L’inseguitore ossessivo

nonno-stalker

I signori maturi che vagano sui social lasciando a piè sospinto commenti del tipo “Ciao bellissima” – “Buona mattina bella, tvb” – “Buon pomeriggio tesoro, tvb” – “Una fantastica serata, tvb”- ripetutamente per venti, trenta volte in una giornata, per poi ricominciare il giorno dopo… non sono normali. La mia tolleranza è proverbiale, ma dopo aver avuto la sfortuna di beccarne uno seriale e aver soppesato bene i pro e i contro, ieri sera ho deciso che bloccarlo era il minimo che potessi fare. La legge dovrebbe impedire a chi ha disordini mentali di arrivare in rete, introducendo l’obbligo di trasmettere un certificato di buona salute psichiatrica ai gestori dei social, per poi fare l’ingresso con i modi dovuti come quando si entra in casa di chi non si conosce. Mi spiego meglio: vi immaginate se da domani mattina quando esco per andare in ufficio, in posta, al mercato, a teatro, comincio a dire a tutti quelli che incrocio: ”Buona mattinata gioia, ti voglio bene”, tempo mezz’ora e mi scaraventano all’unità di Crisi Psichiatrica di Bergamo e riuniti. Perché tutto questo in rete accade quotidianamente e passa impunito? Bloccando il personaggio non credo d’aver fatto il suo bene, ho giusto fatto il mio finché, ne sono quasi certa, troverà il modo di crearsi un nuovo account e tornare a regalarmi le sue perle di saggezza da frustrato inseguitore ossessivo. Potrebbe essere innocuo, ma perché devo sopportarlo? Perché noi donne dobbiamo reggere il peso di questa specie umana? Ieri sera, su invito di un’amica, ho aperto per la prima volta la pagina del soggetto e sconcertata mi sono trovata innanzi ad un tripudio di donnine con tette e culi al vento in guepiere di pizzo, ma io non sono né provocante, né una figa del duemila. Com’è che mi ha confusa con il genere da lui tanto desiderato? Questo signorini erotomani ultra settantenni potrebbero benissimo collegarsi a YouPorn, un sito web di pornographic video sharing.  Non ci credo che non lo conoscono. In Italia è uno dei sette link più cliccati. Anche quello è una specie di social, lì nessuno fa distinzione di quale estrazione sei, cosa ti piace fare, guardare e pensare. Ci si collega giusto per guardare e magari partecipare con telefonate hot a costo di suon di Euro. Sui social come Facebook, Instagram e Twitter il voyeurismo quello vero, il sesso a pagamento quello vero, il sollazzo delle pulsioni erotiche… è fuori contesto. Come diamine non lo capite omuncoli dalle braghe calanti? Credetemi… a voi che la natura ha donato fantasie ossessive, esistono luoghi deputati per starvene tranquilli nel vostro mondo. Le donne, le ragazzine ed i bambini dovete lasciarli perdere, vi rendete conto che vi muovete a rischio querela? Domani mattina, che è lunedì, andate al centro di psichiatria dell’USL della vostra città e autodenunciatevi. Non accade nulla di pazzesco. Siete malati. Vi fanno sedere per rispondere a qualche innocua domanda, vi somministrano un beverone di benzodiazepine, una punturina e vedete subito come state meglio. I calzoni tornerete ad abbassarli solo per fare la pipì.

“Bocca di lupa” – Intervista per Teletutto e presentazioni in programma per il mese di febbraio 2014

Mi rendo conto che ci vuole un bel coraggio a postare questo video perchè mi riprende al peggio della mia forma fisica: mi ero affettata l’anulare solo qualche giorno prima e non ero solo dolorante… di più, ma quando ieri sera io e mia figlia lo abbiamo visto… abbiamo pianto per le risate che ci siamo fatte. A questo punto accantono il pensiero del mio esser poco telegenica e lo mostro anche a voi che siete i miei amici di parole. Vi giuro che dal vivo rendo meglio. Qui sono pallida come un cencio lavato. A tratti affetta da strabismo rotuleo o divergente. E poi, accidenti papà me lo dicevi sempre, parlo alla velocità di un raggio missile. Oh dear!

Intervista Stefania Diedolo – Teletutto

Visto che ci siamo vi anticipo, per chi fosse interessato, che sabato 15 febbraio alle ore 17:30/18:00 presenterò “Bocca di Lupa” presso la libreria Mondadori di Bergamo – Conca d’Oro – via Santa Caterina 19/c (a breve la locandina con l’evento).

