Perchè si infrange la legge?

la legge

Il rispetto per gli altri è la base fondamentale per convivere civilmente in una società, ma oggi è diventato facilissimo infrangere la legge. E’ sufficiente offendere qualcuno, non pagare il canone Rai, buttare una cartaccia per terra, salire su un pullman di linea senza biglietto o ancora scaricare musica illegalmente. Siamo arrivati alla condizione in cui non ci rendiamo nemmeno più conto del reato, o più semplicemente dell’immoralità di azioni che sono diventate patrimonio della nostra cultura. Chi non ha rispettato un cartello stradale almeno una volta nella sua vita, scagli la prima pietra.

In Italia mancano norme importanti, viceversa ne abbiamo molte che appaiono inutili; forse è per questo che non vengono rispettate? I giovani che non conoscono il senso civico e pensano di mostrarsi adulti compiendo azioni irrispettose sono spesso a rischio. Se penso che domenica scorsa i carabinieri di Monza hanno multato dei ragazzi per aver improvvisato una partita di calcio in piazza, mi ritorna in mente la libertà con cui negli anni ’70 rincorrevamo palloni… nelle vie delle nostre cittadine, senza nemmeno ipotizzare che in futuro sarebbe stata un’infrazione al codice civile. Esiste una legge che vieta disturbi e molestie in luogo pubblico. Giocare a calcio in piazza, in spiaggia, al parco è giustamente considerato pericoloso per i passanti.

Anche gli adulti possono incespicare in guai giudiziari imprevedibili. E’ di questi giorni la sanzione di 1.032 euro inflitta ad un gruppo di mamme nella bergamasca, ree d’aver spalmato di marmellata fette biscottate e successivamente averle offerte ai piccoli partecipanti ad una camminata di gruppo. Non avrebbero rispettato le norme igienico-sanitarie per la somministrazione di cibo e bevande.

Se rispettare la legge non significa non infrangerla mai, ma nel caso accettare la pena, alcune leggi sono fatte per creare sicurezza o… far quadrare i bilanci? Con i tempi che corrono c’è da chiederselo, soprattutto quando i conti di fine anno dei comuni trovano la quadra grazie all’autovelox selvaggio. Non vi è mai capitato di prendere multe ove viaggiavate a 2km/orari fuori dal limite permesso? L’autovelox, spesso utilizzato in modo subdolo non tanto a scopo preventivo, quanto al puro scopo di multare il maggior numero di persone al volante e aumentare le entrate derivanti dalle sanzioni, è diventato l’orrore degli automobilisti. Premesso che tutti devono rispettare i limiti di velocità, è anche vero che i cittadini sono esasperati nel sentirsi trattati come mucche da mungere.

Un autovelox-record lo abbiamo registrato proprio nella mia città: Crema (Lombardia). Su un tratto in tangenziale con limite di 70 chilometri orari, il dispositivo attivato dal Comune nei primi 2 mesi e mezzo ha macinato 554.000 euro. Ma durante l’estate ha registrato un boom di multe: 2,8 milioni. Totale, 3,35/milioni di euro in 6 mesi.

Sbalorditivo. Eppure, se confrontiamo la nostra giurisdizione con quella di paesi come Francia, Germania, Finlandia… l’Italia appare grandemente deficitaria. Più precisamente come il Paese ove tutto è possibile perchè si può infrangere impunemente la legge senza finire in galera e pagare in alcun modo.

All’estero ci vedono come il paese dei balocchi? Sarà per questo motivo che i delinquenti romeni non migrano nel nord Europa, ove sanno che esistono pene severe e vengono invece da noi giacchè si sentono legittimati a rubare? E’ di qualche tempo fa una confessione fatta da una coppia di clandestini all’’Eco di Bergamo ove in sintesi hanno sostenuto che in Romania la polizia è cattiva, se fai un furto finisci in carcere per dieci anni e una rapina te ne costa ben ventidue, mentre l’Italia sarebbe diversa.

Diversa. In quale accezione? Positiva o negativa? Sembra un controsenso in termini. Se nel nostro Paese esistono leggi talmente tanto sbagliate o confusionarie da meritare dessere infrante, la colpa non può che ricadere sugli uomini che quelle leggi le hanno siglate, ma di fatto resta insindacabile che fino alla loro modifica le norme vanno rispettate perchè tutelano il vivere sociale. Disattenderle significa “Anarchia”.

