Il corteggiamento ai tempi dei social

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“Ti ho dedicato i migliori giga della mia vita”.
“Ammazzati”.

Chissà cosa sarebbe successo se Garibaldi e Anita avessero vissuto il loro amore negli anni duemila, anche lui le avrebbe dedicato stories su Instagram e l’avrebbe riempita di messaggi virtuali? Siamo nel campo delle ipotesi impossibili, certo è che il concetto d’amore e corteggiamento si sono talmente evoluti d’aver letteralmente sconvolto le nostre vite. In passato scrivere una lettera al proprio fidanzato era all’ordine del giorno, ricordo che il lunedì mattina, appena salivo sul pullman che mi portava a scuola, consegnavo una busta sigillata alla sorella del mio ragazzo e lei mi dava la sua risposta il mercoledì. Oggi gesti simili sarebbero considerati antichi, da sfigati… i giovani e gli adulti stessi hanno trovato facilmente un rimpiazzo con la messaggistica di Whatsapp e chattate che durano ore. Sono sempre stata una sostenitrice del cambiamento che per natura non considero mai dannoso, la tecnologia che avanza ha positivamente accorciato le distanze rendendo più semplice parlare con la gente, se però l’obiettivo iniziale era quello di avvicinare, tale forma di comunicazione ha raso al suolo i rapporti personali. Quand’ero adolescente per parlare con gli amici ci trovavamo sul piazzale della Cassa Rurale, rammento come fosse ora l’attesa di rivederci, il loro sopraggiungere con i giubbetti colorati a cavallo di PX alla moda. Belli, giovani e con lo sguardo innocente di chi sperava di rubare un bacio. Oggi i giovani si lasciano messaggi vocali sui telefonini, trascorrono i pomeriggi a navigare e comunicare in modo telematico ma soprattutto si danno appuntamento molto tempo dopo che il corteggiamento virtuale ha iniziato a far breccia nel loro cuore e le distanze lo permettono. È ovvio che in tutto questo l’approccio si è evoluto rispetto al passato, dove dopo la lettera arrivava la passeggiata sul corso, un bacio con la mano sotto la maglietta e quel sottile dolore che faceva da cornice al contesto… perché già si sapeva che avremmo dovuto attendere una settimana per rivederci e poterci parlare di nuovo. Oggi i social sono quindi utilizzati anche per trasmettere sentimenti ed emozioni, fare vere e proprie dichiarazioni d’amore, in casi disperati anche fare sesso. Proprio nei giorni scorsi ho scoperto la nascita di un nuovo ruolo sociale totalmente diverso dall’amico, l’amante, il fidanzato e il recente tromba-amico, si tratta dell’uscente. Questa nuova icona dell’amore al tempo del virtuale è colui che esce con te perché interessato, ma non è il tuo ragazzo… lo stai solo conoscendo. Condividendo con lui il tempo di una pizza o un cinema diventa ufficialmente l’uscente della situazione, persona affine con cui chattare, darsi il buongiorno e la buonanotte ma soprattutto… colui che non puoi tradire chattando con qualcun altro perché già che ci esci sei comunque vincolata a lui. Una bella sfiga mi verrebbe da pensare, non sono ancora fidanzata che già ho delle regole di fedeltà così astringenti da farmi venir voglia di fuggire, ma così è e i giovani adolescenti sono molto rigidi sulla questione, soprattutto le ragazze. Non so dire se il corteggiamento è meglio oggi o trent’anni fa, il sentimento più antico del mondo ha sempre un solo modo per farci sentire che è arrivato, le farfalle nello stomaco e la sensazione indefinita che senza il nostro lui/lei non possiamo più vivere. Si tratta di un’alchimia così eterna che non potrà mai essere abbattuta da nessun tipo di progresso tecnologico, per fortuna gli abbracci, le lingue che si cercano e le cosce avvinghiate non sono ancora chattabili.

