Come stai? … s t a n c a

STANCA

Ovunque volgo lo sguardo, osservo visi affaticati e persone grigie. Subiamo il trend di un’epoca ove barcollando corriamo da mattina a sera, travolti da un destino che sembra un treno.È diventato un leit motiv esclamare e sentir pronunciare le parole “sono stanca”, ma pare che ai nostri corpi stiamo tutti chiedendo troppo. Gli orari stretti, il traffico cittadino, gli imprevisti, il bullismo insistente, le delusioni e le preoccupazioni, accompagnano giornate infinite trascorse per raggiungere… cosa? Dove stiamo andando? Arrestare la corsa significa “esser tagliati fuori”, ma quando abbiamo scelto di star dentro? L’infelicità dilaga perché non sappiamo nemmeno in nome di quali valori ci riduciamo a crollare nei divani la sera. È una spinta energetica fortissima, arginarla è quasi impossibile. O scegli di vivere, o scegli di morire. Come chi ieri pomeriggio si è impiccato ad un albero dietro casa. Non tutti resistono, c’è chi ha fatto della fragilità la sua sponda morbida. Non tutti tirano di cocaina per essere dei supereroi di carta. Dovremmo imparare a fare retromarcia e iniziare a dire di no. No, ai ricatti affettivi. No, ai budget irraggiungibili. No, alla ricerca della perfezione. No, al vivere sempre al limite. No, alle pretese. No, al branco. No, a tutto ciò che ci costringe a vivere una vita robotizzata. Le pressioni sono sempre più massive, arrivano da ogni ambiente e ritagliarci un angolo per respirare la vita sembra egoistico.

È chieder troppo essere accettati solo perché siamo umani?

Lo chiedo ai giovani adolescenti che non sanno cos’è il rispetto e vivono la vita deridendo i più deboli, isolandoli e sentendosi dei Re del Nulla. Dovreste vergognarvi. Lo chiedo ai potenti della terra, ai capi di Stato, alle Istituzioni, alla Chiesa, al mio vicino di casa che urla dalla mattina alla sera perché non gli è stato insegnato a parlare con un tono normale. Lo chiedo agli educatori che con fatica aiutano i nostri figli a diventar grandi.

Era questa la vita che avevate immaginato? Io sono sincera, vi rispondo ora e sempre NO. NO. NO. NO.

Dormo, ma son sveglia

resilienza

Sono resiliente,
mi piego,
ma non mi spezzo.
Però m’inalbero.
Non si può far sempre finta di non vedere.