Stefania

…baci d’altri tempi…

bacio

Quando hai deciso di darmi quel bacio… ho capito che stavo per prendere un’autostrada appena asfaltata e che non sarei più potuta tornare a quell’attimo prima che esiste tra la tensione emotiva e l’abbandono. Un bacio lieve, il tuo, come quelli dei film in bianco e nero nelle pellicole degli anni cinquanta.  In un angolo di mondo remoto, dove fuori da noi tutto andava veloce, hai scelto di fermare il tempo sulle mie labbra e di lasciarci la tua impronta sconosciuta.
Ancora oggi non riesco a non ricordare l’imbarazzo per la “situation comedy” in cui siamo riusciti, senza previsioni alchemiche, ad infilarci. Io, che pensavo a tutto tranne che alla possibilità della tua bocca sulla mia. Tu, che stavi in ansia da tempo e non avevi parole, perché pensavi solo se era il caso di osare. Io, che tutto credevo fuorché d’essere il tuo tipo. Tu, che immaginando ti avrei mollato un cazzotto in pieno volto, hai quasi ondeggiato nel vento prima di porgere la piega naturale del tuo viso verso me. Io, che ho sempre creduto d’essere rigida ed invece non lo sono. Tu che, in un caleidoscopico cielo di emozioni, mi hai fatto perdere il sonno con un bacio vintage da scuola media, modello: Cary Grant e Greta Garbo. Ancora mi vergogno. Per l’ingenuità. La follia. L’urgenza… che tutto pareva essere, tranne il senso comune di “fretta”, bensì un lento danzare fuori tempo, fuori luogo, fuori stagione, fuori dalle case, fuori come i fiori sulle balconate.
Dio che vergogna per l’inconcludenza. L’irresponsabilità. L’imbarazzo del tempo andato per un bacio che invece è rimasto. Tra le pieghe del tuo sorriso. Sulla mia sciarpa di lana.
Siamo anime senza confini. Viviamo alla giornata perché non abbiamo necessità di rassicurarci che ci sarà un domani. Esiste l’oggi. Che è tanto. Che è tutto. Un bacio, per suggellare un patto. Che tutto sarà semplice. Quasi normale. Come camminare vicini. Fare la spesa. Ballare danze latine alla luce della luna. Un bacio alla francese, alla spagnola, alla russa. Un bacio americano. Un bacio made in Italy in una Venezia da bere che mi ha ubriacata prima ancora di arrivare a prendere in mano  il primo bicchiere. Un bacio tra “conosciuti semi-sconosciuti”, con una forma nella mente simile ai palloncini colorati che poi volano via. Alla gaiezza di quando la musica distrae le volontà, il troppo parlare nasconde la timidezza, le lacrime confondono gli stati d’animo, il gianduia si fonde con la crema pasticcera e trasforma una torta speciale in un substrato di crema a delinquere per il colesterolo.
Che bacio inenarrabile. Forte della timidezza che ha permeato il suo sviluppo, ha invaso senza chiedere perché e per come. E mentre nel dopo,  abbiamo continuato a vivere come personaggi di un fumetto, la vita ci ha regalato ore buie e spaventose o nuovi capitoli di avventure e giochi da reinventare. Perchè ciò che conta è l’essere, non l’apparire. Perchè la commedia di maschere ed abiti d’epoca è giusto lasciarla ai teatranti.
Il primo bacio è un furto, dice Ramón Gómez de la Serna, Greguerías, 1917/60
Io dico che il primo bacio è “un numero primo“. Di una lunga serie che ti rallegrerà la vita fino al matrimonio. Quelli che vengono dopo sono tutta un’altra storia. Ora, se dobbiamo parlare dei baci di quando ci si sposa, la mia storia potrebbe iniziare così: è stato quando hai deciso di darmi quell’ultimo bacio… che son tornata finalmente a vivere

libera

Lei: “Penso sempre a te”. Lui: “Io mai, per questo ci compensiamo”.