Se penso al 2018…

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Sin da quando ero piccina sentivo mamma affermare: “Anno nuovo, vita nuova”. Sarà per questo che attendo l’arrivo del 1 gennaio come un evento magico, molto più del Natale, della Befana e anche di Santa Lucia? Il 2 non conta, papà compie gli anni… quindi: la torta, i regali, le sue mani grandi, tutto è ancora troppo favoloso anche se lui non c’è più. Poi arriva il giorno 3, quando scopri che la tua collega s’è fatta i capelli color Fanta, il ristorante dove pranzi ha chiuso e doppio wow carpiato: conosci il nuovo capo. L’altro è andato al posto del precedente, che è sceso in rete, che è andato in prepensionamento, che tornerà come consulente esterno. Semplice, no? La mamma diceva che se trascorri la notte di San Silvestro ballando “Charlie Brown“, tutto assumerà un’atmosfera da sballo. A partire dalla tua macchina, a cui sballa il livello del gasolio e non sai mai quando devi fare il pieno, fino al rapporto sessuale con la bilancia, che, maledetta a lei, ti fa andare a letto per un mese con la frutta di stagione. Essere sballata di clementine potrebbe ridurre il grasso post prandiale da eccesso di festività?
Che possiamo farci se questo 2018 è partito col sacchetto della spesa sbagliato, se a breve avremo le elezioni e metà dei candidati ha la prostata? Se inizierà una lunga ondata di caldo anomalo che segnerà gennaio e continuerà fino all’arrivo di Flagello, l’uragano della vecchia, zoppa Europa? Perché ricordate bene queste parole, prima o dopo anche noi avremo un clima tropicale autentico, che a furia di menar sfiga ci stanno crescendo le palme nane sul balcone e facciamo colazione con la papaya per abituarci all’idea dell’inferno che avanza.  “Imodium oro solubile” per arginare la dissenteria a parte… “anno nuovo, vita nuova” che significa veramente? Nessuno l’ha capito. Si rinnova automaticamente quell’incontenibile voglia di sesso, droga e rock’n’roll che dilaga sin dagli anni ’70, e allora vai di Eros Ramazzotti nell’etere, una spruzzata di paprika nella minestra e quel giubbo con le borchie che tuo fratello metteva alle festine delle medie, per il resto è un salto nel vuoto. L’unica verità? Se nasci con le palle non hai necessità di superare la mezzanotte per trasformare i buoni propositi in realtà, è sufficiente arrotolarsi le maniche tutto l’anno. Quello che già stiamo facendo e continueremo a fare perché:
noi, siamo i ragazzi di oggi, noi.
Noi siamo quello che può succedere“.

Stefania Diedolo

DEMISESSUALITA’ – fenomeno sociale o essenza?

VIGNETTA

Navigando in rete ho appreso un nuovo termine che identifica coloro che provano attrazione sessuale verso una persona esclusivamente in un contesto di conoscenza profonda e trasporto emotivo: i demisessuali. Dopo gli omosessuali, gli eterosessuali, i bisessuali ecco apparire la demisessualità che, a differenza delle altre casistiche, può appartenere a tutti indistintamente perché il legame affettivo prescinde il genere, mentre ha priorità assoluta la solidità affettiva del rapportoFatico a comprendere la necessità imperante di catalogare l’umanità, ma pare che questo secolo si sia specializzato nell’attribuzione di genere, colore e bandiera. Forse il bisogno di sicurezza ci impone di dare un nome a tutto, di rendere ogni cosa il più concreta possibile per poterla studiare, quasi toccare? I social definiscono la tendenza come un fenomeno, ma non è abbastanza conosciuta per poterla identificare come un’ideologia conservatrice o religiosa in quanto non svaluta l’atto sessuale, bensì lo rivaluta solo all’interno di una relazione. Innanzi all’invasione degli “amici di letto” o “tromba-amici” dell’ultimo decennio, i quali fanno sesso senza implicazioni sentimentali né obblighi di sorta, ecco che la condizione dei demisessuali sembra emergere come un paradosso. Sebbene la società viva una dimensione oggettivamente sessuocentrica, perchè dev’ essere considerata atipica l’esigenza del tutto umana di dare un senso all’attrazione? Quando vedo una persona, ma pur trovandola bella finisce lì… significa che sono demisessuale? Il sapere che non sarò mai attratta da nessuno finché non saremo in confidenza… mi identifica come demisessuale? Il movimento si è attribuito una bandiera composta da quattro bande orizzontali di uguale misura di quattro colori diversi e un emblema che è l’asso delle carte da gioco col seme di quadri. Mentre il simbolo che aiuta i soggetti ad individuarsi tra loro è un anello di ematite nera portato al dito medio della mano destra.  In un mondo senza alcun alibi per gli eccessi, ove l’overdose d’informazione ha superato ogni limite, mi chiedo: <<Può la solitudine dilagante aver reso necessario attribuirsi un termine per sopravvivere al confronto con un numero impressionante di alternative?>>. La natura umana è l’insieme delle caratteristiche, compresi i modi di pensare, di sentire e di agire, che gli esseri umani tendono ad avere, indipendentemente dall’influenza della cultura. Eppure sento che era più facile quando tutto sembrava difficile:
<<Tu sei?>>.
<<Umano>>.
E finiva con una pacca sulla spalla e una stretta di mano.
#vogliadicosesemplici

