questo ho fatto

stefania-diedolo

Quando necessito del buio significa che sono serena, che la luce interiore mi basta e so orientarmi seguendo l’istinto. Vedo senza occhi e sento senza orecchie. Una conquista immensa ottenuta dopo lunghi anni di sofferenza e duro lavoro. “Ritrovarmi” in mezzo al tutto che mi circonda è stato come cercare una rosa nel deserto, ma ora che sono nuovamente innanzi al mio specchio ciò che osservo mi piace. Finalmente ho accettato limiti, le cicatrizzate imperfezioni, la mia incapacità d’esser migliore. Ieri una mia amica mi ha scritto:<<Ti ho trovata così pacata, così tranquilla. Come hai fatto? Voglio diventare come te>>. Non lo so cos’è accaduto, ho superato la soglia delle domande senza risposta. Da quando ho compreso con l’anima perché son tornata in questo mondo, tutto improvvisamente si è fatto chiaro. Ciò che cercavo annaspando era sempre stato al suo posto. Ciò che mi creava dolore era quel che io per prima avevo arrecato. Ciò che chiamavo irrequietezza era un disagio che chiedeva d’essere ascoltato. Il vuoto che mi ostinavo a riempire era già enormemente pieno: una condizione naturale. Come ho fatto? Ho avuto il coraggio di guardare in faccia la morte mentre si portava via le persone che amavo… promettendo ai loro spiriti che avrei vissuto anche per loro. Questo ho fatto. Ho iniziato a scrivere libri quando nessuno accettava questa mia nuova veste e, fregandomene del giudizio della gente che non sa vedere oltre i propri piedi, ho proseguito ad oltranza. Perché se tutto ciò è accaduto ad una “bancaria per caso” che vive in una terra di nessuno, è evidente che si tratta di una missione. Che piaccia o meno ero predestinata. Ho lottato per vivere al centro del mio microcosmo evitando d’essere carro o bue. Da me si viaggia a piedi nudi uno vicino all’altro. Ho scelto la natura come mia seconda madre ed ho lasciato che guidasse la mia energia. Questo ho fatto. Ho accettato la solitudine come bene prezioso.
<<Come hai fatto?>>.
Non lo so Amica mia, l’uragano che viveva in me si è canalizzato ed ho iniziato a vedermi le rughe, gli occhi stanchi. Chiamala saggezza, io posso dire che finalmente sono una Donna.

l’oro delle mani

mani

Le mani sono oro.
Mi accarezzo da sola
mentre annego nei ricordi
e ripenso a quando sapevo piangere di nulla,
indossavo scarpe riciclate,
la mancia della domenica finiva in cioccolata
e sognavo di dare il primo bacio.
Queste mani ferite,
sudate,
a giorni tremanti.
Tu non sai cosa so fare con loro
e il contributo sincero del cuore.
Il mio valore aggiunto
… nascosto nelle tasche delle stagioni.

O mi baci… o andiamo via

love

Sei così, un sollievo per l’ansia. Quel tuo sorriso acceso, i capelli bruni, gli occhi profondi persi nei miei. Mi hai chiesto se potevi tenermi la mano. Sorridendo ti ho detto che potevi tenermi dove desideravi. Imbarazzante quel luccichio nei tuoi occhi umidi fissi sul mio seno. Mi hai chiuso il bottone della camicia di pizzo e poi lo hai fatto girare tra le tue dita abbronzate indeciso da dove cominciare.  Con gli occhi chiusi ti ho sentito stringermi la mano nella tua. Un calore nascosto mi ha preso fuoco il polso, l’avambraccio, la spalla…fino al collo.
O mi baci o andiamo via. Lo abbiamo detto insieme.
E allora siamo scoppiati a ridere. Mentre mormoravamo parole immature le nuvole scrosciavano applausi al loro passare. L’inizio di un amore è come un fotogramma che lascia il segno e non cambia mai. Tu Sei così, un’impronta permanente cicatrizzata sotto la pelle dei ricordi.

pensavo

donna

L’amore è un sentimento e come tale vive di vita propria. Come la rabbia o il dolore conosce picchi inaspettati e relative discese. Si auto alimenta o sopravvive di riflesso, a seconda della tipologia d’affetto ricevuto durante l’infanzia.
È possessivo e violento, generoso e amabile in modo direttamente proporzionale a come siamo stati educati a viverlo e riconoscerlo. Subisce i sensi di colpa oppure non avverte scossoni emotivi linearmente ai pensieri che accompagnano il suo fluire.
Ma veramente la fine di un grande amore è accompagnata solo da cenere e brutti ricordi?
Perché è assodato… che più gli amori son grandi e più risultano terribili le débâcle. Immense per i passionali, relativamente più gestibili per gli amori consunti.
Eppure son certa, dietro la cenere, i no, i silenzi e i “non ti amo più”… i grandi amori non muoiono mai veramente. Restano fiammelle flebili, smottamenti di polvere di stelle, piccole lance strette senza punte. Restano Amori.
Semplicemente smettono di far male.