Quindi, tornando a bomba, le motivazioni per cui quotidianamente infrangiamo le regole sono disparate. Non voglio soffermarmi sull’inciviltà, il desiderio di trasgressione, la delinquenza, il pressapochismo, l’ignoranza o il qualunquismo. Pur non essendo a favore di chi elude o sfida la giustizia, è stato dimostrato più e più volte che talvolta una legge giusta in apparenza, risulta ingiusta nell’applicazione. Mi limito a ricordare le leggi che arrestano il progresso, quelle che ledono i diritti e la dignità delle persone, le leggi che consentono di “criminalizzare” attraverso l’opinione pubblica prima che venga effettuato il processo, quelle che non esistono a tutela delle minoranze. Per non parlare di chi ha a disposizioni norme con cui legalmente ne aggira altre… traendone profitto ai danni dello Stato e quindi dei cittadini.

Pur essendo consapevoli che viviamo in una giungla legislativa in cui è difficile muoversi a causa di un sistema cavilloso ineguagliabile, non siamo avallati a non osservarlo. La legge va rispettata, diversamente si rischia una nuova babilonia. Diverso è combattere affinchè la normativa che riteniamo confusa e contraddittoria venga modificata.  E se proprio dobbiamo disattenderla… che sia perlomeno per una buona causa, ove pagheremo con consapevole orgoglio le conseguenze legali.

Essere corretti nei confronti della nazione d’appartenenza è una protezione più che un ostacolo, benchè non posso esimermi dall’aggiungere – senza necessariamente apparire anarchica e rivoluzionaria – che il vero progresso non nasce dal mondo conservatore, ma è figlio di una disubbidienza intelligente.

“ricordati di disubbire”, cantava Ermal Meta a Sanremo

… la comprensione

smack

Non sapevo immaginarmi con te, finché un giorno mi hai detto che non avresti mai smesso d’aspettarmi.

Son trascorsi molti inverni prima che iniziassi ad avvicinarmi a piccoli passi. Quel tuo profumo di limone confondeva le mie percezioni; non sapevo cosa fare. Non volevo illuderti, ma nello stato in cui stavo non potevo vederti.

Avevo il cuore bendato, l’anima lesa, la pelle un campo di battaglia, l’olfatto intasato e le mani protese altrove in un ultimo perenne danno verso la mia dignità.

Quel pomeriggio che siamo incespicati in un bacio al contrario e ti ho sentito dentro, ho creduto di non essere io. Lentamente mi stavi conducendo verso un porto sicuro chiamato –rinascita-.

Ed io, che credevo d’esser sbagliata, ho dovuto convincermi di non esserlo mai stata. Mi hai obbligata a guardarmi allo specchio sussurrandomi che le mie imperfezioni erano solo fili d’oro e argento, i miei difetti… diamanti rari.

Chi ti ama veramente non ci pensa proprio di volerti cambiare… pensa ad amarti e basta.

Testamento Biologico: l’Italia è finalmente pronta per una legge?

dnr

Premetto che non ho un buon rapporto con la morte. Avendola vista distruggere le persone che amo, tendo a ignorarla. Ciò nonostante sono da sempre una  sostenitrice della libertà di scelta nella cura dei malati. Qualche giorno fa ho letto una articolo sul Testamento Biologico che se da un lato mi ha fatto ben sperare, dall’altro mi ha creato non poche preoccupazioni.

Dopo il caso Englaro… i partiti avevano promesso una norma sul fine vita entro pochi giorni. Purtroppo son passati anni e siamo ancora al palo. In Italia è sempre complicato legiferare. E’ impensabile riuscire a stilare una legge che conceda il diritto di rinunciare lucidamente alle cure e spegnersi come da decorso naturale della malattia?

