Dedicato

amore perso

Da pochi giorni mi sei apparso in sogno col tuo giaccone blu della Marina Militare e mi hai chiesto scusa. Eri giovane come allora e nella mano sinistra avevi il mio carillon.

Se l’innamoramento ha mille profumi, il tuo esser vissuto ha un unico odore. Quello che ho tatuato sulle palpebre degli occhi… sin dal primo pomeriggio che abbiam parlato d’amore.

La mia bocca, che vagamente ricorda quel tuo intenso sapore di mandarino, non ha fame di cose da dire. Muta… respiro l’aria e provo a scriverti una risposta, ma è presto per farti riaffiorare. Brucia ancora la gola.

Quattro anni fa, con quel violento gesto inaspettato, mi hai inesorabilmente graffiato il fiato.

Anche se le stagioni migliori mi son costate care, ti ricordo sempre con i bagliori dell’anima e il coraggio che la vita mi ha regalato. Amavo quel tuo sapermi sfiorare piano, quel non lasciarmi far niente. Quello sguardo innocente che cercava pace nella mia innocua, irrequieta vita.  E se sorridevo, era perché ti rivedevo bambino a casa di tua nonna a stringer mani rugose… per la paura di scorgere i topi attraversare la cucina.

Non temevi le sfortune perché sapevi d’esser celato tra lacrime scrostate e tutte quelle cose che mai avresti cercato. Per te il “nonsense” non aveva né forma né ragione. Sapendo che i rami perdono le foglie ad ogni cambio di stagione, non avrei dovuto lasciarti sfiorire in nessun altro luogo che non fossero le mie braccia. Ma avevo smesso d’amarti, contagiata dal tuo deserto razionale.

L’amore della gioventù porta con sé vaghi ricordi, eppure il calco del tuo volto mi è rimasto impresso nel sangue. Quel profilo mediterraneo, molto intimo e poco mondano. Saprei disegnarlo a mani nude, sulla sabbia fine e calda del mare che amavi guardare dal basso delle tue già evidenti fragilità.

Il giorno che hai scelto di non esser più di questo mondo sono stata povera del nostro passato, nonostante il tuo incanto già vivesse tra i ricordi amari della fine. Degli anni che mi hai lasciata andar via sperando invano di vedermi ritornare.

La giovinezza dell’amore non aveva mai avuto bisogno di parole. Tu mi cercavi con gli occhi e nel tuo sguardo greve mi sconvolgevo. Se le farfalle, i fiori ed i motori sono stati i prolungamenti dei tuoi sogni, baciare le tue labbra è stato il mio primo vero, immenso e desiderato urlo di libertà.

Sono sempre stata terribilmente emotiva e ritardataria con te. Anche oggi non mi smentisco, ma sarebbe un riscatto se stanotte fosse l’ultimo Capodanno, quello datato 1985. Oggi saprei spiegarti perché non potevo più essere il tuo rifugio, invece di negarmi con un secco “no” che a distanza di un secolo risuona ancora come vuoto a perdere.

A te che mi hai insegnato a lottare per le cose che amo, auguro il giusto riposo del guerriero. Ovunque tu abbia scelto d’andare, stasera so che finalmente ti posso perdonare.

Uno sguardo al cielo, uno sguardo dentro me

SGUARDO AL CIELO

Un giorno smetterò di guardare il cielo per leggere una risposta o sperare di vederti passare col giaccone blu dei ricordi lontani. Cerco sempre qualcosa di te, soprattutto quando le tracce sono chiare e le forze non sono di polistirolo ammuffito. I giorni non corrono realmente e non ho dimenticato di chi sono figlia, anche quando i rimorsi non sono più un dolore ed ho cessato di obnubilare le ferite mentali barcollando in pillole rosa. Per ora ho solo ali di carta velina, ma nel giorno più dolce mi rivedrai in volo, padre. In bilico, diventerò il respiro che ti ha ingannato e sarò di nuovo all’altezza di quel nome che traduceva la modestia del tuo vivere. Se con la tua dipartita mi hai salvata da me stessa, ti restituisco la vita mantenendomi integra. Ultimo baluardo concessomi dal destino per onorare il calore di quella mano che, accarezzandomi piano la testa, sapeva intuire e lenire ciò che mai ho ammesso d’essere: fragile come foglie d’autunno.

