Il sole del mattino

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Talvolta i giorni sono dilatati.
Non capisco.
Mi accade di sentirli sconfinati come quando posseggo il vuoto. Posizionata con la testa all’ingiù, osservo il corpo staccarsi dalle tasche delle mie vestigia di seta e gocciolare linfa vitale.
Altre volte si preannunciano iridescenti e tutto è così straordinario. Quando avviene, la notte allenta i pensieri portando via dubbi, peccati e ansietà. Nel chiarore recupero sostanza e una reale dimensione umana.
E’ anche grazie ai tuoi colori,  che sanno come accendermi di nuove opportunità,  che rifletto la donna che conosci.
Quando le strade sono deserte, nel nostro mondo esistono occasioni ove tu resti il più bel spettacolo. E’ il tempo del risveglio, amore mio. Quell’istante raro in cui dentro me… sei più denso del sole del mattino.

#vacanze, buona la prima

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I sogni non si possono rifare. Tutto ciò che è stato appartiene inesorabile alla realtà. Sento profumo di conchiglie e alghe, il mio cuore ha assunto la forma di un fiore. Tutta questa quiete avrà un senso quando tornerò dove appartengo? Vibra il sangue che scorre a fiotti, ossigenate le arterie, idratati di iodio gli occhi stanchi. I denti battono al ritmo delle onde, mi stringo in sciarpe colorate e chiudo il fiore in una scatola di velluto blu. Desiderare il mio bene significa non consumarmi in memoria di. Senza decidere mi riempio di tutto questo silenzio e godo seduta nel mio film muto.

il prodigio

stefania diedolo

Resistere in equilibrio
è il prodigio di ogni fiore.
Come questo mio amarti a testa bassa,
rapita dai silenzi del cuore.
Ricordi la luce di quell’estate?
Chiudevo timida gli occhi per non cadere nei tuoi.
Nascondevo le mani nei polsi delle camicie,
per paura potessi vedermi le cicatrici.
Il treno del tempo
ci ha poi condotti nella medesima direzione,
mentre le ore meste
han consumato l’attesa senza esitazione.
Ricordi il freddo di quella notte?
Coprendomi piano le spalle,
mi hai cosparsa di stelle la pelle.
Avevo il cuore pieno di noi.
Avevo la testa vuota d’antiquati supereroi.
Se percorro i ricordi dell’amore,
tu rimani un ineguagliabile fiore.
Il tulipano blu immobile della vita mia,
la vita, la morte, l’ultima poesia.
Resistere in equilibrio
è il prodigio di ogni fiore.
Amarti di nascosto,
l’unica salvezza da un passato
che ogni giorno muore.

Sussurrami

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Sono imprigionata tra le tue braccia, nei tuoi occhi grandi come laghi neri, nel tuo sapermi tenere anche quando non c’eri. Eppure non ho catene al cuore, lacci mentali, cinture di castità. Quando l’amore libero vive di grandi respiri e umili parole, non confonde la carne con l’anima, il sesso col dono, l’età anagrafica con lo scorrere delle stagioni, la gelosia con l’acidità. Non lamenta i giorni rubati, le umane miserie, le rose e le sue spine.
Sono imprigionata nella grande bellezza che è la tua onestà. Chiamami pure Amore, il turbamento che mi porta verso il tuo respiro  mi fa sentire l’eternità. Tienimi dentro le tasche della tua mente, mormora il mio nome e ascoltami parlare: sono l’uragano migliore che ti poteva capitare. Mi vedi ferma innanzi al tuo viso? Tu che non lo sapevi nemmeno sperare,  sussurrami sempre… che sono il tuo unico grande Amore. 

Mamma, sorridi… (dedicato)

