…plurale, femminile…

donne

Chi ha creduto fossimo d’acciaio, non ha mai visto le nostre anime nude. E forse per voi è stato un bene non sapere quanti tagli nascondeva la nostra faccia da sberle.

Vi abbiamo consapevolmente fornito l’alibi dell’assoluzione, liberandovi dalla responsabilità di doverci sostenere.
Si sa che specchiarsi nell’incredibile rafforza, garantendo un’illusione di stabilità.

Chi ha sperato fossimo un approdo, non ha mai visto le nostre radici arse. E anche questo è stato un bene. Mai avremmo risucchiato la vostra linfa per garantirci un futuro, per risanare le riserve del nostro humus.

Specchiarci nel vostro egoismo ha rafforzato il nostro amor proprio, convincendoci che mai avremmo voluto esservi simili, nel bene esattamente come nel male.

Chi ha creduto fossimo il festival delle belle parole, dei gozzovigli intrisi di sesso, alcol e mani tra le cosce, ha con stupore scoperto quanta spiritualità nutre la nostra essenza più vera.

Abbiamo spaccato il mondo per mostrarci come siamo realmente, ma abbiamo perso il conto delle volte che ci siamo fatte male solo per aver detto:<<Eccoci, queste siamo noi>>.

Chi ha creduto di vederci passeggiare sulle rive spoglie del nostro sopravvivervi, non ha saputo cogliere il respiro che ci consentiva di sopportare le male parole, i giudizi, gli inganni fatti di sputi in piatti poc’anzi divorati.

Non ha voluto cogliere nei disparati colori dei nostri occhi… il sogno, la prateria che ci invade dal di dentro, la grandezza di cuori che abbiamo dovuto preservare dalle onde lunghe di terremoti mai finiti.

E non dobbiamo più preoccuparci di chi non conosce la nostra storia, ma come l’ultimo dei gossip rurali stampa con cadenza giornaliera leggende metropolitane, favole sporche per l’umanità frustrata che ancora gode del male altrui.

Oggi conta chi siamo state e chi siamo, con chi vogliamo stare e di chi possiamo benissimo fare a meno. Il resto è merce di scambio per il popolino.

Non ci piegheremo mai ai ricatti. All’anonimato. Agli avulsi tentativi di dipingerci di altri colori. Già possediamo i nostri e sappiatelo: sono indelebili.

Non saremo mai oggetti da barattare in cambio di omertose minacce e giudizi velati di follia. Quand’anche finisse il mondo saremmo ancora e sempre noi stesse. Non cambieremo i nostri sguardi color trifoglio, glicine, fiordaliso, innanzi a vani e ridicoli tentativi d’incutere paura.

Quando da bambine si diventa donne, la lega di carbonio e ferro che ci palesa d’acciaio agli occhi dei ciechi arroganti, è l’unica salvezza concessaci dalla forza che generiamo… per ingannare la zizzania e salvare il capolavoro che vive in noi.

Buongiorno donne!

Ogni volta che guardandoci nello specchio diciamo a noi stesse:<<Ma chi me l’ha fatto fare!>>, ricordiamolo: siamo semplicemente uno spettacolo!

daughter

sofy
Certi amori non hanno frontiere.

Sono oceani nervosi da esplorare,
con barche di carta stampata a fumetti.

Cieli insospettabili ove librarsi,
con ali imbrattate di tempera, pastelli e cioccolata.

 Vette inquiete di fantasie.
Lacrime e felicità turbate cantate a squarciagola,
sul pentagramma colorato
di uno strumento a percussione.

Sono amori nati su corolle fragili,
educati a stadi
con la carne ed il sangue.

Amori-aquiloni.
Delicati prolungamenti del cuore.

Non sai mai come atterreranno.
Se lasciarli sfrecciare
o frenare la loro ascesa.

Ma una volta indossati tra le braccia
e annusati di borotalco,
ti cambieranno la direzione del cuore
per sempre.

(Proprietà immagine Francesco Premoli – Soggetto Sofia Moretti)

Mamma guarda! Uno spot sulla dislessia. Finalmente i miei amici sapranno…

Tempo fa scrissi un post sfogo sulla dislessia, basandomi sulla mia esperienza quotidiana di mamma alle prese con una figlia e la sua diagnosi. Quando lo resi pubblico ero in piena crisi, le preoccupazioni e le domande erano camere a gas dove faticavo a districarmi. Onestamente devo dirvi che sul momento non mi ero ben resa conto di quanto stavo per rendere visibile a tutti, mi sentivo un caso umano solo e profondamente disadattato. A distanza di tre mesi sono obbligata a riprendere quell’articolo e porgere a tutti i miei più sentiti ringraziamenti. Le mie parole hanno dato il via ad una catena umana di solidarietà talmente lunga, che mi è stato impossibile contraccambiare il calore ricevuto singolarmente. Per chi non avesse letto il post lo può trovare qui.