L’acquatico, meraviglioso mondo… dello squirting

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L’eiaculazione femminile, da molte donne considerata ancora  come uno spettacolo leggendario più che realtà, consiste nell’espulsione di liquido dai condotti parauretrali attraverso l’uretra durante o prima di un orgasmo. Grazie alla cinematografia pornografica è entrata nella vita quotidiana con termini inglesi tipo squirting o gushing. Avete mai visto in vendita le magliette souvenir con scritto:”Se squirti ti sposo?”. E’ il nuovo culto hard che fa impazzire gli uomini, ma non solo… pare che il vocabolo sia il più ricercato su pornhub soprattutto dalle donne.

Considerato quanto il sesso sia stato argomento tabù fino a pochi decenni fa, è a dir poco strabiliante come la rivoluzione femminista abbia liberalizzato le coscienze più di quanto noi stesse avremmo mai potuto immaginare. Il godimento fisico è indubbiamente l’espressione più libera della donna evoluta contemporanea. Immagino con un pizzico d’ironia stuoli di femmine che impazzano nel web per apprendere la tecnica che consente di raggiungere il piacere proibito… fino a poco tempo fa ufficialmente riconosciuto e legalizzato solo per il maschio inseminatore.

Premettendo che non si tratta di una mera questione fisica di giusto approccio all’apparato clitoro-uretro-vaginale e che il coinvolgimento psicologico e sensoriale resta un fondamento imprescindibile, tecnicamente l’eiaculazione femminile non avviene durante la penetrazione; per una sorta d’insopportabile piacere le pareti vaginali nel momento supremo non debbono essere a contatto con nulla. Nonostante gli uomini tenderanno ad affermare il contrario per un lecito diritto d’affermazione della propria virilità, le squirtatrici più esperte sostengono che per eiaculare sia indispensabile l’uso sapiente di abili mani… che a questo punto si consigliano ben lavate, con unghie corte, no a residui di cibo, sì ai lubrificanti di ultima generazione.

Il giusto sfregamento manuale delle pareti frontali della vagina a lambire il prodigo punto G per un lasso di tempo adeguatamente lungo e in crescendo, porterebbe alla stimolazione delle ghiandole di Skene che, riempiendosi di liquido, si svuoterebbero grazie alle contrazioni ritmiche del muscolo pubococciceo.

La donna che squirta regolarmente, ma tende a considerare l’esperienza come un’anomalia del proprio apparato sessuale, deve considerarsi folgorata dalla fortuna. Nonostante l’eiaculazione possa apparire come una vera e propria emissione di urina a getto, si tratta unicamente di una meraviglia della natura. E’ quindi vietato trattenersi. Tempo fa in Inghilterra, per proibire la pratica alle porno-attrici, hanno cercato di sostenere che trattandosi di urina il concetto di squirting fosse un vero e proprio pissing (fare la pipì), ma oggi è scientificamente provato che il liquido espulso contiene tracce di PSA, un enzima presente nell’eiaculato maschile.

