Lettera alle *persone

*persone: esseri umani in quanto tali, senza distinzione di sesso, età e condizione.
E’ raro incontrarvi sorridenti e sentirmi dire:<<Ciao!>>.
Ogni volta che accade alzo gli occhi e corrispondo con lo sguardo innocente di chi ancora si stupisce della buona educazione. È un evento talmente saltuario che sin da piccola ho imparato a difendermi dalle risposte non ricevute, preferendo il silenzio ai saluti gettati al vento.
Credo sia complicato per voi credere che sono timida. Eppure è una mia caratteristica predominante. Cammino tenendo la testa bassa perché ho estremo pudore d’esser quella che sono; mi vedete le mani sprofondate nei piumini d’inverno e nei blue-jeans d’estate, perché dovete sapere che se le tengo nascoste evito di gesticolare. Da anni mi sono obbligata al controllo per evitare di camminare saltellando sulle punte dei piedi e quando non sono connessa è solo perché vivo nei mondi perduti dei miei pensieri.
Pochissimi di voi sono a conoscenza del perché parlo spudoratamente in fretta: prima termino di asserire e prima ritorno silenziosa da dove sono arrivata per allenarmi a sentire.
Quando son nervosa o stanca mi perseguitano miriadi di tic nervosi. Da bambina il neuropsichiatra disse a mamma che ero  troppo intelligente, io credo abbia confuso il termine e intendesse dire emotivo-delicato-nervoso-sensibile, ma voi non potete immaginarlo. Sapete solo riderne.
Poi accade che m’incontrate al supermercato. Anche se sembro distratta, vi scorgo sussurrare a bassa voce nella mia direzione. Pensate non abbia occhi per vedere e orecchie per sentire? Tutto ciò premesso e assodato che non son fessa,  vi informo che dopo avervi recepiti mi domando se state criticando il mio abbigliamento trendy, il portamento a prima vista altero, il mio nome e tutto ciò che rappresenta o se invece vorreste davvero conoscermi (*scatto d’illusione*).
Perché allora quando mi avvicino  vi arrampicate dentro gli scaffali dandomi di spalle? Nascondete la vostra “bassezza” tra salse di pomodoro acide come il vostro cuore e mi costringete a credere che allora è vero che stavate parlando male?
Essere azzurra, quando ho desiderato sin da bambina esser trasparente, non è mai stato un soddisfacimento. Ma talvolta accade… che qualcuno di voi mi sorprenda intuendo il mio colore naturale. L’istinto è sempre quello di fuggire, ma poi mi lascio andare. Di questa mia timidezza vi chiedo scusa, non ho mai imparato a controllare l’ascesa della lava emotiva.
Ogni tanto individuo i vostri visi conosciuti seduti ai tavolini dei bar, eppure faccio colazione sola, pranzo sola, prendo il caffè sola. Guido per lunghe ore sola, caccio i nodi dalla gola sempre sola.
Probabilmente non riuscireste a credere nemmeno se ve lo confesso che le mie amiche non riempiono le dita di una mano, che mi commuovo innanzi ai bambini, agli anziani e che amo i cani più degli umani.
Dite la verità, non avete pensato d’immaginare che sono una donna che ha sempre fatto fatica. Che nulla mi è stato regalato. Che da oltre ventotto anni mi sveglio tutti i giorni all’alba e dopo dodici ore di lavoro torno a casa per andare a dormire all’ora che molti di voi si preparano per uscire.
Che son talmente emotiva d’aver avuto bisogno di psicoterapia. Che per imparare a difendermi son stata costretta ad erigere attorno al mio carattere la fotocopia del muro che gli stronzi hanno in dotazione senza combattere.
Non potete sapere che quando decido di raggiungere un traguardo non chiedo aiuto a nessuno e organizzo nel dettaglio il mio viaggio solitario. Che per vivere son dovuta prima sopravvivere. Che se mi taglio un polso esce sangue vero, che se sputate al mio passare sanguino senza lasciarlo vedere.
Questa lettera è la riflessione amara di una donna che conosce l’amore.
Vale per me che l’ho scritta con questo cuore. Per voi che mi leggete e fate di sì con la testa, perché vi specchiate nella mia esistenza e pensate che anche per la vostra è perfetta.
Per te che ti senti colpito a muso duro e per il fastidio ovviamente ti brucia il culo. Per tutti coloro che come me soffrono la moltitudine, motivo principe per cui rinasciamo solo nella solitudine.
Essere in tanti avrebbe dovuto rappresentare un privilegio: il vantaggio di conoscerci per migliorarci e istruirci vicendevolmente senza spregio. Le anime belle che invece si rivelano non si contano sulle dita, mentre di feccia faccia da scoregge ne ho trovate talmente tante… da avanzarne anche per la prossima vita.

Philofobia

Fragile Love

E adesso dimmi: <<Come vuoi essere amato? Sei approdato dov’è sgorgato il mio respiro battezzando primavere fiorite al posto della neve. Hai soppesato il fato? Manifestati… prima che l’apprensione mi porti a nozze con una ritirata. Non sono più la donna che pensava in grande e sapeva conservarsi senza veemenza. Le mie fondamenta sono radicate, i piedi hanno imparato a precipitare verso la dolcezza, dove sento questo piacevole sbocciare di carezze e azzurri pensieri d’amore.

Se il mio concedermi al tuo indomito sbattermi dentro alcove di frutti e arbusti floridi sa di sensuale abbandono, è giunto tassativo il tempo delle tue promesse. Dei “ti desidero, ti amo, sei il mio amore, il mio mondo, l’anima, l’alba ed il tramonto”  di cui necessito, per nutrire la coscienza di certezze che non sei un’utopica allucinazione.