Stato in luogo

Il giorno che smisi di sognare, fu dopo il lento risveglio da un coma affettivo. Serrai i condotti che dal cuore andavano all’area onirica e dissi fanculo all’utopia. Lasciai in eredità a mia figlia i desideri sopravvissuti, senza idea alcuna se mai le sarebbero serviti, ma nella mia fragilità mi mancò il coraggio di annientarli definitivamente. E fu un errore che sto pagando anche troppo onerosamente. La mia infangata razionalità non è congruente alla moda del momento: la “stronzeria”. E’ solo una scelta forte, uno stato emotivo in luogo, che funziona per onorare gli ultimi lembi di pelle che ho salvato. La parte appetitosa è finita in una fossa comune da tempo immemore. Fatevene una ragione. Sopravvivere, murando d’acciaio l’imbocco del muscolo primario, è stata l’attività razionale più sofisticata ch’io abbia mai realizzato in tanti anni di onorata carriera da intimista. Nulla a che vedere con chi trascorre il suo tempo a farsi i beneamati cazzi miei. Quest’oggi è quasi inutile preoccuparmi che possiate comprendere il mio dire, sto scrivendo unicamente per me stessa. Vivo attorniata da una moltitudine di cerebrolesi (mi scuso con i “diversamente abili” perchè la specie da me indicata è ovviamente di origine animale) che si muovono, guardano e sentenziano. Bene, fate che da domani non si sprechino messaggi del tipo:<<Quel post era per me?>> perchè mi cadessero tutti i capelli: questo dannato post è per me. Spero i naviganti, che casualmente passassero tra queste nere righe, vogliano perdonare il mio slang provinciale, ma in tale luogo io vi lascio il sangue e pure il piscio se serve per non dimenticare chi sono e da dove vengo. Lo so benissimo che si vive male senza energia, ma così è. Ho bisogno di tempo per ricompormi, in fondo sono solo il risultato di ciò che è stato risucchiato e poi sputato. Punto a capo. Il fatto che per ora nessuno abbia capito come aprire varchi degni, non significa ch’io sia un mostro da sbandierare, un insetto, un carro funebre, una falsità. Per quanto è di mio personale interesse, accettarmi è già di per sé un’assoluzione con formula piena. E’ basico. Come l’inappellabile sentenza che declama:<<Il fatto non sussiste>>. Oggi, il moto a luogo va  solo verso una consapevolezza: la mia ragione, di cui posseggo l’esclusività perché mi appartiene in ogni sillaba ed in ogni bestemmia che per amore per me stessa trattengo. Presto cadranno i denti e cadrà la rovina ai piedi degli stolti che, senza invito alcuno, si son troppo avvicinati a sputare presso i miei argini. Dico… guai a voi che, senza conoscere il mio reale stato d’animo, affondate pugnalate verbali gratuite. Bussate e sarete bussati, sfregiate e sarete sfregiati, calcate e sarete calpestati. La crisi economica mi ha tolto la possibilità di mostrare l’altra guancia e sono in dimensioni ove il vostro limite cerebrale potrebbe anche solo credere di supporre. Scannerizzarmi è una emerita perdita di tempo perchè non possedete sufficienti neuroni per arrivarmi. Vedete nero? Non mi aspetto altro. Nemmeno tra le crepe della mia esistenza sapreste veder filtrare la luce, per quanto siete accecati dalla vostra benedetta presunzione. Fate largo, per cortesia, ci sono modi molto eleganti per stare al proprio posto. Le cose lontane che non si possono neppure sognare si devono solo dimenticare (S.Quinzio).