Da qualche anno la stessa visione degli italiani sull’argomento è profondamente cambiata. Probabilmente le esperienze vissute a fianco di parenti, ove l’accanimento terapeutico ha reso la morte un evento da procrastinare contro natura… sta risvegliando le coscienze collettive. Non saprei dire.  In ogni caso, se escludiamo i casi più sconcertanti che sono entrati nelle nostre case attraverso i media, in Italia sono a migliaia gli esseri umani che ogni giorno lottano con sofferenza contro malattie inguaribili. Ne conosco alcuni e non sto a spiegarvi lo strazio. Lasciar decidere le persone quali terapie accettare e quando fermare quelle cure che si ritengono sproporzionate se un giorno non potessero più farlo direttamente, non è umano? Da un decennio sono state presentate svariate proposte di legge che puntualmente cadono nel vuoto, nel vizio, nell’ipocrisia. Ma… finalmente da qualche settimana a Montecitorio è approdata una proposta di legge che chiama in causa il TESTAMENTO BIOLOGICO: uno strumento giuridico che ha risvolti sulla vita di ogni persona, ma che ha una valore più ampio relativo alla sfera dei diritti civili.

Nella pratica (così ho letto in quell’articolo), con questa legge si prevede:“ che ogni persona capace di intendere e di volere, in previsione di una futura incapacità di scelta delle cure, possa esprimere il consenso o il rifiuto rispetto ai trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali, attraverso le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Inoltre, ognuno potrà nominare un fiduciario che sia disponibile a parlare con i medici, e per il medico le Dat saranno vincolanti. Ovviamente potranno essere modificate in ogni momento dal paziente e potranno essere disattese dal medico qualora vi siano evidenze scientifiche di progressi non immaginabili al momento della sottoscrizione”.

Mi verrebbe da dire: “eureka”… nonostante un difetto macro: “Se non c’è il testamento chi decide?”.

Il mio è conservato in uno studio legale da oltre dieci anni. Non voglio restare in vita appesa ad un respiratore artificiale nemmeno mezza giornata. Mi auguro, se mai dovesse essere applicato, trovi il consenso della legge… giacché ricordiamocelo: i parlamentari devono rappresentare il volere di noi cittadini e non di loro stessi, delle loro opinioni personali o dei dettami della Chiesa cattolica. Devono soddisfare i bisogni del popolo, le necessità reali e le urgenze di una società che pur avendo dimostrato una pazienza pazzesca, non deve continuamente esser presa a sberle ogni volta che bisogna prendere una decisione per il bene collettivo. Non insistiamo nel toglier dignità a chi sopravvive appeso ad una macchina.  Almeno quella, in un paese che è allo sbando in ogni dove, facciamo uno sforzo e salviamola.

L’inseguitore ossessivo

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I signori maturi che vagano sui social lasciando a piè sospinto commenti del tipo “Ciao bellissima” – “Buona mattina bella, tvb” – “Buon pomeriggio tesoro, tvb” – “Una fantastica serata, tvb”- ripetutamente per venti, trenta volte in una giornata, per poi ricominciare il giorno dopo… non sono normali. La mia tolleranza è proverbiale, ma dopo aver avuto la sfortuna di beccarne uno seriale e aver soppesato bene i pro e i contro, ieri sera ho deciso che bloccarlo era il minimo che potessi fare. La legge dovrebbe impedire a chi ha disordini mentali di arrivare in rete, introducendo l’obbligo di trasmettere un certificato di buona salute psichiatrica ai gestori dei social, per poi fare l’ingresso con i modi dovuti come quando si entra in casa di chi non si conosce. Mi spiego meglio: vi immaginate se da domani mattina quando esco per andare in ufficio, in posta, al mercato, a teatro, comincio a dire a tutti quelli che incrocio: ”Buona mattinata gioia, ti voglio bene”, tempo mezz’ora e mi scaraventano all’unità di Crisi Psichiatrica di Bergamo e riuniti. Perché tutto questo in rete accade quotidianamente e passa impunito? Bloccando il personaggio non credo d’aver fatto il suo bene, ho giusto fatto il mio finché, ne sono quasi certa, troverà il modo di crearsi un nuovo account e tornare a regalarmi le sue perle di saggezza da frustrato inseguitore ossessivo. Potrebbe essere innocuo, ma perché devo sopportarlo? Perché noi donne dobbiamo reggere il peso di questa specie umana? Ieri sera, su invito di un’amica, ho aperto per la prima volta la pagina del soggetto e sconcertata mi sono trovata innanzi ad un tripudio di donnine con tette e culi al vento in guepiere di pizzo, ma io non sono né provocante, né una figa del duemila. Com’è che mi ha confusa con il genere da lui tanto desiderato? Questo signorini erotomani ultra settantenni potrebbero benissimo collegarsi a YouPorn, un sito web di pornographic video sharing.  Non ci credo che non lo conoscono. In Italia è uno dei sette link più cliccati. Anche quello è una specie di social, lì nessuno fa distinzione di quale estrazione sei, cosa ti piace fare, guardare e pensare. Ci si collega giusto per guardare e magari partecipare con telefonate hot a costo di suon di Euro. Sui social come Facebook, Instagram e Twitter il voyeurismo quello vero, il sesso a pagamento quello vero, il sollazzo delle pulsioni erotiche… è fuori contesto. Come diamine non lo capite omuncoli dalle braghe calanti? Credetemi… a voi che la natura ha donato fantasie ossessive, esistono luoghi deputati per starvene tranquilli nel vostro mondo. Le donne, le ragazzine ed i bambini dovete lasciarli perdere, vi rendete conto che vi muovete a rischio querela? Domani mattina, che è lunedì, andate al centro di psichiatria dell’USL della vostra città e autodenunciatevi. Non accade nulla di pazzesco. Siete malati. Vi fanno sedere per rispondere a qualche innocua domanda, vi somministrano un beverone di benzodiazepine, una punturina e vedete subito come state meglio. I calzoni tornerete ad abbassarli solo per fare la pipì.

