l’oro delle mani

mani

Le mani sono oro.
Mi accarezzo da sola
mentre annego nei ricordi
e ripenso a quando sapevo piangere di nulla,
indossavo scarpe riciclate,
la mancia della domenica finiva in cioccolata
e sognavo di dare il primo bacio.
Queste mani ferite,
sudate,
a giorni tremanti.
Tu non sai cosa so fare con loro
e il contributo sincero del cuore.
Il mio valore aggiunto
… nascosto nelle tasche delle stagioni.

Infinitamente tu

desiderio

Ho bisogno delle tue labbra. Un’urgenza imprevista e devastante, come fossimo amanti frementi nascosti tra i portoni dei palazzi e protetti dai muri scrostati della città.
Mi chiedo cosa ti sei messo in mente dopo aver appreso che far l’amore sarebbe stato un pò come carpirmi l’anima!
Non rimuginare sulle parole sussurrate in quel teatro di provincia, alle confidenze timide dei primi incontri.  Me ne faccio carico io che ne conservo il monopolio. Se desideri le impilo e le trasformo in coreografia per una commedia melodrammatica da lasciare ai posteri.
Ora pretendo solo di sapere chi sei e cosa mi hai fatto.
Non sono quieta se rievoco quel tuo sguardo penetrante sulle mie mani. Non sono obiettiva se come in un’istantanea ti rivedo mordere ripetutamente  il labbro inferiore.
Ti aspetto nuda di preconcetti appoggiata ad un marcapiano denso di respiri e peccati. Sogno un bacio denso. Mi basterebbero le tue labbra per capire quanto son dentro te. Il desiderio di noi, seducente e delicato, ha trasformato la trepidazione dell’aspettativa in un fremito di afflizione. Mi sussultano i pensieri, le sciarpe, le impunture giallo oro del cappotto, mentre m’incendio e mi spengo al ritmo delle luci dei balconi… di un Natale già consumato, che quasi non ho avvertito passare.
Sogno i tuoi capelli ondulati tra le mie dita magiche. Le tue mani lisce tra le mie cosce calde. Il tuo sospiro arrendevole adagiato sui miei piccoli seni. Desidero una notte senza autocontrollo, senso e nome.
Mentre sono in attesa tengo gli occhi socchiusi e bacio l’aria circostante cercando d’immaginare di quale sapore sarai. Gelsomino? Ginepro? Tamarindo e limone?
Quando mi toccherai fa che non ti debba chiedere mai niente, fa che nulla sia scontato, ch’io possa bastarti. Quando mi stringerai tra le braccia, fa che tutto scivoli come pioggia sugli specchi.
Non abbiamo tempo per costruire il senso, non abbiamo una logica tangibile che possa assicurarci l’eternità.
Quand’anche fosse  solo una parentesi d’azzurro, non compromettere con infiniti dubbi l’evidenza di questo mio sussurrare piano il tuo nome, mangiami e tremami addosso, così ch’io possa sentire lo scorrere del tuo sangue dal ventre fin sotto il collo della camicia.
In questo tempo sospeso, tra paradossi e rivendicazioni, ho saputo scorgere solo un sorriso felice danzare dentro i miei occhi: il tuo. I ricordi confusi me li ha spazzati via la tua delicata innocenza, le movenze candide del tuo camminare lieve sulle punte dei piedi.
Baciami senza rimandare a domani ciò che appartiene all’istante. E’ giunto il tempo di un amore nuovo, un amore diverso. Vuoi stare con me per sempre, giorno e notte e senza eccezione… all’estremità dell’universo?

Sogno di 1/4 d’EstaTE

Sogno%203

Eccomi,
mio tormento,
nuda
sotto
sopra
di fianco
a Te.
Ti darò milioni di baci
pur di sentirti dentro.
Tenere carezze
sul tuo delicato collo,
mentre tu…
corrisponderai acrobate
sin tanto a diluirti
nella mia identità.
Ti strizzerò i lobi,
lucenti di gemme diamantee
e girerò sul tuo ventre
fino a sballarmi di poesia.
Tu, mio mistero,

esistenza perfetta.
Tu,
che baci con ardore

la mia malinconia,
accarezzi delicatamente
i residui della mia gioventù.
Tu,

che sei l’origine
di questa nuova immensità.
Hai coscienza d’essere al centro
di questo strabiliante volo?
Tienimi stretta.
Suvvia.
Fammi viaggiare
sopra orgogli,
muri,
cieli bui,
paure,
limiti temporali.
Tienimi abbracciata al tuo corpo solido.

Fammi volare oltre la vita.
Oltre la notte,
le aquile,
i lampioni spenti,
le stelle cadenti.
Nuda,

apro queste mezze ali spezzate
e mi abbandono a te.
Non sono niente di niente,

ma sono tua.
Coltivami
come humus florido
e godi del mio corpo.
“Godi”, ti sussurro.
“Come non hai creduto
di saper fare mai.”
Piena di parole,
sono oggi,

in questo istante preciso,
accanto a questo ramo di glicine:
parlo alla tua mente.

“Quando percorri la vita

lontano dal mio sguardo
non dimenticarti mai del mio odore.
Non dimenticare mai
che cosa è stato,
la saliva,
che cosa è ,
il sapore,
che cosa sai,
la densità

che cosa c’è,

dentro te di me”.

sogno

stato di fatto

 

stato di fatto

È lieve il male,

contrasta in modo stonato

con l’emotività accesa

che a tratti striscia sotto il derma. 

Delicatamente tenta la scalata.

Ma io sono un campo di conflitti.

Non c’è più nulla che può guastarmi. 

Sono stata trafitta ovunque.

Ho spalle generose.

Il cuore fragile.

La testa introspettiva.

Le mani calde.

L’anima sempre più smisurata.