Innamorarsi

Avete presente quando, tutto ad un tratto, vi rendete conto che siete andati dall’altra parte? Talora basta un attimo, un bagliore di sole che squarcia di traverso la tovaglia di carta a quel bar d’angolo dove vi siete fermati per un pranzo frugale o un vela che ondeggia al vento sul lago di Desenzano del Garda. A me è capitato così. Un abbaglio fulmineo, mentre pranzavo durante una pausa di lavoro, mi ha dato la dimensione reale di quanto stava accadendo, dove mi trovassi a tal proposito, dove avrei dovuto invece essere e cosa potessi fare per arginare l’invasione. Premetto che sono una donna normale, il mio elettroencefalogramma è normo regolare senza sinapsi particolari. Ma verso l’oltre, ti ci possono pure sbattere violentemente, non è necessario andarci con le proprie gambe. Ero a Desenzano. Attorno a me solo stranieri e bambini in short e canottiere. Pensavo che erano quasi nudi, considerato il vento fresco che ripetutamente ha tradito l’estate artificiale riservataci quest’anno dalla natura. I nordici han sempre caldo anche quando si gela. Il cane del mio vicino di tavolo latrava da un pezzo, aveva sete povero. Ma il suo padrone, borchiato finanche nelle mutande, rasato e dotato di Ray ban fumé, ha continuato a bere il suo Aperol spritz ignorando il richiamo ripetutamente. Ecco, fossi stata la sua donna gli avrei dato una sberla dritta sul faccione rovinato dall’acne. E’ stato un pensiero istantaneo, come il lievito chimico. Zero elaborazioni. Come un “fanculo” slabbrato uscito dritto dall’intestino. Che poi, il minimo che fai è andartene dritta a casa perché a quel punto chi se ne frega. Già. Dovete sapere…, perché lo sto ammettendo pubblicamente, che anche a me ad un tratto può arrivare il chicazzosenefrega. Pure quando non te lo aspetteresti mai perchè ho il marchio impresso negli occhi della crocerossina. Ma vi garantisco che arriva. Arriva, perbacco. Irrefrenabile, come un orgasmo. Mica son mai stata una Santa. E dopo averlo sperimentato, capisci che farsi le seghe mentali continuamente per gli altri non serve a niente. A niente. C’è un punto, quel punto lì… ove salta qualcosa. Un tappo. Una crosta. Una piccola bombetta di Capodanno dimenticata in una scatola in soffitta. La caldaia da cinquemila euro. La moka Bialetti con tutto il caffè che ti colora il muro ed imprechi, ma nel contempo ringrazi Dio che potevi morire se ti centrava in piena fronte. Accade che la buona educazione si allontana quel minimo. Il buon senso va a fottersi una puttana di colore. Il rispetto si dimentica di svegliarsi alle 6.45 del mattino. La stima è in ferie giusto il tempo di qualche ora. Ed il cervello è più connesso al culo che non ai neuroni ed alle loro sinapsi. Si incrina definitivamente ciò che già era precario e nel lacerarsi lascia cadere tutto negli inferi della miseria. Avviene una sorta di risucchio verso il basso come un tornado demolitore, il vento freddo della potenza. E’ il gelo dell’esasperazione e del dolore che ci trasforma in animali. Io lo posso raccontare. Sono testimone. Il luogo ove cresce e si nutre il male esiste. Quello che si legge sui quotidiani o si vede su skytg24, non è così lontano dalle nostre case, dai nostri figli, dal nostro vivere quieto di borghesi benpensanti, blogger pseudo filosofi, onorati cittadini di una società che fa talmente disgusto che è diventato raccapricciante assistere all’impotenza di chi non riesce a riesumarla. Che se uno in Italia ha un problema di carattere relazionare, è diventata la prassi non riuscire ad evitare ricatti e se ti va bene o finisci in carcere senza prove o al cimitero perché l’ex-amore passionale è passato dalle lettere d’amore al coltello da cucina. L’ho detto: sono testimone. E nemmeno