domenica pomeriggio

casa

Le mie domeniche pomeriggio fuggono così, chiusa in casa scrivo e cancello come fossi gesso e spugna. Perché non finisco mai di comporre, girare, invertire. Mi tirano matta queste creature incerte. Non sanno se amare, ferire, perdonare, gioire. Preda delle loro velleità sempre più spesso mi chiedo perché. Perché lo faccio? L’arte in qualche misura segna il confine tra la vita e la sopravvivenza. Tra l’ordinario e l’anticamera della follia.

siamo pazzi, arrendetevi

pazzia

Ormai le aziende lavorano con l’obiettivo di raggiungere budget mensili, oserei dire settimanali, per non parlare di quelli che misurano il performer giornalmente. Io mi dissocio da questa follia collettiva che non tiene in conto della realtà, delle variabili, dell’imprevisto, gli umori e pure la sfiga. Dire che mi sono rotta le palle di queste misurazioni espresse in euro non palesa il mio sentire profondo. I veri leader dovrebbero imparare a coordinare e fare una disamina coerente, non sparare nel mucchio e rincorrere l’impossibile. I soldi non si trovano sugli alberi, globalizzare le potenzialità delle aree è come dire che siamo tutti belli, biondi e con gli occhi a raggio laser. E il muro si fa sempre più vicino. Chi si sta per sfracellare è talmente cieco da vedere solo l’egocentrismo che lo guida, ma io ci vedo bene e ancor meglio sento col cuore. Oggi mi accomodo e aspetto l’inizio della fine. Non voglio essere protagonista di uno scempio. Assistere o defilarmi è tutto quello che mi resta da fare. Quando ho detto che non possiamo andare avanti a tirare all’infinito, mi è stato risposto che siamo pagati per fare gli asini. Non sono mai stata un somaro, nemmeno quando da adolescente ho sperimentato il paese dei balocchi. Quando chi istiga capirà che stiamo percorrendo una strada senza via d’uscita, potrà solo impiccarsi. Sto pensando di comprarmi un appezzamento di terreno e dedicarmi all’allevamento di animali da cortile e la produzione di alberi da frutto. Ritorno alle origini. Scelgo di rinascere, perché in una quotidianità come quella che sperimento da troppo mesi… puoi solo morire.
#coscienza
#solocosesane

Io penso

team
Team riunito. Ascolto voci e guardo mani. Spiego e coinvolgo. Sei paia di occhi puntati. Numeri e proiezioni. Sono qui col corpo e la mente, ma è normale per me essere altrove. Non siamo venuti al mondo per nutrire il nostro cuore di grafici e budget. Siamo nati per imparare l’amore. Com’è potuto accadere che non lo capiamo?
#dimensioniparallele

Vivi ogni attimo come se fosse l’ultimo: perché è l’ultimo.

FELICI~1
…esistono giornate, come quella di oggi, in cui arrivano notizie talmente pazzesche da convincermi che devo andarmene dall’ufficio e camminare per un paio d’ore col naso all’insù. Perché è raro che mi capiti, ma oggi sono triste e felice contemporaneamente. Triste perché so di aver ricevuto un salve aeternum  e felice perchè… g
ià… che gran bel perché

Io direi di diventare tutti contenti senza chiederci perché. Quino, (Miguelito)