#progenie

figli

In mezzo al nulla guardo le fragilità dei miei figli e sorrido delle loro gioie spensierate. Hanno grandi cuori e la luce dei loro volti riflette la gaiezza della gioventù. Ciò che noi abbiamo perso tra rughe e portafogli a fisarmonica, lacrime, imprevisti vestiti di nero. Nelle loro movenze armoniche riconosco il bagliore familiare di ciò che sono stata e mi commuovo. Lacrimano gli occhi. È solo colpa del sole, me ne convinco da sola, ma mi nascondo dalla loro vista e li spio con l’animo fremente di un sentire antico e profondo. Li amo. Saperli colorati, senza aggravi mentali mi rende leggera per similitudine. Mi rende libera.

#incantata

io

Nulla mi riempie il cuore come il suo canto.

#vacanze, buona la prima

stefy

I sogni non si possono rifare. Tutto ciò che è stato appartiene inesorabile alla realtà. Sento profumo di conchiglie e alghe, il mio cuore ha assunto la forma di un fiore. Tutta questa quiete avrà un senso quando tornerò dove appartengo? Vibra il sangue che scorre a fiotti, ossigenate le arterie, idratati di iodio gli occhi stanchi. I denti battono al ritmo delle onde, mi stringo in sciarpe colorate e chiudo il fiore in una scatola di velluto blu. Desiderare il mio bene significa non consumarmi in memoria di. Senza decidere mi riempio di tutto questo silenzio e godo seduta nel mio film muto.

Random

Avete presente quanto siete talmente pieni di turbamenti, che si crede di implodere? Da non essere in grado di scrivere, parlare o spiegare. Sono in modalità random. Vorrei narrare l’amore, la femminilità che mi pervade, i desideri che reprimo ed i contromano in cui mi applico sopravvivendo. Poi nella memoria si avvicina la cicatrice per mio padre e prevale il disordine. Col suo camminarmi nella testa mi viene bene solo il pianto. Sorvolo l’idea dei tacchi a spillo, le calze velate di nylon, gli abiti di seta… a favore di una tuta verde militare strappata che mi dia calore. Ai piedi le calze antiscivolo di mia figlia, in testa un berretto di cotone modello gnomo che se potessi tirerei fin sotto il naso.
Ed è mentre vago per casa che mi ritrovo a litigare con i pensieri che mi logorano. Palpito per persone che desidero conoscere ed il destino ogni volta m’impedisce di guardare negli occhi, per chi mi vive lontano e mi manca sempre. Per chi mi vive vicino, ma mi manca nello stesso identico modo. In ogni istante. Dentro ho il caos. Emozioni, lacrime, pensieri erotici, gioia, spossatezza, forza, voglia di fare l’amore, pensieri sinistri… in un random instancabile, come flash incalzanti di giorno e di notte. Incredibile come son brava a piangere. Finalmente non ho più gli occhi ingessati. Gli aghi che bloccavano l’uscita del liquido sono saltati. Come il tappo dello champagne Louis Roederer l’Hermès de la Champagne. Come sono bruciati gli equilibri precari. Le persone che mi cingevano a morsa. Gli animi che non mi volevano bene. I jeans che ho buttato dalla finestra. Le maglie di cotone che ho ridipinto. I reggiseni di pizzo a cui ho staccato il ferretto.

Mi manca mio padre, l’ho perduto. Mi manca ciò che sono stata in passato, oggi sono il mistero della deuxième dame. Mi manca il tempo sequenziale, godo a malapena imprigionata nelle ventiquattro ore. Mi manca l’autorità di poter vivere come bramo, le responsabilità mi impongono battiti e debiti che ridurrebbero in polvere chiunque. Ma dentro sono colma di emozioni, tensioni, magie. Indirizzare tutto questo sentire nella scrittura catartica oggi non basta, no che non è sufficiente raccontare… spremere e soffiare. L’urgenza stavolta ha altri connotati che includono la fisicità, gli occhi negli occhi, le mani e gli odori. Gli abbracci, le chiacchiere, le cene in compagnia e le serate al cinema. I viaggi, le passeggiate, i cappotti stretti e la nebbia che avrà da venire. Le castagne cotte ed il vin brûlé, i baci di cui so ben immaginare il sapore, la frenesia che alimenta l’irrequietezza della mia anima.

Tempo fa una donna mi disse:<<Il giorno che assaggerai le tue lacrime ti verrà di nuovo desiderio di assaporare il mondo>>. Mangio sale da mesi, forse è per questo motivo che invece di andare incontro all’autunno, dentro lo stomaco sento un movimento circolare come fosse primavera? Forse una volta sarò anche stata bellissima, avrò amato perdutamente e compiuto gesta eroiche. Forse in origine sarò anche stata disincantata e nobile, governata com’ero dall’innocenza. Ma oggi, se mi guardo nuda nello specchio, non mi sento un’illusione. Sono sempre io. Le rughe solo un poco più spesse, il corpo un pò meno autostrada da percorrere in lungo ed in largo, la memoria di buchi fioriti.
Ma il sorriso… ah, il sorriso… quello è rimasto identico a se stesso. Come gli occhi che si fanno “ricci” anche quando cerco d’esser seria. Sono random. Un bottone da schiacciare per un film ogni giorno diverso, ogni attimo mai uguale a se stesso. Intrisa. Densa. Ridotta in poltiglia. Rinata nell’humus del mio stesso utero, mai più indispensabile, mai scontata, per sempre fragile. Come il vetro soffiato ancora caldo.