così tanto muta. Poi, l’altro ieri. Beh, era il 2 settembre, un giorno maledettamente normale, con la gente ancora in vacanza, io incastrata in luoghi dei quali per motivi professionali non posso raccontarvi proprio nulla. Ecco, dicevo… l’altro ieri mi è piovuto addosso tutto insieme il firmamento. La terra mi ha fatto inciampare nei ceppi delle sue radici madri e sono andata semplicemente nell’altrove. Era già da qualche giorno, diciamo pure un centinaio per essere metodica, che sentivo abbassarsi la volta celeste e percepivo l’innalzamento della crosta terrestre. I sintomi li avevo tutti quanti. Un terremoto emotivo in arrivo. In questo sono un’ottima sensitiva somatizzante. Metà di me alla regia, l’altra metà a non crederci fino all’ultimo micro istante. Ma così è stato e sarà.
Già lo so, che è un andare senza ritorno. Perché nella mia vita è sempre stata questa la modalità, che le cose che realizzo veramente: sono sempre state quelle che ho deciso io.
Qualcuno ieri sera mi ha detto che essere maturi ed autonomi non significa essere autarchici, ma saper chiedere aiuto quando se ne sente il bisogno perché da soli si fa molta fatica.
Non so che dire rispetto a questa affermazione, perché nessuno può aiutarti quando sei veramente dall’altra parte del vetro e vedi nuotare in un acquario con meduse e pescecani chi ti ci ha spedito. Men che meno aiutano le troppe parole. Tutta questa circumnavigazione di pensieri, suggerimenti, consigli, infiniti ragionamenti. Ognuno con la propria personale visione della realtà, del meglio, del subconscio. Ma chi se ne frega? Il consiglio perde valore se chi lo elargisce non sa cosa significa ricevere continuamente fucilate. Sentirsi dire “spostati” o “fingi che non stanno detonando” equivale ad un banale: “Oh piove, suvvia tesorino…prendiamo l’ombrellino rosso della nonna”.
Chi in realtà ti può aiutare quando sei solo? “Aiutati che il ciel ti aiuta”. “Chi ha tempo non aspetti tempo”. Mia madre li sostiene sempre con grande imbarazzo di mia figlia, che poi mi sussurra di nascosto:
<<Madonna quanto è invecchiata la nonna, dice continuamente proverbi e li sbaglia pure>>.
<<Stai zitta, irriconoscente!>>. La redarguisco! Almeno fingo di essere seria.
Poi la guardo e muoio dal ridere per la sua adolescenza sbocciante, ma mia madre ha ragione. Dopo la folgore di Desenzano, ho finalmente scelto la strada dell’assenteismo giustificato. Delle non parole. Del non detto. Del ridi che ti passa. Del nulla è più insondabile della superficialità della donna. Del non c’è luogo profondo che l’intelligenza non possa rendere superficiale. Del deglutisci e vai oltre. Del cogli l’attimo. Del basta. Del B come bastardadentro oppure belladonnamanonscema. Mi son semplicemente rotta le tette. Non posso dire palle che altrimenti rischio di esser ammonita e poi su una cosa non si discute: io le palle le ho sempre avute, ma essendo virtuali si scassano solo nella teoria. Sono ancora una femmina, ci tengo a precisarlo. Lo sbrindellamento delle tette è più armonioso, femmineo e meno inflazionato.
Chiudiamo la messinscena, cerchiamo di essere unici e cambiamo la direzione dello sguardo, avviamoci con le mani in tasca verso una nuova dimensione più umana ed iniziamo a vivere… che di sopravvissuti siamo colmi come uova marce.
Per esempio agogno ad un hamburger con patate fritte, buttare l’Iphone dal finestrino della macchina, aver terminato la stesura di “Memorie di una donna”, avere una piscina sul terrazzo di casa ove allenarmi tutte le sere e mangiare Nutella.
Per ora mi accontento di aver preso una decisione.
L’ho presa.
Dio fa che io riesca a portarla a compimento.
Dio fa che nel week end ci sia il sole ed io possa prendermi una cotta solenne per me stessa.