non è nemmeno cioccolata

Sono Nutella dipendente. bagno nutella

Lo affermo subito, prima di cominciare a scrivere,  perché non voglio far la parte di quella che finge che potrebbe anche farne a meno. È una sorta di malattia, lo so. Altrimenti non saprei giustificare il mio essere compulsiva, soprattutto quando mi ritrovo in mano il barattolo. Nel 2012 mi ero disintossicata. 9 mesi senza nemmeno incrociarla al supermercato. Cambiavo corsia. Poi il tracollo e di nuovo l’assuefazione. Non so spiegare cosa sia peggio: se il pensarla sul ripiano alto del mobile della cucina o il dubbio che il barattolo possa essere vuoto. In ogni caso soffro. La mia è una battaglia persa che inizia a colazione e termina prima di andare a dormire.
“La voglio, ma mi pento subito di volerla così tanto. La vorrei ed il pensiero mi tortura finché non cedo al bisogno di un cucchiaio da minestra ricolmo. La vorrò… perché ne sono certa che lei, Nutella, resterà una passione da combattere fin quando avrò vita”.
Quando ero una bimbetta delle elementari,  la merenda consisteva in tre michette all’olio – quelle tonde della fornaia Emma, quella che stava dietro un bancone altissimo color verde bottiglia – ripiene di Nutella cremosa e mezzo litro di latte freddo della “Galbani vuol dire fiducia”,  che bevevo direttamente dal tetra pack con la cannuccia che conservavo la domenica dopo esser stata al bar degli Alpini a bere la spuma con mio zio (dal punto di vista sintattico questo pensiero è lunghissimo, lo so, ma quando ripenso a me da piccola non riesco a mettere punti, togliere congiunzioni ed accorciare i periodi,  forse perchè in un attimo mi son ritrovata già grande?).spot nutella

In quei meravigliosi anni dove non possedevo niente, tranne una bici da cross, mangiavo senza sensi di colpa e pace amen. Stavo in petto a Cristo per la serenità.

Perché invece oggi vivo il mio rapporto con questo comune alimento conosciuto in tutto il mondo come un senso di colpa?
Non lo so, non l’ho mai capito e non credo riuscirò a farmene una ragione.
Forse è  l’associazione mentale Nutella = Bambino che mi manda in difensiva ed essendo adulta tendo a consumarla di nascosto perché la ritengo una cosa infantile? Eppure, dallo svezzamento, tutti i cibi che ci vengono propinati dai nostri genitori sono consumabili da che si hanno i primi due incisivi fino a quando saremo costretti a mettere la dentiera. Cos’ha di così diverso la Nutella? Si insiste nel definirla “cioccolata” quando di fatto non lo sarà mai:  è solo una crema  di nocciole, zucchero e cacao. E non è nemmeno così ottima al palato, è di produzione industriale e fa tanto, ma tanto ingrassare. Se ci penso proprio bene, ha pure un retrogusto amarognolo. Eppure io la agogno. Si mormora che la ricetta sia segretissima, ma io resto convinta che, come per tutte le cose inspiegabili del nostro pianeta, contenga qualche amido che da dipendenza. Senza presunzione, so che chi mi sta leggendo in questo istante ed è della famiglia dei fans, fa di sì con la testa e mi capisce visceralmente. Perché la dipendenza da Nutella è un fenomeno sociale inspiegabile. Come Facebook. Come Twitter. Come l’ iPhone, iMac,iPad, iPod. Usi comuni per gusti che accomunano le masse. Ma non voglio divagare.
Tornando alla famosa cioccolata trovo che la sua pubblicità sia talmente intrisa nel tessuto delle case italiane, da far credere alle mamme che dare la Nutella ai propri figli sia cosa buona, calda e salutare.spot-nutella-anni-235892_tn 
Io resterò Nutella dipendente in lotta con la mia testa razionale tutta la vita, oramai sono rovinata, ma so che la cioccolata che amo…tanto buona non è.

È solo buona per il “cuore”. Eh sì, è  una coccola da mille calorie a botta per il colesterolo, ed una meravigliosa carezza per l’anima.

 

Come resistere?

Tratto Crema - Rovato

Stamane l’immagine di cui sopra mi ha accompagnata nel tratto Crema-Rovato per una buona mezz’ora. Nonostante il mezzo viaggiasse a trenta all’ora, non volevo superarlo perchè  un super camion così fico io non lo avevo visto mai. Dopo aver riso per dieci minuti (ed è difficile farmi sorridere ultimamente), aver cercato di scattare la foto che vedete (il sole in fronte non mi concedeva grandi possibilità, questa che ho postato dovrebbe essere lo scatto numero 50) ed aver chiamato un paio di amiche per condividere l’ironica pubblicità, ho pensato che lo spot della società  “le Naturelle” è estremamente educativo.  Difatti: guardare indietro è importante per evitare di inciampare sempre nei medesimi sbagli, ma anche guardare avanti deve avere l’adeguata prospettiva. Giusto per evitare di insinuarsi tra le chiappe degli altri o fare una frittata. Le chiappe potrebbero rivelarsi di materiale ferroso e la frittata troppo immensa per saperla poi sbrogliare. Come resistere? Rido e di questo ringrazio le galline.