola: il mio cervello dev’ essere composto da battiti cardiaci e la corteccia cerebrale un evidente prolungamento dell’anima che pulsa.

Tutta la mia vitalità sta lì: nell’encefalo.

Lunedì scorso ero al Forum di Assago ad ascoltare i Modà.
Ha ragione Kekko quando canta:

“…come un pittore,
farò in modo di arrivare dritto al cuore
con la forza del colore”.

Ho bisogno di una marea di pennelli nuovi. Sto andando via, ma proprio via. Nella testa sta finalmente ritornando il bagliore dell’arcobaleno e non posso perdermi una sola sfumatura.