Stai crollando?

stai crollandoGli umani sono alienati dall’incomunicabilità. Eppure anche un cucciolo d’uomo capirebbe che, dietro una chiusura ermetica, si cela solo il bisogno di un abbraccio. Perché la cecità emotiva è così diffusa? Gli anni scorrono lenti ed i volti che incontro sono grigi, sempre soli. Sentire le loro anime passarmi accanto e non poterle lenire è diventato immensamente doloroso. Prima ch’io possa contribuire, il tempo dell’attesa talvolta si prolunga all’inverosimile, lasciandomi in eredità il peso della consapevolezza. Beati coloro che nell’insensibilità non vedono, non sentono, non assorbono. La loro grettezza li rende immuni al dispiacere. Io sono stata generata come una spugna. Quando cammino per strada, mi porto a casa di tutto: i pensieri, le ansie, i sogni, le lacrime trasparenti, le frustrazioni e le bugie. Da piccola mio padre mi chiamava Calamita. Quanta energia. Quanto vibrare. Quanti corpi martoriati. Inutile spiegare l’inspiegabile. Fatevene una ragione quando un giorno scoprirete che quella data cosa di quel dimenticato giorno: l’ho sempre saputa. Io sento e non con le orecchie.

Vado via in ascensore

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Vivo inquieta in un mondo fatto di sinergie dove le onde del bene e del male hanno calcato degne ed indegne il palcoscenico della mia vita. Guardo avanti perché guardare indietro fa ancora male, ma finalmente ogni punto è stato messo, ogni virgola, sassata, viaggio, piuma, gradino, amicizia o conoscenza. Palese il ruolo. Chiusi i portoni, le finestre, le finzioni semestrali. Non esiste un solo spiffero di dubbio. La verità che sento dentro è diventata granitica e l’oltre è finalmente ad un passo dal mio naso. Non sento più niente. Il dolore, lo sdegno e la rabbia hanno lasciato il posto alla consapevolezza che i miei limiti sono stati abbondantemente superati. Sono pronta per un lunghissimo volo lontano dai miei demoni. Quest’onda tirannica ha iniziato il rimbalzo ed il film che la vita sta per proiettare è solo un vizio già  visto e commentato. Per sempre… vado via e non ci sarò mai più come ci sono stata,  perché nemmeno quando ho avuto bisogno di sapere le cose vere mi son state dipinte con i colori della realtà. Fa meno male la verità di una bugia. Fa meno male anche il bacio di Giuda. Un piede di porco a scardinare il cuore. Saltello su un piede e poi sull’altro. Notti lunghe mi hanno vista rotolare tra le lenzuola senza sonno, senza il calore di un abbraccio, di un bacio dato di spalle, mentre la vita fuori scorreva tra locali notturni, altri odori, camere d’albergo, altre mani e vecchi sapori. Le mie mani sono pure e calde, le dita son sempre affusolate. Le labbra rosse, screpolate per il freddo che sento, sono l’unico punto luce del mio viso smunto. Vorrei un bacio piano a labbra chiuse ad aprire un canto, un pegno, l’inizio di un sacrificio che libera energia e scardina fuochi e libertà. Vorrei una mano a stringere la mia, risate e cose semplici: le passeggiate nei prati, la musica nelle orecchie, un sorriso con gli occhi. Vivo inquieta perché la tranquillità mi impegna ancor più del disagio delle ore appena trascorse. Fingere indifferenza è stato un bastone tra denti già scassati. Con la lingua mi tocco i polsi e vibro. Non mi devo scordare in tutto questo freddo inverno che sono viva. Che sono viva. Che sono viva. Che per l’agitazione trascorro le notti in bianco. Che per la stanchezza crollo ai tavolini dei bar del centro. In un ascensore di provincia ho visto il muro anziché l’uscita. Sarei rimasta per sempre in quei due metri quadri se non fosse stato per la paura di non riuscire a respirare. Avevo tutto ciò che desideravo. Mi tocco le braccia, i fianchi, i capezzoli, le cosce e vado avanti.  Me lo sento, che sto andando… che sto andando via. 

Sentirsi

donna

Ieri mattina il tè fumava nella tazza di ceramica nera e mentre cercavo i miei frollini preferiti, è apparso il sole. L’ho guardato innamorata della vita ed ho sentito di nuovo quel fremito. Ho fatto l’amore con la mia essenza profonda e mi sono inebriata di profumi antichi che sanno di buono. Avevo scordato cosa significa amarsi. L’ho segnato sul calendario. Sono viva. Il cuore è caldo. Mi sorridono le punte dei capelli e sto a 54,75. Poi sarò 55,56,57, di nuovo 58 chilo massa di femmina. Quella che sono sempre stata. Amo il tè con i frollini. Forse stavolta riesco ad amarmi per quella che sono.