Sussurrami

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Sono imprigionata tra le tue braccia, nei tuoi occhi grandi come laghi neri, nel tuo sapermi tenere anche quando non c’eri. Eppure non ho catene al cuore, lacci mentali, cinture di castità. Quando l’amore libero vive di grandi respiri e umili parole, non confonde la carne con l’anima, il sesso col dono, l’età anagrafica con lo scorrere delle stagioni, la gelosia con l’acidità. Non lamenta i giorni rubati, le umane miserie, le rose e le sue spine.
Sono imprigionata nella grande bellezza che è la tua onestà. Chiamami pure Amore, il turbamento che mi porta verso il tuo respiro  mi fa sentire l’eternità. Tienimi dentro le tasche della tua mente, mormora il mio nome e ascoltami parlare: sono l’uragano migliore che ti poteva capitare. Mi vedi ferma innanzi al tuo viso? Tu che non lo sapevi nemmeno sperare,  sussurrami sempre… che sono il tuo unico grande Amore. 

…riflessi…

abbracciami

Stanotte tremavano le mani, gli occhi e le gambe.
Sono ancora un reperto fragile.
Perdo le parole dalle tasche della mente.

Il mio sguardo riflette l’immagine di una sedia a rotelle
che amplifica il mio bisogno d’essere abbracciata.

“Stringimi forte e dimmi che mi vuoi bene.
Ti prego stringimi più che puoi.
Dimmelo che se anche non son perfetta
non sono il peggio che ti poteva capitare.
Con la testa ti dicevo che ti amavo, che ti amavo,
che ti amavo, che ti amavo.
Ma tu non lo sai.
Non vado dove tu vai.
Non mi siedo dove tu sei.
Ti cerco con gli occhi
e ti osservo,
da dove non puoi capire.

La mia evanescenza non è un caso.
Il garbo ha preso la maleducazione e le male parole
e ne ha fatto polvere di ruggine amaranto.
Sono un senza senso sparso come polline”.

Non si può vivere per sempre.
Vivere così.
La realtà sarà una sedia a correre per gambe vecchie.
Smagrite e chiazzate di ematomi color vinaccia.
Di quel suo profumo antico.
Di mani grandi.

Non so vivere senza.
Negli occhi il ricordo dei tuoi,
colmi di ogni cosa non detta, 
nei miei.