La vogliamo finire di dire stronzate? Non se ne può più.

lobby

Ieri ricevo una notizia flash: “Borse positive, ma l’Ucraina pesa. Temi della giornata: Macro – occhi puntati sulla fiducia dei consumatori europei. Azionario – Wall Street in rialzo. BTP – dopo il successo del BTP Italia, il Tesoro conta di sfruttare il momento favorevole al debito italiano nella tornata di aste di fine mese”.

Passo una giornata infastidita mentre l’euro/dollaro arriva a 1,3833, i telefoni non squillano, i colleghi hanno il viso teso di chi mal sopporta l’ambiente, la tensione che scorre tra le scrivanie è stile shining. I budget del mese non sono commentabili. E’ possibile che le aziende abbiano fatto un ponte così lungo? Siamo al taglio delle vene.
Torno a casa perplessa. Mia figlia, con gli ormoni che girano a mille, è più logorroica del solito. Anche Neve è ossessivo: mi morde una mano per avere una carezza, ma io sono altrove.
Carico la lavatrice e abbozzo una cena. Mentre attendo che il profumo del basilico inondi di grazia la salsa di pomodoro, mi decido ad aprire una busta troppo bianca ricevuta in ufficio che porta il timbro URGENTE DOCUMENTI AUTO.  Leggo di aver commesso l’ennesima infrazione con l’autovettura aziendale. 104,50 euro di ammenda comprensiva di spese postali che mi verrà addebitata sul cedolino stipendio perché “il gg 18/9/2013 circolavo nella Zona a Traffico Limitato omettendo di rispettare il divieto imposto dalla segnaletica verticale”. Sarà la centesima multa che prendo a Brescia in sette anni di missioni e onestamente inizio a spazientirmi di chi ruba in modo legalizzato dal mio portafoglio e con i miei euro organizza le campagne elettorali. Via IV Novembre da quando è diventata ZTL? La preoccupazione diventa un moto d’ansia quando cerco di ricordare il numero delle volte che da settembre son passata in centro storico attraverso quel portale.  Smetto di cucinare, do un biscotto a Neve e chiedo a mia figlia di darmi tregua per mezz’ora. Voglio scrivere quello che sento dentro anche se non si tratta di amore o autoanalisi. Forse non sono capace di parlare di politica applicata alla finanza economica, ma ciò che da due lunghi anni vedo con questi occhi e leggo in quelli degli imprenditori con cui parlo ha un solo nome: sgomento. Ho aperto questo post inedito, rispetto alle mie preferenze tematiche, con la frase “Borse positive”.
Io direi al trader che ha scritto il pezzo, che la borsa degli italiani non è positiva, gli italiani è da un pò che hanno le tasche vuote e se andiamo avanti di questo passo ci svuoteranno anche le interiora. Tasseranno  il numero di scarpe che abbiamo nell’armadio, il numero di panini con la nutella che mangiano i nostri figli a merenda, il numero di pizze che compriamo nel semestre, il numero di strisce pedonali che pestiamo, il numero di mutande che cambiamo alla settimana. Ho letto che sono più di 4milioni le persone che in Italia sono state costrette a chiedere aiuto per mangiare nel 2013. Viviamo una situazione drammatica e la notizia flash del giorno mi dice che le “borse son positive”? L’Istat sostiene che abbiamo un milione e trecentomila famiglie dove il 27 del mese non arriva nessun stipendio. Che ci importa a noi se le borse europee per un giorno sono state positive, ridateci il nostro potere d’acquisto e date il via a sgravi fiscali corposi. Apprendo con sdegno di un bonus da 80 euro una tantum stanziato dall’attuale legislatura per aiutare la ripresa. Si gioca a chi ridicolizza meglio la malattia del secolo. Per curare l’economia italiana servono le iniezioni che si dovrebbero fare a un milione di balene spiaggiate. Finiamola di dire stronzate. La ripresa non c’è, non c’è sulle tavole delle famiglie, non c’è nelle tasche degli operai, non c’è ora e non ci sarà. E poi questa storia che all’improvviso: l’Ucraina pesa. Peserà per i prossimi sei mesi, ma mai quanto sta pesando il tracollo degli ultimi anni. Non usciremmo da questa lunghissima crisi nemmeno se l’Ucraina non fosse sulle carte geografiche.
Il mondo intero sta convogliando verso un crollo inarrestabile. L’anima di questo sfacelo è l’Europa dove il nostro Paese è una congiuntura fragile e stonata che ha centralizzato il nodo della crisi. Abbiamo un debito statale da far inorridire Dracula e la credibilità del governo che fa ridere la famiglia Addams.
Per decenni il nostro stato ha tagliato poco le spese e aumentato continuamente le tasse. Chi mi spiega come si può investire e stimolare la crescita se siamo senza soldi? No, dico… mi sembra il minimo che me lo chiedo. Ma chi governa ha idea di come vive una famiglia media con due figli, un mutuo che pagano i nonni e 1.650 euro di stipendio quando va bene?
Si insiste nel far cassa aumentando i ticket sanitari, l’Iva, le tasse sulla benzina e sul gioco. Storie già viste. Dimezzare le tasse sul lavoro e rinunciare al gettito immediato in attesa che l’attività generi consumi è una tragedia? Fintanto che si insiste nel deprimere l’economia fino al punto di diminuire le entrate, la gente guadagnando meno comprerà ancor di meno e quindi anche le tasse pagate, tipo l’Iva, andranno diminuendo. Se lo so io, che sono una bancaria per caso, com’è che…
Vuoi vedere che l’obiettivo è quello di metterci e tenerci tutti in ginocchio?”.
L’Italia ha un debito di 1.900 miliardi di euro. Ancorché io viva quotidianamente immersa nei numeri, non riesco nemmeno a mettere nel calcolatore questa cifra da paura. Il nostro paese è stato degradato dalle agenzie che valutano la capacità dei debitori di restituire i prestiti, motivo per il quale per farsi prestare soldi deve offrire interessi sempre più alti… ed ecco che grazie alle offerte da urlo le aste dei BTP pare stiano registrando un successo stratosferico. Fa nulla se tutto ciò accresce i debiti. E se si cominciasse a temere che non potremo più pagarli questi debiti, che accadrà dei nostri risparmi e della nostra nazione?
Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera ha affermato che “il problema profondo dell’Italia sta nell’esistenza di un immane blocco sociale conservatore il cui obiettivo è la sopravvivenza e l’immobilità. Nulla deve cambiare. È questo il macigno che ci schiaccia e oscura il nostro futuro. Ne fanno parte ceti professionali vasti, gli statali sindacalizzati, gli alti burocrati collegati con la politica, i commercianti evasori, i pensionati nel fiore degli anni, i finti invalidi, gli addetti a un ordine giudiziario intoccabile, i tassisti a numero chiuso, i farmacisti contingentati, i concessionari pubblici a tariffe di favore, il milione circa di precari organizzati, gli impiegati e gli amministratori parassitari delle spa degli enti locali, gli imprenditori in nero, i cooperatori fiscalmente privilegiati, i patiti delle feste nazionali, i nostalgici della contrattazione collettiva sempre e comunque, gli imprenditori in nero, quelli che non vogliono che nel loro territorio ci sia una discarica, una linea Tav, una centrale termica, nucleare o che altro. E così via per infiniti altri segmenti sociali, per mille altri settori ed ambiti del Paese. In totale, una massa imponente di elettorato. Un elettorato ormai drogato, abituato a trarre la vita, o a sperare il proprio avvenire, dal piccolo o grande privilegio, dall’eccezione, dalla propria singola, particolare condizione di favore“.