Proprietà immagine Stefania Diedolo

m a n c h i

mancanza

Ieri sono venuta a trovarti al cimitero.
Lo so, non lo faccio spesso, ma mi fa stare male l’idea che stai chiuso lì sotto.
Mi sono seduta sul nostro cognome,  impresso nella pietra,  ed accarezzandone le prime lettere mi è arrivato sul palmo della mano tutto il calore del sole.
Come un bagliore ho intuito che forse stai al caldo anche tu, che non puoi sentire così freddo, come temo, come dispero.
Per la prima volta in quattro mesi ho sorriso al tuo amato viso stampato sulla ceramica e mi sarei sdraiata volentieri sulla pietra dura, accanto a te.
Forse comincio a capire la mamma.
E forse comincio a capire me.
Mi manchi papà.mancanza-foto

La vita mi ha cambiata

stepiccola

La vita mi ha cambiata.
Ora vedo anche ciò che non ho saputo vedere mai.
L’ultima goccia di birra che scivola nel bicchiere.
La ruga che a mia madre taglia il viso di netto.
L’occhio lucido di chi mi vuol bene e trattiene il pianto.
I granelli di polvere che intasano il mio cuore.

Ho iniziato a spostarli uno ad uno.
Sono granelli appuntiti.
Mi fa paura sapere che un giorno potrei tornare a sentirlo battere libero.
Perché anche il cuore si è contratto e possiede una velocità che disconosco.

Il dolore mi ha consumata viva.
Sono l’ombra di un roseto sfiorito.
Ora mi mancano tutte le cose che non avrei creduto mai.

La sua grande mano sulla mia testa.
Quel suo chiamarmi ceti piano.
Il grappolo d’uva da due chili e passa,
le pere william, i fiori che amava.

A tratti mi chiedo se quanto iniziato è il principio di un finale
o la messa in scena di una partenza.

Tutto questo scomparire è dannoso: non può far bene.

Si è smarrito anche il principio dell’orrore.
Ho così temuto la sua dipartita e per così tanti mesi,
che non ricordo più i giorni felici in cui ho pensato:
sarà splendido farmi un bagno con lui al mare.

Eppure sedici giorni fa mi ha sorriso,
io l’ho accarezzato  e ci siamo dati appuntamento
a Serina per Giugno.

Ti amo papà, perché mi hai lasciata proprio adesso?

La vita mi ha cambiata.
Ora la lascio andare.
Ora la vivo senza contare le ore.
Ora non mi vergogno più di farmi vedere piangere
e farmi abbracciare, dire di no, dire di sì, dire ciò che sono.

Sono senza difese, i muri sono crollati.
Non riesco nemmeno a scendere dal letto.
Tra le mie mani continuo a risentire le sue
e non posso staccarmene.

Non posso.
Non voglio.
Non sento nient’altro.

“Si ricordi anche di vivere…”

 

Inutile correre:
è troppo tardi, lo so!
Ho atteso il giusto tempo,
ho sperato,
ma l’ho sempre saputo,
che sarebbe stata
una salita ripida.
Ho dato tutto
ed ora
non possiedo più nulla.
I pensieri corrono
e  l’ansia divora ogni istante
della mia personale 
corsa quotidiana.
Magari, con un fiore
tra le mani,
invece di questa maglia d’acciaio
che copre la mia dolcezza,
saprei ritrovare
la mia essenza.
Romantica e densa.  
Sono andata oltre la fine,
il principo è rimasto sepolto
insieme al mio disincanto:
pare difficile sopravvivermi.
Lo sanno tutti,
eppure fingono:
che il mio è solo un attimo.

E c’è chi si accontenta.
Chi gode comunque.
Chi se ne frega.
Chi  ha sempre fame.
Chi piange.
Chi vive d’elemosina.
Chi non capisce.
Chi pensa di possedere ogni verità.
Chi si lamenta e non sa fare altro.
Chi si obnubila di alcol e droghe.
Chi si ammazza di sport.
Chi non esce mai.
Chi scopa con chi.
Chi ha il cuore frantumato.
Chi si muove stonato.
Chi mi guarda incantato.

Io non mi accontento di sopravvivere.

“Signora, si ricordi anche di vivere…”
“… ha ragione M. Da domani, dopo la colazione, vivrò…”

Protesi

Oggi ho guardato il cielo. Sono mesi che cammino a testa china scordando tutto questo azzurro. Ho poi allargato le mani e le ho distese nell’aria;  come a voler volare. Scoprendo  le braccia pesanti come l’acciaio  ed i piedi inchiodati all’asfalto;  ho pianto. Me ne farò una ragione? È come essere infermi  ed ancora non crederci. Annuso l’aria che sa d’autunno e m’illudo d’esser bella,  bellissima. Come allora.

Ciò che mi serve  è  solo un abbraccio disinteressato. Un bacio non urlato. Un filo di trucco a coprire le occhiaie. Un tulipano mai ricevuto. Una foto che sia solo per me. Una verità vera. Un sorriso non di circostanza. Un atto di fedeltà. Un risparmio spontaneo”.

Corro. Sulla testa troppo azzurro.
Vado a cercare una protesi per il cuore.