La morale è… che non c’è nessuna favola

amicizia

Esistono persone che senza motivo apparente prendono e se ne vanno. Prima arrivano come dei tornado, riempiono ogni ansa, succhiano ogni possibile poesia, affetto e confidenza e poi si dileguano come la nebbia. Prima d’esser la donna che son diventata, avrei fatto carte false per trattenerle nella mia vita, capire, lenire o medicare il possibile danno. Sono sempre stata fragile sull’argomento. Oggi non lo sono più. Da molti anni non cerco niente e nessuno, chi viene a me trova sempre la porta aperta, la medesima che ritrova quando decide d’andarsene. I tempi cambiano, l’età della maturità avanza e il concetto del chiedere “cosa sta succedendo?” mi irrita ancor più dell’assenza stessa, che invece può essere un nuovo bisogno, l’inizio di una velata consapevolezza. Direte: che persone sono? E poi penserete: non ci resta male almeno un poco? E ancora: se ci tenevi non potevi farti viva tu? Vi risponderei che tali riflessioni non hanno senso e non funzionano da correttore perché ogni problematica di relazione, che porta ad un allontanamento, misura come quel rapporto sia stato sbagliato sin dalla base. Sarebbe solo tempo perso in attesa di una nuova circostanza ove l’identica modalità troverebbe terreno fertile per esser riproposta. Nessuno che ti stima e ti vuole bene veramente se ne va senza darti una spiegazione. Quando accade che ci si perde e nessuno fa nulla per ritrovarsi significa che sono venute meno le motivazioni, si sono logorati gli equilibri e la verità finalmente è venuta a galla. Non era amicizia, ma solo interesse.
Interesse? Sì, ed è meglio evitare di farsi troppe domande cercando di comprenderne la tipologia. Quando la sopraggiunta paura di esserci supera la voglia di trattenersi….ça va sans dire… è molto meglio non essersi mai conosciuti.

A voi che leggete ed alle vostre amicizie scomparse nel nulla: lo sapevate che un giorno avreste smesso di parlare e vi sareste persi? Io me lo aspettavo. I ragionamenti posso anche sbagliarli, ma le sensazioni non mi hanno mai tradita.