Dopo tutto questo argomentare la domanda che nasce spontanea e mi ha portata a scrivere il post è questa: se il 90% degli uomini non riesce a far godere le propria compagna nemmeno durante un amplesso normale, come possono sperare di vederla squirtare?

Tecnica, signori. E’ una questione di abilità e competenza. Se una cosa vi piace tanto ci vuole volontà. Tutte le donne possono farlo, anche quelle che non lo credono possibile manco fosse un atto di fede. Gli uomini devono fare gli uomini e adattarsi al nuovo che avanza, troppo comoda la dipendenza da ponografia sdraiati sul divano. L’impegno sul fronte fisico dev’essere assoluto e generoso, ecco che la masturbazione condivisa resta un must da sperimentare e vivere per un miglior risultato della prestazione, calo della pancetta e rinforzo dei deltoidi.

Munirsi di desiderio, coinvolgimento mentale, costanza, mani capaci e mocio vileda rotante professionale per la detersione finale… potrebbero essere buone basi per un amore di lunga durata, in grado di resistere ad ogni intemperia e gioire della pioggia urologica della propria compagna, senza necessità di guardare video a tema su wazz-up fatti girare dagli amici della briscola del venerdì sera.

Buon San Valentino a tutti.

… questo atavico bisogno di sognare…

eros

“… è stato quando ti ho afferrato e ti ho mormorato fammi fare l’amore che non hai esitato a fermare l’auto sulla tangenziale ingolfata delle diciannove. Mi hai guardata negli occhi e trattenendo l’emozione mi hai sussurrato se ero convinta. Non desideravo altro da quando avevamo giocato tra il grano dorato e le tue mani mi avevano aiutato a medicare una stupida sbucciatura. Ti ho guardato da vicino mentre mi pulsavano le tempie, l’inguine e le dita strette alla lana del tuo cappotto. Non ero più io, stavo diventando un Noi, ma ancora non lo potevo nemmeno immaginare…”

Trattasi di prosa breve che ho scritto sull’onda di un momento in cui desideravo sognare da sveglia e abbandonarmi all’emozione. Lo faccio spesso quando il bisogno di scrivere è privato e non ha nessun obiettivo particolare. Lo avevo messo su un social, accompagnato dalla foto che vedete sopra, quasi per noia durante una serata di pioggia ove non avevo la forza di costruire pensieri particolari, ma solo l’urgenza di farmi una carezza. Il risultato è stato pazzesco. Non so quante mail, messaggi in privato, telefonate e commenti ne sono scaturiti. Questo bisogno di calore che ci uccide e ci fa sperare è un’onda emotiva che disperde raziocinio ed equilibrio. Forse perché nel desiderio immaginifico possiamo scardinare ogni limite e permetterci di proiettare paure e desideri? Siamo un mondo di anime smarrite serrate dentro convenzioni che incatenano. Basta veramente nulla, una piccola fiamma mai spenta che si accende improvvisa, quel ritmo inusuale del cuore, il calore stressato del basso ventre, l’immedesimazione e tutto, dico… tutto assume un contorno nuovo, il più delle volte fittizio. Una vera e propria proiezione di possibilità per alcuni o di compiuta disperazione per altri. Quanto conta per voi il sogno? Fin dove è lecito spingersi mantenendosi centrati? Quanta dose di razionalità occorre per evitare che il desiderio disatteso diventi un’ossessione? Sotto gli strati più ispessiti della nostra quotidianità, è incessante il bisogno che abbiamo di abbandonarci al gioco e lambire quel sottile erotismo sempre più spesso dimenticato nei cassetti insieme a reggiseni e mutandine di pizzo. Il desiderio è aporetico, è aperto all’irrazionale, non è controllabile nel suo esito. Il desiderio ci spinge, ma non ci rassicura sul punto d’approdo. Se qualcuno oggi mi chiedesse cosa desidero profondamente saprei cosa rispondere nonostante la paura in passato mi abbia sorpresa obbligandomi più volte a tragitti semplificati. E voi? Avete desideri profondi e come vivete il bisogno di sognare?