E’ stato leggendo i commenti e le mail delle  tante persone che  hanno voluto lasciarmi consigli, percorsi, indicazioni e testimonianze, che ho finalmente compreso quanto io e lei non siamo affatto sole nella nostra battaglia quotidiana. Siamo un numero impressionante di genitori a condividere tutti i giorni con i nostri figli il percorso scolastico minato che è la loro vita.

I ringraziamenti di oggi sono per tutti i genitori che hanno commentato, chi ha solo visionato (ho contato un numero impressionante di like tramite facebook, ben 3.200), chi ha voluto raccontarmi la sua esperienza, chi mi conosce tramite wordpress ed ha desiderato consolarmi, chi nel ruolo di insegnante ha avuto il coraggio di esprimere le sue frustrazioni.

In questi giorni sta andando in onda questo spot dell’AID:

quando mia figlia lo ha visto ha sorriso ed esclamato:<<Finalmente uno spot pubblicitario che vedranno anche i miei compagni di scuola>>, sul momento non avevo compreso il suo dire. Poi ho capito e mi si è stretto il cuore.

Ormai lo sanno tutti che mi definisco una “bancaria per caso”, ma da alcuni anni trasformo le mie frustrazioni in passioni. L’arte di scrivere è una di queste.  Sino ad oggi ho sempre parlato del mio ultimo romanzo: “Bocca di Lupa“, come di un thriller psicologico dove gli amori socialmente discutibili snodano una trama fitta di inganni e misteri.

Ques’oggi voglio aggiungere che non è un caso se Anna, una delle protagoniste, è affetta da dislessia. Durante la creazione del personaggio ho utilizzato la sua anima per dare voce a mia figlia! L’opera, per chi ormai me lo sta chiedendo da più parti,  non è un saggio dedicato al fenomeno Dsa, è solo un romanzo di fantasia, ma come madre mi son presa la più totale libertà di dire ciò che pensa, vive e soffre realmente chi è affetto da dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia. Sono parole perfino difficili da scrivere, figurarsi da comprendere e spiegare ad un bambino che vuole solo andare a scuola.

Come dice il Dott.Finzi in “Bocca di lupa“, con specifico riferimento agli sfottò dei compagni di classe di Anna:<<I mediocri che si credono speciali, sono solo bestie da terza elementare>>.

Estratto da "Bocca di lupa"

Il dispiacere

dispiacere 3Da quando il dispiacere si è tatuato sul mio cuore, ho compreso che la vita va vissuta così com’è, senza troppe aspettative e programmi a lungo termine. Il rischio, se non avessi sentito almeno con la testa questa mia umana difficoltà di adattamento alla realtà, sarebbe stato quello di una vita vissuta tra nevrosi, psicosi e depressioni. Le Madri Puttane del dispiacere sono di genere cerebrale, sanno come alimentarlo e spesso come farlo vivere in anticipo rispetto ai fatti che ancora devono compiersi. Taluni pensano di affogare i propri dolori nell’alcol senza rendersi conto che  non sanno nuotare. Parlo dei dispiaceri. E’ quindi inutile affogarli nei superalcolici. La loro eliminazione non passa dalla distruzione dell’ umano che li ospita, ma dall’energia che impieghiamo per  far sì che diventino m a t u r i t à. dispiacere infanzia