Nel nome tuo

dad

Oggi è il 1 Dicembre, inizia un mese denso di ricordi. Partendo da Santa Lucia fino all’Epifania, passando dal Natale, San Silvestro e quel calore famigliare che le festività natalizie trasmettono, ci attendono solennità particolari che non tutti amano e avvertono con la medesima intensità. Da sempre affronto questo periodo dell’anno con un misto di mestizia alternata a incanto infantile, benché la carta d’identità mi ricordi che della “bambina che son stata” mi restano giusto i dati anagrafici. Tutto è iniziato ieri mattina. Mentre andavo ad un appuntamento, mi sono scoperta con gli occhi lucidi di lacrime senza quasi capire il perché. Poi è stato semplice mettere a fuoco la realtà. So che in tempi di crisi nessuno ha desiderio di leggere lagne troppo nostalgiche, ma come tutti coloro che scrivono anch’io vivo intimamente i miei dolorosi trascorsi. Tentare di dare voce ad una pena è un po’ come cospargerla di baci lievi e delicati per ricordarle che sappiamo averne cura. Così è per me e sempre lo sarà, a prescindere da chi mi vorrebbe da tempo “oltre” me stessa. Quindi, dopo qualche post sui generis e di impronta vagamente sociale, consentitemi un riverbero intimista. Devo andare “altrove” per qualche minuto, poi ritorniamo a salvarci a vicenda con le nostre considerazioni mensili sul “globale” che ci circonda. Quanto segue è per me, per Lui e per chi come me ha bisogno di proteggersi da se stesso:

“Ora che con tutta sincerità sei andato via, posso immaginarti ancora accanto con me. Prima non era concepibile. Solo pensarti mi faceva star male. Nessun altro ha mai potuto colmare la mia esistenza senza parlare come sapevi far tu. Sei stato un vuoto che ha riempito ogni arteria anche quando non ci sei potuto essere. Oggi, che dilaghi tra un sorriso e l’abbandono di me che invecchio attraverso il tuo specchio, ricordo malinconica il nostro vivere senza tempo… abitudini semplici, famigliari. Di nuovo mi riscopro a pregare perché le tue membra riposino quiete, mentre queste mani che hanno il tuo stesso sangue si aggrappano a desideri segreti, alle spalle di chi onora il mio esserci, al tuo maglione blu che ho rubato dall’armadio di mamma e come stamattina indosso per sentire il tuo odore. Ora che sei nuvola, stringimi senza necessità di allargare le braccia, amami senza rinunce e guidami con quei tuoi occhi scuri, profondi. Vivo ogni minuto che mi separa dal tuo spirito come fosse ogni momento e mi abbandono al bisogno di niente… perché non c’è nessun’altra intensità che ti assomiglia. Quanto vorrei tu ci fossi ancora per dirti quelle cose che mi accadono nelle giornate disperate, di quando piango con gli occhi asciutti o mi trattengo, scarto e poi scappo… ma il senso del viaggio sta proprio in questo mio non poterci fare niente e accettare che ora mi guardi dall’altra parte. Tu che mi hai resa migliore senza dover mai alzare la voce, ricordati di me come io non mi dimentico mai di te e lasciati ancora chiamare padre. Nel tuo nome riluce la mia identità, nella tua dolorosa assenza danza la lotta giornaliera di questo sopravvivermi nel nome tuo”.

Voi come vi salvate dalle vostre ferite? Io faccio sempre tutto da sola.

… questo atavico bisogno di sognare…

eros

“… è stato quando ti ho afferrato e ti ho mormorato fammi fare l’amore che non hai esitato a fermare l’auto sulla tangenziale ingolfata delle diciannove. Mi hai guardata negli occhi e trattenendo l’emozione mi hai sussurrato se ero convinta. Non desideravo altro da quando avevamo giocato tra il grano dorato e le tue mani mi avevano aiutato a medicare una stupida sbucciatura. Ti ho guardato da vicino mentre mi pulsavano le tempie, l’inguine e le dita strette alla lana del tuo cappotto. Non ero più io, stavo diventando un Noi, ma ancora non lo potevo nemmeno immaginare…”