Esprimi un destino

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Sabato83 mi ha invitata a parlare di desiderio, mentre Pj del destino. Non so il perchè, ma nella mia memoria storica i due termini viaggiano all’unisono. Forse perchè un giorno si sono incontrati ed io li ho legati con una catena di seta?

“Quanto tempo è trascorso da allora? Mezza vita. Ricordo che ti guardavo di nascosto dalla finestra della cucina mentre, senza maglietta, restavi fino a tardi a picconare lo steccato. Mi tremavano le mani e per la tensione facevo cadere i bicchieri. Con mia madre che rideva fingevo d’esser stanca, ma appena mi era possibile insistevo nell’osservare la tua vigorosa prestanza fisica. Una sera d’estate, nel girarti a controllare la legna sotto il portico, mi hai percepita e ti sei bloccato per scrutarmi nell’oscurità. Con lentezza esasperante ti sei acceso una Marlboro ed hai abbozzato un sorriso turbato. Fu in quell’esatto momento che capii cosa fosse il desiderio. Non mossi un muscolo; ero pietrificata, mentre il cuore pompava verso il basso il poco sangue che mi era rimasto. Era evidente che le tue spalle mi attraevano più della vergogna d’esser scoperta. Facevo in modo di non perdere una sola goccia di sudore che t’imperlava la fronte o il bordo cintura allentato che tagliava il mio sguardo indecente ad altezza glutei. Tu sapevi che avrei voluto affondare le mani nelle tasche dei tuoi blue jeans sbiaditi, passarti il dito sul labbro arricciato, parlarti senza fatica, credere che ci stavamo incontrando per caso e che poi tu mi avresti baciata per davvero. Avrei voluto venire a lezione d’amore in un tuo abbraccio stretto, dentro il tempo che non si lascia misurare, nei segreti che nessuno avrebbe avuto l’ardire di svelare. Lo sapevi, ma per un maledetto inganno temporale non è mai avvenuto nulla. Quando oggi ti incrocio ci studiamo con la medesima esitazione, poi ognuno prosegue per la propria strada. Tu col tuo bastone d’argento e la gamba rigida, io col mio cane. A me resta sempre un luccichio nello sguardo e il sorriso inebetito di chi aveva compreso quanto il gioco fosse reale. Ma trent’anni di differenza erano più del dovuto. Ci sarebbe bastato cogliere la sostanza di un solo attimo?

Mai. Io non desidero saperlo mai”.

O mi baci… o andiamo via

love

Sei così, un sollievo per l’ansia. Quel tuo sorriso acceso, i capelli bruni, gli occhi profondi persi nei miei. Mi hai chiesto se potevi tenermi la mano. Sorridendo ti ho detto che potevi tenermi dove desideravi. Imbarazzante quel luccichio nei tuoi occhi umidi fissi sul mio seno. Mi hai chiuso il bottone della camicia di pizzo e poi lo hai fatto girare tra le tue dita abbronzate indeciso da dove cominciare.  Con gli occhi chiusi ti ho sentito stringermi la mano nella tua. Un calore nascosto mi ha preso fuoco il polso, l’avambraccio, la spalla…fino al collo.
O mi baci o andiamo via. Lo abbiamo detto insieme.
E allora siamo scoppiati a ridere. Mentre mormoravamo parole immature le nuvole scrosciavano applausi al loro passare. L’inizio di un amore è come un fotogramma che lascia il segno e non cambia mai. Tu Sei così, un’impronta permanente cicatrizzata sotto la pelle dei ricordi.