Non ho voglia di portare nessuno ad esempio, tranne mia figlia:
<<Come va a scuola, amore?>>.
<<Quand’è che arriva il Natale?>>.
<<Scusa, ma la scuola ha aperto i battenti da meno di una settimana e tu già mi chiedi quand’è Natale? Sei scema?>>.
<<A scuola i miei compagni di classe sono dei vandali maleducati, mi viene l’ansia solo a vederli, sono dispiaciuta a dirlo, ma vivo in una situazione di disagio e devo perennemente fingere che non me la prendo quando mi insultano, sgambettano, ricattano, usano quotidianamente>>.
<<Se non sono evoluti in tre estati significa che sono irrecuperabili, me ne dispiaccio enormemente, ma io credo che tu possa trarre da questa esperienza più di uno spunto di riflessione affinchè ti possa rendere più forte innanzi alle difficoltà della vita>>.
<<Ma quale riflessione del flauto? Mamma mi cambi sezione?>>.
<<Hai gli esami quest’anno e poi te lo giuro… non li vedi più, tieni duro! Non credo che nelle altre sezioni la buona educazione sia stata distribuita in modo più equo>>.
<<Quindi, che devo fare?>>.
<<Non lasciare che abbiano la meglio sulla tua emotività, non infelicitarti per la loro scemenza, sono un branco, puoi scegliere di ignorarli o di sfidarli, ma la tua forza sta nella maturità, che nella sofferenza di questo triennio scolastico avrai certamente rafforzato, nel comprendere che valgono talmente poco da non meritare nemmeno la tua innata gentilezza>>.
<<Cioè?>>
<<Mandali a c a g a r e>>.
<<Maaammmma, se lo faccio vanno a dirlo ai professori>>.
<<Potresti raccontare pure tu… ciò che ti fanno, magari trovereste un compromesso>>.
<<Ma io non sono una spia>>.
<<Ok, non lo sei. Allora ti arrangerai da sola usando la lingua che possiedi non solo per leccare il gelato, ma anche per tagliare il ferro quando merita d’essere colpito come un fendente. Quindi rispondendo alle loro provocazioni a tono. Mi sono spiegata? Vedrai che l’indolenza, il dolore ed i dispiaceri che ti attanagliano, si libereranno e diverranno forza. Tanta forza. Anche quella che ora non credi di possedere>>.
<<Mamma tu non li conosci>>.
<<E’ vero, ma conosco te>>.
Ognuno di noi vive quotidianamente dispiaceri di diversa entità e natura, c’è gente che viene licenziata senza motivo, chi si vede rubare ufficio e scrivania dall’ultimo arrivato perché è il nipote del Presidente, chi cerca un lavoro disperatamente e trova solo porte chiuse, chi è costretto a mettere in liquidazione la propria azienda e licenziare ottanta dipendenti perché le banche hanno revocato loro le concessioni di credito, chi si sente una nullità perché nonostante gli sforzi non riesce mai a concretizzare nulla, chi ha perso l’amore della sua vita, chi ha seppellito un figlio.

Dolores. A palate. Como la mierda.dispiacere donna

Il mio dolore non è sradicabile. E’ fisso e ci facciamo compagnia. So come governarlo e da qualche tempo non prende più il sopravvento sulla conduzione della mia vita. L’ho addomesticato. Nel contempo mi riscopro ogni giorno più abile. Ogni settimana più grande. Ogni mese che passa meno illusa. Sì, perché se le grandi aspettative sono il preludio delle più grandi delusioni e quindi dei più profondi dispiaceri, l’unico modo per non inciampare costantemente è tentare di vivere in modo lieve giorno dopo giorno.
<<Mamma, comunque me ne frego dei miei compagni, non preoccuparti. Oggi il mio più grande dispiacere non è frequentare la 3E, ma non poter essere qualcun altro>>.
<<Ah sì? E chi vorresti essere scusami? Giusto per saperlo,non per dire…>>.
<<Io da grande voglio fare il Presidente del Consiglio. Peccato non esserlo fin da ora>>.

Temo di avere un problema e sono certa che finirà tutto in peggio prima che io me ne accorga. Carpe Diem, Diedolo.

Lei

Stefy e Sofy

Lei è la cosa più bella che ho fatto nella vita. Devo ammettere che non è stata una passeggiata della serie faccio l’amore, resto incinta, nasce la pupa, siam tutti felici,  perché le cose per me non sono mai facili, ma in modo indiscusso, se guardo indietro, lei resta ciò che farei e rifarei e rifarei miliardi di volte. Ed  ogni volta, per lei, ritornerei a rischiare ciò che ho rischiato. Ogni volta rimetterei in discussione la mia vita.

Che grande dono è stata. E che mistero il suo arrivo forte, nonostante i pochi grammi e la fretta. Una fretta che non ha mai smarrito. Ovunque mi giro, ancora oggi, saltella qua e là, corre, balla, canta, guarda la tv, parla e ride, sempre tutto in contemporanea al lavarsi i denti, fare la cartella, studiare o mangiare. Nella sua vita non esiste la diversificazione, dev’essere nata sotto il segno del Polipo altro che Bilancia dominata dal pianeta Venere.

L’iperattività che l’accompagna, come un disturbo attentivo inspiegabile, tracima in una dislessia globale che la rende paradossale agli occhi degli stolti. Ma io, che so interpretare la sua calligrafia illeggibile e la osservo suonare il flauto traverso o  la batteria come una musicista consumata, mi stupisco sempre della sua creatività e mi chiedo quanto tanto sa di me e quanto poco io so di quello che sa. Esplosiva, ma riservata. Divertente, ma emotiva. Entusiasta, ma malinconica. Irruente, ma dolce. Lei è una miscela di miele e fiele. Imprevedibile, disordinata, scoordinata, a tratti geniale. A tratti donna, a tratti neonata. Mi sconvolge.

