L’amore: favola o realtà?

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Tanto tempo fa mi sono presentata al cospetto dell’Amore come un tulipano carnale color bordeaux. Sono stato un fiore molto amato. Accarezzato. Guardato. Coccolato. Poi, durante un inverno di fredde solitudini… il tulipano che ero è appassito. I petali son caduti uno ad uno, lo stelo è divenuto fragile, infelice. Il vaso dove l’Amore mi aveva deposto era improvvisamente piccolo, inconsistente. Di me non stava sopravvivendo nulla, nemmeno le radici. Le stagioni continuavano a mutare ed io trascorrevo le giornate senza udire una parola. L’Amore mi aveva dimenticato in un angolo senza luce. Credendo di non valere più niente mi sono lasciata morire. In quel remoto spazio chiamato mondo ho visto arrivare altri steli, ortiche travestite da rosa, mazzi di prezzemolo truccati con gli occhi del passato, gramigna tatuata di dolcissime ed ingannevoli promesse future. Io e l’Amore eravamo ormai distanti, consumati, disillusi e contaminati. Sono trascorsi molti anni da quando l’Amore mi ha seppellito, ma nella mia ultima rinascita ho scelto d’esser Parola. Sussurrare piano. Avvicinarmi avvolgendo. Moderare il ritmo, il timbro, le sfumature. Non ho più avuto bisogno d’essere un bellissimo tulipano interrato per sentire d’avere un valore. Ho scelto d’essere un’espressione felice, le parole che si depositano leggere sulle labbra rosse dell’Amore quando mi vuole baciare, tra i suoi capelli al vento quando avverto che mi vuole abbracciare, nei tessuti che rivestono le sue carni amate se desidera farmi godere. Questa è la favola della mia vita, un sogno proibito per chi non sa comprendere la passione del nonsense, il pegno di ogni mio sorriso inaspettato. Un orizzonte fatto di carta e inchiostro, ove le lezioni d’amore sono un appuntamento quotidiano con me stessa ed il mio grande cuore.

Sussurrami

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Sono imprigionata tra le tue braccia, nei tuoi occhi grandi come laghi neri, nel tuo sapermi tenere anche quando non c’eri. Eppure non ho catene al cuore, lacci mentali, cinture di castità. Quando l’amore libero vive di grandi respiri e umili parole, non confonde la carne con l’anima, il sesso col dono, l’età anagrafica con lo scorrere delle stagioni, la gelosia con l’acidità. Non lamenta i giorni rubati, le umane miserie, le rose e le sue spine.
Sono imprigionata nella grande bellezza che è la tua onestà. Chiamami pure Amore, il turbamento che mi porta verso il tuo respiro  mi fa sentire l’eternità. Tienimi dentro le tasche della tua mente, mormora il mio nome e ascoltami parlare: sono l’uragano migliore che ti poteva capitare. Mi vedi ferma innanzi al tuo viso? Tu che non lo sapevi nemmeno sperare,  sussurrami sempre… che sono il tuo unico grande Amore. 

…tra impegni e cotechini…

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Il prossimo 5 gennaio sarò ospite presso il Comune di Monte Isola. Durante una rassegna annuale di premiazione di presepi e alunni meritevoli, mi sarà data la possibilità di raccontare agli isolani del mio amore per la loro terra e del perchè ho scelto di ambientare il mio romanzo “Bocca di Lupa” tra gli ulivi ed il verde lago che ospita la loro incredibile Isola. Ringraziando pubblicamente il signor Sindaco, Gian Pietro Ziliani e tutta la giunta comunale per il gradito invito, colgo l’occasione per augurare a tutti i viandanti un buon inizio d’anno nuovo. Stasera, con pochi intimi e da buona lombarda, mi gusterò:  polenta, cotechino e dell’ottimo vino rosso. Outfit: pigiama rosso e ciabatte pelose coordinate.

Auguri a tutti, BUON 2014.
Stefania

Galleria immagini presentazione letteraria 24 novembre 2013 Mondadori ex teatro Diana, Catania