Questi personaggi sono i medesimi che son contrari alle leggi che tutelano le coppie di fatto, le minoranze etniche, religiose e sociali? Gli stessi che fanno del giudizio e del pregiudizio una bandiera da sventagliare? Questi soggetti sarebbero gli stessi che predicano bene e razzolano male, che giudicano e bloccano chi lotta per i propri diritti, ma interpretano le leggi a loro piacimento per un tornaconto prettamente personale? I conservatori sarebbero coloro che stanno mettendo in ginocchio la crescita del nostro paese, quelli che hanno fatto delle lobby l’infiltrazione malata del potere ad ogni livello? Sono quelli che aborriscono le riforme necessarie alla contemporaneità? Se la realtà è quella dipinta da Ernesto Galli temo che il nostro futuro sia già inesorabilmente segnato da una cancrena irreversibile che porterà tutti verso un baratro di proporzioni inenarrabili. Non si salverà nessuno innanzi al blocco del progressismo. Altro che notizie flash: “La ripresa area euro procede secondo copione, per ora non c’è spazio per sorprese verso l’alto. Il barometro del mercato del lavoro punta al bello. L’indice di fiducia economica della Commissione UE dovrebbe toccare quota 103, un massimo dal 2011, confermando che la ripresa procede in linea con le attese”.
Forse, nel caso in cui il creato sarà clemente, si salverà il pianeta. Se è vero che alla natura spetta sempre l’atto finale, la terra sarà costretta a ripartire ex-novo con le prime forme di vita unicellulari. Intanto, allo stato attuale delle cose diciamocela la verità: l’uomo medio si è rivelato per quel che è. Lo sanno anche gli asini che si sta distinguendo dagli animali solo perchè vergognosamente mono-neurone.
Corruptissima republica plurimae leges.

mamma che stanchezza

Ho vissuto un attimo eterno non raccontabile.
Come un bacio tanto desiderato,
ricevuto all’improvviso.
stanchezza1