Come potrei amarti forte… se ti concedi come colui il quale ha impresso sul corpo e nel cuore ferite sclerotizzate di antiche guerre? La mia saliva, lenisce e rimargina. Il mio sangue rinnova lo scambio cellulare e ristabilisce equilibrio al battito del tuo muscolo cardiaco. Come desideri essere adorato? Tu che mi contempli come un bambino curioso, soffermandoti timoroso sui miei giovani seni lisci come melograni maturi? Suggeriscimi i tempi, prima che il coraggio di restare si blocchi inesorabile innanzi ai tuoi silenzi carichi di irragionevole ansia. Te lo scrivo, giusto perché non si possa mai dire che siamo caduti in un’impulsiva contraddizione.

Ora che sei arrivato e ti sei specchiato nelle acque segrete del mio intimo profondissimo, dimmelo… che non saprai più partire senza portarmi con te. So farmi essenza liquida per ampolle che berrai in onore di questa nuova bellezza. Ti appartengo. Lo hai accettato o credi che persistere nella finzione possa salvarti dall’innamoramento del secolo? E’ una scontata maliziosa bugia quella che vai raccontando, come quando baciandomi resti esangue ed i tuoi occhi luccicano lacrime.

Come vuoi essere amato, da uomo libero o da uomo legato? Domandamelo, prima che le catene si trasformino in lacci di seta e tutto il male che t’hanno impresso sulla pelle cicatrizzi il fuoco di un miracolo d’amore.

Quando vorrai esser perdonato? Prima del tradimento o dopo che avrai confessato? L’amore negato ha già preso forma nella tua mente, quando saprai tollerarlo sarò infinitamente stanca delle tue incertezze. Non lascerò duri il tempo di un orgasmo quel puerile sbigottimento impresso sul tuo volto stanco.

Innanzi all’incanto del calore, se non apri il cuore per donare, resterai penosamente solo. Smarrito in un mondo parallelo, farai dell’autolesionismo il baluardo splendente della tua immensa paura d’amare>>.

Stato in luogo

Il giorno che smisi di sognare, fu dopo il lento risveglio da un coma affettivo. Serrai i condotti che dal cuore andavano all’area onirica e dissi fanculo all’utopia. Lasciai in eredità a mia figlia i desideri sopravvissuti, senza idea alcuna se mai le sarebbero serviti, ma nella mia fragilità mi mancò il coraggio di annientarli definitivamente. E fu un errore che sto pagando anche troppo onerosamente. La mia infangata razionalità non è congruente alla moda del momento: la “stronzeria”. E’ solo una scelta forte, uno stato emotivo in luogo, che funziona per onorare gli ultimi lembi di pelle che ho salvato. La parte appetitosa è finita in una fossa comune da tempo immemore. Fatevene una ragione. Sopravvivere, murando d’acciaio l’imbocco del muscolo primario, è stata l’attività razionale più sofisticata ch’io abbia mai realizzato in tanti anni di onorata carriera da intimista. Nulla a che vedere con chi trascorre il suo tempo a farsi i beneamati cazzi miei. Quest’oggi è quasi inutile preoccuparmi che possiate comprendere il mio dire, sto scrivendo unicamente per me stessa. Vivo attorniata da una moltitudine di cerebrolesi (mi scuso con i “diversamente abili” perchè la specie da me indicata è ovviamente di origine animale) che si muovono, guardano e sentenziano. Bene, fate che da domani non si sprechino messaggi del tipo:<<Quel post era per me?>> perchè mi cadessero tutti i capelli: questo dannato post è per me. Spero i naviganti, che casualmente passassero tra queste nere righe, vogliano perdonare il mio slang provinciale, ma in tale luogo io vi lascio il sangue e pure il piscio se serve per non dimenticare chi sono e da dove vengo. Lo so benissimo che si vive male senza energia, ma così è. Ho bisogno di tempo per ricompormi, in fondo sono solo il risultato di ciò che è stato risucchiato e poi sputato. Punto a capo. Il fatto che per ora nessuno abbia capito come aprire varchi degni, non significa ch’io sia un mostro da sbandierare, un insetto, un carro funebre, una falsità. Per quanto è di mio personale interesse, accettarmi è già di per sé un’assoluzione con formula piena. E’ basico. Come l’inappellabile sentenza che declama:<<Il fatto non sussiste>>. Oggi, il moto a luogo va  solo verso una consapevolezza: la mia ragione, di cui posseggo l’esclusività perché mi appartiene in ogni sillaba ed in ogni bestemmia che per amore per me stessa trattengo. Presto cadranno i denti e cadrà la rovina ai piedi degli stolti che, senza invito alcuno, si son troppo avvicinati a sputare presso i miei argini. Dico… guai a voi che, senza conoscere il mio reale stato d’animo, affondate pugnalate verbali gratuite. Bussate e sarete bussati, sfregiate e sarete sfregiati, calcate e sarete calpestati. La crisi economica mi ha tolto la possibilità di mostrare l’altra guancia e sono in dimensioni ove il vostro limite cerebrale potrebbe anche solo credere di supporre. Scannerizzarmi è una emerita perdita di tempo perchè non possedete sufficienti neuroni per arrivarmi. Vedete nero? Non mi aspetto altro. Nemmeno tra le crepe della mia esistenza sapreste veder filtrare la luce, per quanto siete accecati dalla vostra benedetta presunzione. Fate largo, per cortesia, ci sono modi molto eleganti per stare al proprio posto. Le cose lontane che non si possono neppure sognare si devono solo dimenticare (S.Quinzio).