Stefania Diedolo e Fonzie Brancato

Stefania Diedolo e Fonzie Brancato

Gaia Montagna, Stefania Diedolo e Paola Platania

Gaia Montagna (giornalista) - intervista Stefania Diedolo

Gaia Montagna (giornalista) – intervista Stefania Diedolo

Romanzo Bocca di Lupa

Romanzo Bocca di Lupa

Pubblico Libreria Mondadori
Pubblico Libreria Mondadori

Eccomi, sono ritornata. Prima di qualsiasi altra considerazione ho pensato bene di donarvi una galleria d’immagini a testimonianza di quanto andrò a dire perchè tutto già traspare dai miei sorrisi, dal mio volto a tratti segnato, ma felice. Amo la Sicilia. Ho fatto un viaggio indimenticabile dove sono certa di aver ricevuto di più di quanto ho donato, dove ho ritrovato parti di me stessa che avevo smarrito ed ho portato a casa, insieme alle paste di mandorla, il denso calore dell’anima che in “patria lombarda” fatico a sentire. L’amorevolezza di questo popolo ha risvegliato nel mio profondo un desiderio di complicità e voglia d’amicizia che non sentivo da tempo, presa come sono a vivere nel mio universo di cartone, di corse infinite, stelle cadenti e solitudini di giornate nere senza fine. Grazie Gaia Montagna, giornalista entusiasta dal grande cuore, grazie a Fonzie Brancato, editore che fa le cose seriamente senza prendersi mai troppo sul serio e grazie a Paola Platania, l’agente-amica che ogni volta sa bene cosa farmi trovare appena varcata la soglia di casa sua: l’abbraccio più grande che c’è. Catania, una terra viva come la montagna che la ospita, calda come la lava dell’Etna, indimenticabile come i sorrisi della sua gente.
Cit. Bocca di Lupa… “i siciliani, gente che sa parlare come gli angeli senza dir parole”. Finalmente mi sento bene. Papà, nei miei occhi sei mancato solo tu.

autografi

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I sorrisi più veri...

I sorrisi più veri…

 

Galleria immagini completa presentazione letteraria “Bocca di Lupa” del 24/11/2013 presso Mondadori Catania ex teatro Diana

r e p o r t a g e di cuore

Il giorno dopo la festa

gab11….tutto è sempre immobile e silenzioso. Sono ancora commossa. Mancavi tu papà. Sei mancato ad ogni giro di sguardo, accanto alla mamma, in un ballo solo nostro. Non mi sono nemmeno avventurata in prossimità dell’orchestra. Non ci sono proprio riuscita. Sin dal mattino, quando sono venuta sulla tomba per raccontarti come si sarebbe svolta la giornata, mi hai vista come stavo. Con gli occhi impantanati in lacrime dure di sale ti ho promesso che mi sarei presa cura di lei. E l’ho fatto, lo sai. Quel giorno ed anche il giorno a venire e tutti i giorni che verranno. Lo farò. Nonostante il grande vuoto ce l’ha fatta, è stata forte, lei ed i suoi quindici chili in meno. Io con lei. I tuoi figli maschi con noi. Ma io non ho ancora smesso un attimo di piangere. Solo stanotte ho dormito con la pace tra le braccia. “Grazie M.R, l’abito mi stava una meraviglia, grandi mani, preziose forbici. Si è solo un po’ accorciato, ma pare che la cosa non abbia disturbato proprio nessuno!”

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M. è uscito fuori dal seminato con balli americani scatenati e grandi bottiglie di champagne. Lo conosci. Lui fa così per mascherare il dolore di un assenza che per lui in special modo è stata a caratteri cubitali. Mi ha fatta stare in pena tutta la sera fino a quando mi ha sollevata in aria, per un abbraccio stretto al suo petto e mi ha detto nell’orecchio: 
<<Faccio festa per mio fratello e per nostro padre, non sono ubriaco come puoi credere, ho la capacità di far evaporare ciò che bevo prima che arrivi nel sangue>>…. e mi ha sorriso con quegli occhi furbi di chi conosce se stesso e sa benissimo cosa nascondo nel cuore. Non cambierà mai: lui è il tuo alterego, una forza della natura, tutto ciò che non oso essere io perchè abituata a vivere nella rinuncia. Così simili, così diversi. Sin da piccolo l’ho sempre protetto e gli abbiamo tutti concesso ciò che per me era impensabile anche solo sperare d’essere. Ora è un gigante buono. Buonissimo.

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“Quando è arrivata l’auto della sposa ed in ordine di apparizione sono scese la rana e mia cognata, tutti siamo scoppiati in una risata infinita. La piccola ha detto c i a o agli ospiti. Io sono scoppiata a piangere. Ho sorriso solo quando lo sposo ha avuto l’ardire di sventagliarsi come una madame accaldata. Quanto sei bello fratello. Tu solo sai… chi sono io”.

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Guardo i miei figli, i miei fratelli, mia madre ed i tuoi nipoti… padre mio…e penso che è vero: te ne sei dovuto andare via per forza di cose. Non avresti sopportato la calura di ieri. Ed è vero: i miei occhi sono spesso tristi, non riesco più a nascondermi, ma se la nostra famiglia è così bella è merito tuo. Grazie papà.  Anche per tutte le volte che non te l’ho detto mai.

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