Venerdì sera ho conosciuto una sorta di stanchezza indescrivibile che non mi ha più abbandonata. Ho dolori un pò ovunque e sento di pesare un quintale nonostante con grande sforzo mi trascino in giro per il mondo sperando di ritrovare l’energia smarrita. Il nodo più grande di questo “immenso bacio” è che per il momento non mi sento affatto bene. Sembro un anima che trascina un cadavere.
Qualche mese fa mi era capitato di non avere nulla da fare, essere perfettamente riposata e ciò nonostante sentirmi in sofferenza per la stanchezza di tutto quel nulla.  
Oggi vivo una stanchezza astratta che non si vede. Il mio colorito è sano, il corpo florido non sembra appartenere alla donna gracile ed esile che son sempre stata, ma sono emozionalmente al tappeto. Portare il peso della mia coscienza e degli impegni che mi gravano è la stanchezza più spaventosa che potevo conoscere.
Da qualche giornata la mia energia vitale chiede di essere ascoltata, come se una zecca energetica si fosse attaccata a succhiarmi vitamine.
Forse la frase di Emil Cioran ne Il funesto demiurgo, 1969 – “la sorte di chi si è ribellato troppo è di non aver più energie se non per la delusione”, è vera anche al contrario.
In questo istante mi sento di affermare che “la sorte di chi si è impegnato troppo è di non aver più energie ad avvenuto raggiungimento dell’obiettivo”.
Sì, che posso dirlo,
perché io mi sento dannatamente a brandelli. Stesa sulla  meta, senza più fiato per rialzarmi e camminare. Mi devo riprendere. Smettere di friggere, manco fossi una patatina al forno. Respirare a pieni polmoni. Ritrovare le mani che stanno al posto dei piedi.

ad maioraForza… Signorastanca… ad maiora semper.

“va fa ncul” (con leggerezza)

 

MAFALDAOggi, con grande attenzione alla forma ed al sentimento che da sempre anima la mia vita, sento che un “va fa ncul” ci sta tutto e che a raccontarle, certe avventure, uno quasi non ci crede che veramente si sono snodate tra le pieghe della vita, le ha viste scorrere innanzi agli occhi, ne ha preso atto con stoico coraggio rimanendo sul momento perfettamente composto.

Purtroppo però,  l’indifferenza del mio sguardo o della mia voce è un perpetuo addio. Agli stolti non è nemmeno dato di supporlo. Per quanto io sia facilmente e banalmente confondibile con uno “sconto”, non sono come i saldi, che ogni anno si ripresentano nelle vetrine sempre  più alti, sempre più abbordabili. 

Prodotto esaurito e non replicabile, diventa la mia personale etichetta di gestione quando la tolleranza che mi accompagna come un callo raggiunge un peso specifico non sopportabile.

Non ho mai creduto al detto che “l’assurdo fa molta fortuna al mondo”, un po’ perché essendo una Bilancia sono per la giustizia a tutti i costi,  

ma in ogni caso,

oggi,  

c’è da dire, 

che in talune situazioni…

al danno si può assommare  una beffa di dimensioni gigantesche.

Da riderne, o piangerne.

Dipende.

Si, dipende proprio dalla tipologia di coraggio senza ritegno che  taluni sventagliano come un lustro.

Gli umani, si sa, hanno forma, colori e dimensioni diverse, sarebbe il cervello a dover essere, chi più chi meno, di una portata con similitudini verosimilmente identiche della specie. Giusto per distinguere le svariate forme vitali che animano l’universo.

Orbene. In verità il cervello è un apparato col quale pensiamo di pensare, ma non tutti interagiscono con il loro organo primario nel medesimo modo.

Come dice Louis-Ferdinand Céline, nel Viaggio al termine della notte, 1932: perché nel cervello d’un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli.

Sono una buonista, igienista, salutista, educata e perbene figlia di chi ha provato a farmi crescere suora, ma non ci è riuscito, quindi io non auguro cose crudeli a nessuno. Louis-Ferdinand quando lo ha affermato era certamente più incarognito di me e poi non è una donna.

Ma suora non è sinonimo di handicappata mentale, quindi partendo dal presupposto che non lo sono mai stata, una suora,  significa che non ho tra i miei obiettivi il raggiungimento della Santità e che,  nonostante una forma di buonismo che non riesco a scrollarmi da dosso nemmeno con uno scrub fatto con le ortiche,  non sono nemmeno un’idiota.

Mi sono scassata la gioielleria di famiglia di chi fa avanti-indietro come se fosse un caterpillar e si diverte ad ingranare la  prima e la retro sul mio cuore a seconda del suo sentire, benessere, intuizioni, percezione extra mentali, corporee, difese, dolori, mestruazioni, voci nella testa, nella notte, mail, sms. Storie da m i n c h ia. Nel blu dipinto di blu. Oh mia bella Madunina…

Mi sono rotta. Perdinci.