“Giugno 2013 – Tu non sei più come prima. Mi tratti con durezza. Mi dai carichi sempre più gravosi e responsabilità che non voglio avere. Io non voglio essere definita una pre adolescente. Ho un pelo sotto le ascelle, me lo tagli per favore? Se prendo dieci in spagnolo papà mi ha promesso che mi farà la piscina in giardino. Ho preso dieci, ma papà ha ritrattato, dice che ha solo detto che ci avrebbe ripensato. E’ un fregone. Dici che se facciamo la piscina Neve cade dentro e annega? Io non voglio che il mio cane muoia annegato. Mamma, mamma, mamma, mamma, mamma. Ti chiamo sempre anche se sei di fronte a me così sono sicura che mi guardi. Quando parlo, guardami in faccia. Mamma. Sono sfinita di andare a scuola. Voglio andarmene al mare un mese.  Quindi, visto che non ci vedremo per trenta giorni dormiamo insieme? Se bocciano Mustafà io giuro che faccio lo sciopero della fame perché non è giusto. Come Pannella. Ma Berlusconi quante vite ha? Chi è Andreotti? E’ più importante del Papa solo perché è morto? Anche se muore il Berlusca facciamo il lutto nazionale? Ho deciso: da grande farò il detective. A scuola ho risolto un caso di furto in classe. I cinque euro di Masini erano nel pacchetto di fazzoletti di S. <<Come lo hai scoperto?>> Ho guardato nella sua cartella! <<Ma non si fa!>> Lo dici tu, a me lo fanno sempre per rubarmi la merenda.
Mamma, mi hanno detto che truccata assomiglio ad una Matrioska Russa , non truccata a Chiara del film San Francesco d’Assisi, con i capelli di lato alla protagonista della telenovelas di Disney Channel  “Violetta” , ma di base per Fugazza resto un cesso megagalattico. Non voglio mettere l’apparecchio fisso ai denti. Poi mi cadono perché non li posso lavare. Venerdì allo spettacolo di fine anno devo cantare. Ma sono senza voce. Canterò in play back? Ieri,  Mattia,  mi ha chiuso nella gabbia del cane del nonno per quindici minuti mentre lui guardava i cartoon. Ho perso tutti i Sali Minerali che avevo nel corpo per la paura. Stasera mi dai il polaramine?
<<Il Polase?>>. Sì quello.  Mi manca il nonno. Piango perché mi manca. Perché son stanca. Perché non mi capisce nessuno. Perché non voglio che quella di inglese per darmi sei in pagella  mi possa rubare un pò di voto da quella di storia dove voglio, merito e so di aver diritto ad un otto. Mamma, ma io sono anoressica, lesbica o dislessica? <<Dislessica>>. Io non voglio diventare normale, voglio essere diversa. Dislessica mi piace un sacco perché uso la calcolatrice. <<Non dir cazzate, tu sei fin troppo normale>>. E poi in biblioteca ho letto quel libro, dai… quello dove sono elencati i più grandi della storia. Tutti apparentemente somarini come me. Dislessici.  Gliela faccio vedere io ai miei compagni di classe che mi prendono in giro e mi dicono che sono strana. Sarò uno stranissimo Presidente del Consiglio e cambierò l’Italia. Una domanda: ma prima devo fare il Sindaco? O posso andare direttamente a Roma? <<Prima devi laurearti>>.
Ho deciso le cose importanti per l’anno 2013/2014: la scuola media e l’educazione a scuola. Ho gli esami di terza media e voglio dimostrare che sono matura. Tutto il resto non conta niente”.

Fantastico. Ecco perché nella stanza dei giochi non si riesce a camminare. Lo spazzolino dei denti ogni mattina lo ritrovo sul lavabo sputacchiato e mai lavato. Il pigiama è a terra. La rana Geltrude ed il cuscino Angelino sono sul davanzale della finestra. Le mollette per i capelli le trovo sotto il letto. L’angolo dei libri di scuola sembra una discarica abusiva di carta straccia e ovunque poso lo sguardo vedo briciole di biscotti e residui di Nutella Ferrero. Tutto il resto non conta niente. Se siamo solo nella preadolescenza, io farò parte di quel resto ancora per quanti maledetti anni? Devo rimboccarmi le maniche!
Nonostante la stanchezza cronica che mi accompagna, lei rimane la cosa più bella che ho fatto in questa vita ed in quelle che ancora devo vivere. Lei si chiama Sofì ed io la amo perdutamente.

…fuga nella poesia d’autore

poesia

A Juliette Dronet

Faccio tutto ciò che posso
perché il mio amore
non ti disturbi,
ti guardo di nascosto,
ti sorrido quando non mi vedi.
Poso il mio sguardo
e la mia anima ovunque
vorrei posare i miei baci:
sui tuoi capelli,
sulla tua fronte,
sui tuoi occhi,
sulle tue labbra,
ovunque le carezze
abbiano libero accesso.

Victor Hugo