Ieri ho visto il trailer di un film in uscita proprio in questi giorni. Un professore chiede ad un suo alunno:

<<Che significa random?>>.
<<Alla cazzo di cane, prof>>.

Ed io mi son ritrovata a ridere nonostante la frase fosse volgare, perché un poco mi ci sento….in quel modo. Giro a vuoto, come capita. Nervosa più del dovuto, fatico a respirare a causa ansia da vendere e nel frattempo staziono in ogni anfratto emozionata. E’ l’anima. Tutta colpa dell’anima. O forse delle cose che m’invento per non fermarmi troppo a pensare, non saprei raccontare. Ma una cosa è definita: mi sto innamorando della mia imprevedibilità. Un’epoca a credermi solida e attendibile, gettata nel water. Che senso di compiutezza, che meravigliosa pulsione mentale, quasi erotica, da vento caldo tra le cosce. Tracimo i miei stessi argini e ramifico su più piani. Ho demoltiplicato le mie terminazioni nervose. Ho aperto i vasi lacrimali e la mente. A quando il chakra del cuore?

Me lo chiedo spesso, ultimamente. Sto in fissa. Apriti. Apriti. Apriti. Apriti.

Giro random.
Girata sto.
Giro le mani,
oriGami d’autunno.
E girami… che godo meglio, sotto di te.

Ricordo della presentazione letteraria presso Alveare Milano del 20 ottobre 14

Di lunedì sera mi sono rimaste impresse nella mente tante cose, ma più di tutto le mani, gli occhi ed il silenzio che per tutta la presentazione è regnato sovrano. In una Milano calda come mai mi sarei aspettata, ancora una volta ho avuto la fortuna di avere, in un salotto vintage fantastico, la presenza di decine di persone che insieme a me hanno avuto il coraggio di emozionarsi, commuoversi e sognare. Pur trattando argomenti non sempre facili da comprendere e condividere, la sensazione che i cuori in platea battessero all’unisono… non è stata solo la mia. Ancora una volta devo dire grazie. A chi, nonostante il difficile momento economico, compra libri facendo un sacrificio. A chi mi segue con affetto ed ha fatto un salto mortale nel traffico cittadino per essere al mio fianco. Ai tanti amici blogger che con gioia sono venuti a trovarmi: Diamanta, Fedifrago, Sun Rise, Simone Zanatta, Unaeccezione, Camomilla e Ginseng (Claire). Tantissimi. Incredibile abbracciarli e vederli a loro volta guardarsi negli occhi, cercarsi e riconoscersi. Grazie alla mia agente Paola Platania, fedelmente al mio fianco insieme all’attrice Lucia Giroletti. Alle amiche che sono giunte da ogni parte d’Italia per regalarmi la loro presenza affettuosa ed allo staff dell’Associazione Alveare di Milano, nelle persone di Amelia, Titti, Mariapaola, Dolores… per aver aperto la loro porta di casa a me ed a tutti i miei ospiti. Quella di lunedì è stata una serata da non dimenticare per un’infinità di motivi. Talmente tanti che questa volta, per una forma di pudica riservatezza, intendo conservare per me stessa. Come sempre vi lascio qui qualche immagine dell’evento, con la speranza che possiate gradire il mio gesto. Nel frattempo proseguo il mio viaggio letterario e di vita. Il 7 novembre alle ore 20:45 “Bocca di lupa” sarà ospite presso la Biblioteca Civica di Orzinuovi, le emozioni non finiscono ed io, nonostante la gioia, un pò mi sto consumando. La stanchezza si sta facendo sentire e da ieri la febbre non mi da pace. Sarà il sacro fuoco o sarà che non sono immune agli sbalzi di temperatura di questo ottobre birbante? Sarà quel che sarà, ciò che conta… è che oggi sono felice. Grazie a tutti.

Stefania

locandina Orzinuovi

Memorandum per questa sera 4 ottobre…

Ricordo,  a chi fosse interessato,  che stasera alle ore 20:30 presenterò “Bocca di lupa” presso l’Auditorium di Coccaglio (Brescia) con la collaborazione di musicisti e cantanti professionisti. Ringrazio per la kermesse l’Associazione Culturale Montorfano di Franciacorta ed il Comune di Coccaglio. Stamane prova abito. La vera difficoltà? Mia figlia che intende dipingermi unghie mani e piedi e addirittura… truccarmi il viso. E’ impazzita! Non ce la posso fare…