Trattasi di prosa breve che ho scritto sull’onda di un momento in cui desideravo sognare da sveglia e abbandonarmi all’emozione. Lo faccio spesso quando il bisogno di scrivere è privato e non ha nessun obiettivo particolare. Lo avevo messo su un social, accompagnato dalla foto che vedete sopra, quasi per noia durante una serata di pioggia ove non avevo la forza di costruire pensieri particolari, ma solo l’urgenza di farmi una carezza. Il risultato è stato pazzesco. Non so quante mail, messaggi in privato, telefonate e commenti ne sono scaturiti. Questo bisogno di calore che ci uccide e ci fa sperare è un’onda emotiva che disperde raziocinio ed equilibrio. Forse perché nel desiderio immaginifico possiamo scardinare ogni limite e permetterci di proiettare paure e desideri? Siamo un mondo di anime smarrite serrate dentro convenzioni che incatenano. Basta veramente nulla, una piccola fiamma mai spenta che si accende improvvisa, quel ritmo inusuale del cuore, il calore stressato del basso ventre, l’immedesimazione e tutto, dico… tutto assume un contorno nuovo, il più delle volte fittizio. Una vera e propria proiezione di possibilità per alcuni o di compiuta disperazione per altri. Quanto conta per voi il sogno? Fin dove è lecito spingersi mantenendosi centrati? Quanta dose di razionalità occorre per evitare che il desiderio disatteso diventi un’ossessione? Sotto gli strati più ispessiti della nostra quotidianità, è incessante il bisogno che abbiamo di abbandonarci al gioco e lambire quel sottile erotismo sempre più spesso dimenticato nei cassetti insieme a reggiseni e mutandine di pizzo. Il desiderio è aporetico, è aperto all’irrazionale, non è controllabile nel suo esito. Il desiderio ci spinge, ma non ci rassicura sul punto d’approdo. Se qualcuno oggi mi chiedesse cosa desidero profondamente saprei cosa rispondere nonostante la paura in passato mi abbia sorpresa obbligandomi più volte a tragitti semplificati. E voi? Avete desideri profondi e come vivete il bisogno di sognare?

La guerra ai tempi delle mutande per uomo con proboscide e della coca cola

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Ieri sera, mentre navigavo, mi sono imbattuta in una candid esilarante accostata in modo perfettamente simmetrico ad una notizia relativa alla Siria. Non sapendo quale link aprire ho optato prima per la burla e a seguire lo sfacelo che si sta consumando nella Regione dei migranti.

Il primo video mi ha piegato le labbra in un sorriso tra lo stupito e l’inesorabile. Una donna incinta, accompagnata dalla madre dalla ginecologa per una ecografia di controllo, vede apparire sul monitor del medico… dapprima un bambino stilizzato di circa quindici centimetri con tanto di testa, braccia e gambe che si flettono, per poi diventare due gemelli che danzano al ritmo di un Charleston.

Il secondo video mi ha destabilizzata per contenuti,violenza, odio e l’assurdità di una guerra che in cinque anni ha devastato una Regione causando la morte di migliaia di persone. Non voglio polemizzare o fare quella che si scandalizza per quanto circola in rete, ma chi si occupa di sfornare gli articoli per il popolo dei naviganti, ha un minimo di consapevolezza relativa a come accostare le notizie? Da quando l’informazione invece di essere servita con regole legate agli spazi, alle tematiche ed all’utenza, è sputata come capita sulle colonne dei social, nelle home dei siti di varia natura, gossipari e non?

Devo ammettere che da qualche mese a questa parte sono leggermente frastornata.

Ovunque giungo col mouse, mi colano articoli socialmente utili abbinati a quintali di merda spalmata, dalla pubblicità delle mutande per uomo con proboscide, alla coca cola in abiti natalizi (a novembre?), fino a giungere a video bufale o articoli dai titoli subliminali che invitano al click. Ad ogni “push your button” son euro che cadono nelle tasche dei soliti noti?

Sarà che il mio proverbiale spirito di adattamento in questo momento di vita è poco sviluppato, sarà che ovunque mi giro vedo gente insoddisfatta, sarà che ho pagato a caro prezzo l’equilibrio che posseggo, che non posso fare a meno di chiedermi quando arriverà lo schianto. Sì, avete letto bene: lo schianto. La sberla. Il super-botto finale. La frenata che romperà tutti i denti. L’aLt, lo stop signori… si torna indietro. La sensazione feroce, inconsolabile e temeraria che sia già arrivato, me la ricorda ogni mattina la mia mandibola che a furia di bruxare mi sta creando danni irreparabili nonostante il bite.