Passeggiando sotto un cielo di stelle

attesaPasseggiando sotto un cielo di stelle, non ho potuto non pensare a questa attesa che dilania e alimenta la mia vita.
Giuro, ho cercato d’ascoltare solo il vento tra i capelli e guardarmi le mani vive, ma è stato impossibile fermare le voci che abitano la mia testa e parlano anche quando non vorrei ascoltare.
Mi son detta che anche ora, mentre posseggo il vuoto… attendo solo il tuo arrivare.
Anni giovani se ne sono andati verso lidi e maree dove annaspando ho chiesto di te… senza poterti annusare mai.
Da sempre ti attendo nella solitudine, spesso perduta in vuoti dove l’anima ha vissuto a sprazzi la felicità di un sole invernale, perlopiù appesa a un filo che mai nessuno ha osato tagliare.
Silenziosa, attendo il tuo venire a me. Ti aspetto negli androni dei portoni, lungo i viali alberati, fuori dalle porte delle case, seduta nei giardini dei bambini.
Anche quanto tutto è sembrato fluire tra le pieghe di altri mani o nei sorrisi di altre labbra, anche quando i miei piedi hanno calpestato spiagge lontane e mangiato spezie nuove, ti ho sempre aspettato fiduciosa.
Quanti secondi, quanti giornate, quanti mesi dovranno ancora passare perché ti possa indossare come una seconda pelle e portarti ovunque sarò?
Quante maree e quante stagioni dovranno venire, perché io possa accoglierti come l’unico frutto che mi sfama e come l’unico colore baluginante che sa dare un volto nuovo alla primavera?
Non temo il cattivo tempo, le forze maligne della natura, gli eventi imprevisti, le decisioni infauste. Non temo nemmeno me stessa e tu sai quanto posso essere pericolosa a causa della razionalità.
Perdona questo mio osare in questa notte lontana dove nessun’altro si permette di dire il suo nome, dove c’è gente che fa l’amore con la persecuzione, dove la distrazione è pane quotidiano, dove c’è chi prega e chi taglia la mano.
Perdona la mia tristezza, la pena infinita che sa di attesa.
Perdonami.
Avevo promesso mai più… mai più alcun pensiero infelice raggomitolato dentro il cuore.
Ma l’odore dell’erba mi ricorda dove tu sei, i miei capelli come lacci di seta profumano di noi, le stelle nel cielo sussurrano il nome tuo e allora ti aspetto… raggiante, rapita, grondante d’amore come fossi sotto la pioggia, in attesa di un tuo… “raccontami una storia”.
Silenzio per pensare e poi sussurrarti le mie parole: “passeggiando sotto un cielo di stelle, non ho potuto non pensare a questa attesa che dilania e alimenta la mia vita”.
Mi chiedo: come potresti non sperare?
Io, è da prima dell’inizio che non ho più smesso di tremare.

Amore in ogni tempo

AMORE
Manchi sulla pelle, avvolto nel mio istintivo abbraccio di quel mattino incantato. Ricordi? Scivolavo sul tuo corpo madido e avvertivo solo muscoli, nervi tesi e il tuo sguardo affilato. Ti desideravo carnalmente, mentre stringevi gli occhi e con la bocca dischiusa cercavi ossigeno nella mia. Languida, perdevo milioni di parole innanzi al dono del tuo fiore. Tu che sapevi scaldare il cuore della notte, eri abile a condurmi lontana da antiche calamità corrotte.
Da mesi mi chiedo dove sei.
Da ieri vorrei sapere se mi vuoi.
Da domani inizierò a pregare affinché si possa essere di nuovo vicini. Non ho dimenticato le tue forti mani. Mi chiedo se sono lisce come quando mi amavi.  Se sono grandi come quando ungevi il mio corpo di Argan e credevo di saper volare. Mi chiedo se esser stata la tua donna ha significato vincere o scivolare.
L’amore non conosce prospettive quando si nutre di albe ad ogni ora. Dimmi, per me ci sarai ancora? I colori della vita chiedono di noi avvinghiati nel rogo della passione. Chiedono un’altra volta di me, perdutamente in cerca del tuo sapore.

l a b b r a

bacio

Non devi supporre che un bacio sia cosa scontata. Mai sfiorerei le tue labbra se non avessi già odorato che vuoi il mio bene. Definiscimi pure fuori moda, ma non mischio le salive per passare il tempo. Piuttosto continuo a carezzare con la lingua le mie ferite.
Stefania Diedolo