Se volete, posso anche scriverlo in un altro modo: tutto ciò che si accende e si spegne a intermittenza presto si fulmina. Avete schiacciato troppo spesso il bottone della mia pazienza.

Da oggi in poi e che sia chiaro,  resta solo chi mi vuole bene e non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di rinfacciarmelo.

Non sempre il silenzio significa tatto: è il tatto ch’è d’oro, non il silenzio (S.B).

Però mi ama…

 

adolescenza4

Ti voglio bene, però mi vesto da sola. Vattene. Tu non mi fai mai le coccole. Stai con me cinque minuti? Guarda col Nintendo Ds ho battuto Supermario. Mi cambi tutte le schedine? Mi cambi il Nintendo. Odio il telegiornale. Non ho mai fame. Ho la pancia. Mi tirano le ascelle, staranno crescendo le tette? Io non voglio il ciclo. Non voglio sposarmi. Non voglio fare figli. Tu non sarai mai nonna. Tu sei infelice. Io mi voglio divertire. Viaggiamo insieme? Mi anticipi la paghetta? Voglio le cento lire con le tre caravelle d’argento, telefona al numero verde della Zecca dello Stato. Sono allergica alla polvere  ed alle graminacee minori. Quella stordita di prof. ha detto che disegno da schifo, ma io avevo un dono. L’ho smarrito? Hai chiamato la Zecca dello Stato? E’ uscito l’ultimo dvd di Diario di una Schiappa. Mi fa male il mignolo. Il naso. La gola. Il braccio. Stringe la scarpa. I nuovi stivaletti si sono allargati. Le calze pungono, le voglio lisce. Ora sfondo la casa con la batteria. Ascolta. Veramente sono usciti due nuovi dvd di Diario di una Schiappa. Ti piace la musica del Titanic versione concerto? Prendo il flauto traverso: ascolta. Mi metti la musica col pc? Real time è fico.  Balliamo? Ho perso il flauto dolce. Grazie che me lo hai ricomprato, ma l’ho ritrovato. Era nel bagno della nonna. Va bè hai speso solo dodici euro. Depiliamo il coniglio? Mi compri un altro cane? Non voglio che i miei amici abbiano il mio numero di cellulare. Sono immaturi. Da grande vorrei essere chiamata dottoressa, ma io voglio recitare. Il nostro coniglio è senza sesso. Hanno già inventato la bicicletta volante? No? Davvero? Che idea, diventerò ricca. Mamma ho impilato quaranta carte da briscola ed il nonno con uno starnuto ha buttato giù tutto. Che vuoi farci è malato ed è sordo. Non mi sente. Voglio cambiare classe. Ho preso 4 in grammatica. Ho preso 8 in storia. Non voglio alzarmi nemmeno se è mezzogiorno. Vado a caccia con papà. Non voglio più andare a caccia con papà. Ha sparato e mi è tremato il cervello. Ho imboccato Ines e lei mangiava sul serio. Faccio la baby sitter. Lo zio mi ha dato cinque euro, ho comprato i Pokemon. Mamma scusami, sono un po’ agitata. Giochiamo a nascondino in casa? Il disegno sulla pace di arte è il più brutto disegno mai realizzato al mondo. Faccio schifo. Voglio i capelli a caschetto. Secondo te mi cresceranno le tette come le tue? Al mattino non mi devi parlare, toccare i capelli. Lascia la luce spenta. Mi lavo al buio. Odio la felpa che amavo. Al mattino sono un orso, mamma ho sonno. Un mese in colonia nel 2013. Ballo per trenta giorni di fila. Se m’innamoro mi accorgo? New York arrivo. Mamma, ti amo.

Equilibrio tra nastri di seta, femminilità acerba, discussioni e dissapori giovanili.
Mi aggrappo a maglie invisibili e mi tengo a galla.
Tranne quando sono sott’acqua e bevo.
Ammazza, quanto bevo.