La manipolazione dell’opinione pubblica attuata attraverso la propaganda consentita dai mezzi di comunicazione di massa dovrebbe esser punita. La guerra quotidiana che si consuma sui social tra cittadini che si insultano a piede libero dovrebbe esser punita. Il bullismo psicologico dovrebbe esser severamente punito. Il vandalismo, l’intolleranza, l’omofobia, il razzismo e la prepotenza dovrebbero essere puniti.

Io mi sento in guerra, nonostante dal cielo non piovano bombe sulle case e i Mcdonald dove i nostri bambini continuano a bere litri di coca cola e mangiare patatine fritte son sempre di moda. Ma lo sanno i figli del mondo che questa vita gliela stiamo servendo a brandelli?

La sera non devo più navigare. No, ho deciso che dopo il lavoro obbligato al pc, spengo tutto e mi metto a leggere un buon libro. Quand’ero ragazzetta vivevo benissimo senza l’informazione dell’ultimo minuto. Giocavo a briscola con mio padre e l’ultima cosa che vedevo era il sorriso di mia madre. Una chiusa di giornata ineguagliabile se penso che ora serro gli occhi dopo aver impostando l’Iphone in modalità silenzioso e aver intravisto il ghigno di Bruno Vespa.

Questo mondo mi sembra tanto una prigione ove tutti combattiamo silenziosamente. Chi mi sa indicare la mia cella d’isolamento? Ho bisogno di disintossicarmi, mangiare pane, burro e marmellata, raccogliere i soffioni sugli argini dei fiumi e passeggiare nei campi senza sentire lo squillo del telefono, il tonf dell’sms, il bip di whatsApp, le notifiche di Twitter, Fabebook e Instagram. Sono stanca della comunicazione di massa. Se qualcuno deve dirmi qualcosa prenda la bicicletta e venga direttamente a suonarmi il campanello di casa.

Why not? It’s impossible?

Esprimi un destino

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Sabato83 mi ha invitata a parlare di desiderio, mentre Pj del destino. Non so il perchè, ma nella mia memoria storica i due termini viaggiano all’unisono. Forse perchè un giorno si sono incontrati ed io li ho legati con una catena di seta?

“Quanto tempo è trascorso da allora? Mezza vita. Ricordo che ti guardavo di nascosto dalla finestra della cucina mentre, senza maglietta, restavi fino a tardi a picconare lo steccato. Mi tremavano le mani e per la tensione facevo cadere i bicchieri. Con mia madre che rideva fingevo d’esser stanca, ma appena mi era possibile insistevo nell’osservare la tua vigorosa prestanza fisica. Una sera d’estate, nel girarti a controllare la legna sotto il portico, mi hai percepita e ti sei bloccato per scrutarmi nell’oscurità. Con lentezza esasperante ti sei acceso una Marlboro ed hai abbozzato un sorriso turbato. Fu in quell’esatto momento che capii cosa fosse il desiderio. Non mossi un muscolo; ero pietrificata, mentre il cuore pompava verso il basso il poco sangue che mi era rimasto. Era evidente che le tue spalle mi attraevano più della vergogna d’esser scoperta. Facevo in modo di non perdere una sola goccia di sudore che t’imperlava la fronte o il bordo cintura allentato che tagliava il mio sguardo indecente ad altezza glutei. Tu sapevi che avrei voluto affondare le mani nelle tasche dei tuoi blue jeans sbiaditi, passarti il dito sul labbro arricciato, parlarti senza fatica, credere che ci stavamo incontrando per caso e che poi tu mi avresti baciata per davvero. Avrei voluto venire a lezione d’amore in un tuo abbraccio stretto, dentro il tempo che non si lascia misurare, nei segreti che nessuno avrebbe avuto l’ardire di svelare. Lo sapevi, ma per un maledetto inganno temporale non è mai avvenuto nulla. Quando oggi ti incrocio ci studiamo con la medesima esitazione, poi ognuno prosegue per la propria strada. Tu col tuo bastone d’argento e la gamba rigida, io col mio cane. A me resta sempre un luccichio nello sguardo e il sorriso inebetito di chi aveva compreso quanto il gioco fosse reale. Ma trent’anni di differenza erano più del dovuto. Ci sarebbe bastato cogliere la sostanza di un solo attimo?

Mai. Io non desidero saperlo mai”.