L’amore: favola o realtà?

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Tanto tempo fa mi sono presentata al cospetto dell’Amore come un tulipano carnale color bordeaux. Sono stato un fiore molto amato. Accarezzato. Guardato. Coccolato. Poi, durante un inverno di fredde solitudini… il tulipano che ero è appassito. I petali son caduti uno ad uno, lo stelo è divenuto fragile, infelice. Il vaso dove l’Amore mi aveva deposto era improvvisamente piccolo, inconsistente. Di me non stava sopravvivendo nulla, nemmeno le radici. Le stagioni continuavano a mutare ed io trascorrevo le giornate senza udire una parola. L’Amore mi aveva dimenticato in un angolo senza luce. Credendo di non valere più niente mi sono lasciata morire. In quel remoto spazio chiamato mondo ho visto arrivare altri steli, ortiche travestite da rosa, mazzi di prezzemolo truccati con gli occhi del passato, gramigna tatuata di dolcissime ed ingannevoli promesse future. Io e l’Amore eravamo ormai distanti, consumati, disillusi e contaminati. Sono trascorsi molti anni da quando l’Amore mi ha seppellito, ma nella mia ultima rinascita ho scelto d’esser Parola. Sussurrare piano. Avvicinarmi avvolgendo. Moderare il ritmo, il timbro, le sfumature. Non ho più avuto bisogno d’essere un bellissimo tulipano interrato per sentire d’avere un valore. Ho scelto d’essere un’espressione felice, le parole che si depositano leggere sulle labbra rosse dell’Amore quando mi vuole baciare, tra i suoi capelli al vento quando avverto che mi vuole abbracciare, nei tessuti che rivestono le sue carni amate se desidera farmi godere. Questa è la favola della mia vita, un sogno proibito per chi non sa comprendere la passione del nonsense, il pegno di ogni mio sorriso inaspettato. Un orizzonte fatto di carta e inchiostro, ove le lezioni d’amore sono un appuntamento quotidiano con me stessa ed il mio grande cuore.

Raccontami una storia

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Tu mi chiedi sempre di raccontarti una storia. Lo fai da quando ti ho conosciuta qualche anno fa. Tu. Un’amica per caso. Nonostante tutto quanto mi è accaduto nell’ultimo anno e quanto è accaduto a te. Siamo rimaste un po’… anche per noi.

Una storia.
Non posso non accontentarti, non so dirti di no.
Eccola.

“Qualche anno fa, in prossimità del grande fiume, viveva una donna con una bambina. La loro solitudine era loro forza. La loro simbiosi il perno dell’esistenza di entrambe. Tutto scivolava lieve come le acque pulite in cui la piccola soleva tuffarsi nei pomeriggi d’estate. Nulla minava le loro vite tranquille. Non mancava il pane sulla tavola. Non mancava l’amore. Una domenica mattina bussò alla loro porta un mendicante zoppo, sporco e senza un orecchio. Chiedeva un obolo in cambio di una bottiglietta contenente miele di manuka. <<Potrà servirle il prossimo inverno signora. L’umido del fiume certamente creerà alla piccola tosse e raucedine>>. La donna lo cacciò con una scopa di saggina, ma la bambina chiese alla madre di comprare quel miele spiegandole che il vecchio aveva ragione. Mai dire mai, sarebbe potuto occorrere.  La donna, che non contraddiceva mai i pensieri della figlia, comprò la bottiglietta che venne riposta nel mobiletto alto della cucina. Quell’inverno la bambina contrasse una brutta polmonite e venne ricoverata dopo settimane di febbre alta e convulsioni presso una piccola struttura ospedaliera della zona. Nonostante le cure non migliorava e sembrava peggiorare ogni giorno di più. Un pomeriggio, mentre la madre era a casa a preparare una minestra con le patate,  che poi avrebbe portato in ospedale alla figlia,  bussò alla porta il vecchio macilento dell’estate precedente. <<So che sua figlia sta male. Le faccia bere il miele di manuka che le ho venduto qualche mese fa. Entro tre giorni recupererà forza e vigore>>.

<<Ma tu chi sei?>>.

<<Un uomo>>.

La donna non si soffermò oltre sul dire del vecchio, prese la bottiglietta dal mobile della cucina e corse in ospedale. La bambina stava sempre peggio. Con pazienza e cura diede un cucchiaino di miele alla figlia ad ogni scoccare dell’ora per oltre sessanta ore consecutive fino a quando la febbre sparì, la piccola venne dichiarata fuori pericolo e poté ritornare nella casa vicino al grande fiume.

Cara amica mia, ora tu mi dirai: <<Che storia stupida è mai questa? Come si può guarire solo con del miele?>>. Hai perfettamente ragione. La bambina non è guarita grazie al miele, ma perché il suo destino non era ancora compiuto ed è sopravvissuta grazie alle cure mediche.

E quindi?
Quindi niente.

Oggi ho capito che l’uomo crede più facilmente vero ciò che preferisce sia vero.

Volevo dirtelo così.

Ciao

S