Un tutto così intero, che mi ha strappata

 onbed

Fatica.
Sfinimento da rigetto. 
Troppe sentenze.
Troppo di tutto.

Un tutto così intero, che mi ha strappata. Di conseguenza non parlo più. 

Mi siedo nell’erba del giardino di mio padre e lo rivedo potare le rose, raccogliere le pesche.

Devo ritrovare un minimo di silenzio, un adeguato momento che sia così individuale da riuscire a convincere gli altri che non esisto. 

Gli altri. 
Chi sono gli altri? 

Le formiche roditrici allentano la presa ai danni della mia testa e sigillo i miei occhi. 
Sciolgo tutto. 
Ho finalmente gettato la spugna. 

Le mani, le idee, i pensieri vagabondi, le calze, gli sfinteri.
Il mio sangue è andato in acqua, il presente può anche andare in merde per quanto poco mi concerne. 

Sapete che m’importa di chi parla e non conosce, di chi sputa sui fiori colorati fingendo sia gramigna e mangia i cadaveri a colazione?
M’importa tanto quanto una bazzecola. 

Dopo questo troppo di tutto: non vedo, non sento e non parlo più. 

Sono il buco più piccolo dello scolapasta d’acciaio di mia suocera.
Sono la cimice più verde e più lenta del pianeta. 
Sono un’ inezia fatta donna perché sono scassata di solfe, lagne, lamentele e tristezze!
Di conseguenza facciamo che sia un …basta, un fine, stop, alt, chiuso.

Rotta di palle, d’orecchie, di occhi e di cuore.
Basto ed avanzo per i collezionisti di ossa .

Non facciamo calcoli.
Non investiamo soldi.
Non viviamo in attesa.
Facciamo come se io scomparissi.

Siccome sono una che proprio non è nessuno, non posso urtarvi, ledere i sentimenti, alterare il vostro stato umorale. Passandomi accanto andate oltre, non guardatemi: vorrei esser trasparente.

Il residuato bellico di uno scontro tra lombrichi. Le unghie dei piedi tagliate e gettate nel water. L’acqua sozza di quella pozzanghera perenne dietro casa. Un meteorite spento. Un buco nero. Il cespuglio nano sempreverde ed insignificante del parco Tarenzi. Quello che d’estate puzza di cacca. Sì, proprio di cacca. Anche i bambini lo sanno. 

Che diamine vi aspettate da una caccola?

Perché investire tempo a chiedere e cercar risposte.
Non c’è più il tempo delle domande e non esiste più nemmeno il tempo delle mele rosse come risposte. 

La donna che aveva il potere di influenzare gli umori altrui. La donna del meteo mentale… non esiste.

L’ho sempre detto sin da piccola che Bernacca era mio zio. Sono stata l’imbarazzo sottile di mia madre che smentiva di continuo dicendo che avevo molta fantasia. Comincio a credere che, nonostante la giovane età, avevo già capito tutto della vita.

Essere il fulcro delle considerazioni altrui è una fottutissima fregatura.
Molto meglio interpretare la potenza.
Ancor meglio la resistenza.

Se resisto e nessuno si accorge che son rimasta viva, magari mi lasciano risorgere?
Se resisto e sopravvivo alle pressioni, magari ritorno ad essere normale?
Se resisto e mangio tanto, forse la smetto di dimagrire?

Ieri sera, per fregare la bilancia, ho mangiato un intero uovo di Pasqua di mia figlia. Gusto stracciatella.
Era dannatamente stracciato, ma fondamentalmente buono… un pò come me…

Sentirsi

donna

Ieri mattina il tè fumava nella tazza di ceramica nera e mentre cercavo i miei frollini preferiti, è apparso il sole. L’ho guardato innamorata della vita ed ho sentito di nuovo quel fremito. Ho fatto l’amore con la mia essenza profonda e mi sono inebriata di profumi antichi che sanno di buono. Avevo scordato cosa significa amarsi. L’ho segnato sul calendario. Sono viva. Il cuore è caldo. Mi sorridono le punte dei capelli e sto a 54,75. Poi sarò 55,56,57, di nuovo 58 chilo massa di femmina. Quella che sono sempre stata. Amo il tè con i frollini. Forse stavolta riesco ad amarmi per quella che sono.