 stefania diedolo

Ti sorrido perché sei l’amore della mia vita. La donna-bambina che ha paura di crescere, quella che mi cerca le mani nella notte e spiega al padre perché deve fare da sola.
Me lo chiedo tutti i giorni cos’hai nella testa: quando parlo e non mi ascolti, mi baci sulle labbra come se non ci dovesse essere un domani invitandomi a stare attenta e mi trucchi il viso pallido per poi dirmi che forse mi hai resa troppo giovane.
Ti comporti come se fossi tu ad essere mia madre ed io paradossalmente una figlia da assistere.
Questa scatto di ieri ritrae una donna che ti ha cercata in ogni tempo passato e ti aspetta in ogni attimo di lontananza. Con i tuoi shoot casalinghi rubi istanti al mio vivere per rendermi immortale, senza sapere che oltre a tenermi appesa ai muri della tua camera, mi tieni salda dentro te radicando indelebilmente questo mio star bene. 
Poi, se mancano le parole… ci son le tue. Colmi i silenzi del cuore confondendomi le idee senza mai poter mettere la parola fine alle giornate… anche quando sono infinite. Paragonarti ad un ciclone denigra la tua vera natura, che è molto più istintiva e meno prevedibile.
Sei la fortuna della mia inconsistente biografia. Il bozzolo  di una crisalide da accudire. Il regalo più bello che potevo farmi in questa vita fatta di mari profondi e vento freddo.
Tu, in equilibrio costante sul mio cuore, balli e piangi riverberando la mia giovinezza perduta. In te rinasco ogni giorno mentre tu, per mio tramite, impari a non morire di perfezione, ché di tempo per comprendere che la forza del tuo domani sarà la fragilità di oggi… ne avrai da spendere.
Ti sorrido perché mi sorprende la libertà con cui ti approcci alla mia maturità. Questo nostro essere diversamente uguali ci attrae e respinge in egual misura. Come un miracolo sei il mio concetto semplice, il caos mai interrotto… il magnete che si fa polo elettromagnetico per avvicinarmi o allontanarmi a seconda dei tuoi stati umorali.
<<Sì, ti sorrido, ora ti prego… basta fotografie. Ho bisogno che mi guardi negli occhi senza i filtri di un dispositivo meccanico>>.
E mi concedo il viaggio quotidiano nel blu viola del tuo mare dove i limiti non esistono. Tu sei ancora una bambina ed io per sempre una madre.

Come diamine fate?

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Tra il serio e il faceto me lo chiedo ripetutamente: come diamine fate ad essere così presenti sui SOCIAL? Intendo dire: come riuscite a leggere e commentare tutti? Lo fate di professione o siete semplicemente spettatori attenti? Buon Dio, io non sono all’altezza. Sì, ci ho provato. In principio leggevo tutti i post dei BLOGGER che seguo, poi prima di dormire davo una sbirciata a FACE, rispondevo ai messaggi, ai commenti e scorrevo la HOME per un breve aggiornamento. Mio malgrado devo riconoscere che da qualche mese non riesco più a rincorrere le migliaia di riflessioni che impazzano. Sono implosa arrivando al punto di silenziare le notifiche di twitter, di facebook, dei gruppi di wazzup, le mail ed anche gli sms ordinari. Le spiegazioni si contano su tre dita: o sono invecchiata, o le giornate si sono ristrette, o questo mondo virtuale non ci sta nelle ventiquattro ore ordinarie di una persona mediocre e comune che lavora, scrive, fa la mamma, la moglie, la figlia, la sorella e l’amica. Stare sui SOCIAL è diventata una maratona che mi sfinisce, che se mi perdo un invito o dimentico di mettere il mio LIKE giust’appunto rischio di essere ritenuta misantropa dalle donne e selvatica dai maschietti permalosi. So cosa significa POSTARE, lo faccio anch’io quando ho qualcosa da dire, so cosa vuole dire creare un evento sperando che gli inviti arrivino a destinazione e qualcuno rimanga coinvolto, ma non ho mai imposto agli utenti una presenza “per forza” di cose. Io invece… mi sento molto disagiata, quasi diversamente abile non avendo il dono dell’ubiquità. Perché sono arrivata ad affermare questo? Due giorni fa un contatto ha risposto ad un mio commento in questo modo: <<Oh, guarda… due frasi in croce della Diedolo. Miracolo!>>. Se al momento mi è venuto da ridere, un secondo dopo ho pensato: ma tu scrivi per sporcare un muro o per avere affetto virtuale? Perché io attraverso l’APP di un Iphone non so se sei un uomo, una donna, un fake, un misogino, un prete o un depresso visto che non sei nemmeno loggato con nome e cognome e come profilo hai giusto una bella foto con delle margherite in una tazza di ceramica bianca. Abbello, devi sapere che io arrivo casualmente, sempre casualmente leggo e se l’anima mi solletica il neurone che non dorme lascio un pensiero libero. Il fatto che sia libero è fondamentale per il mio benessere. Non scrivo e non metto like per dovere. Mi rifiuto. WordPress invita gli utenti a navigare, seguire e commentare per allargare la cerchia dei followers. E’ spiegato benissimo nelle note operative come ottenere una piattaforma seguita e famosa. Eccellente, pensai anni fa. Bene. Ormai è chiaro che per essere nell’Olimpo dei Web Influencers… nella vita devi fare solo quello. Quello del blogger è un lavoro vero e proprio, ci vuole passione e competenza per catturare il pubblico con i propri post. Diversamente… ciao. Sono nella blogosfera da oltre dieci anni, non sono nemmeno tanto conosciuta considerato il lungo periodo che sono in rete. Su facebook la storia è diversa perché mi entrano in massa, ma quello non è un salotto virtuale, è una piazza pubblica dove si fa mercato e accetto tutti perché moltissimi sono lettori. Ritengo sia doveroso concedere l’amicizia virtuale a chi spende anche solo 2,50 euro per acquistare un mio ebook. Tornando a me, mi sbatto dalla mattina alla sera per vivere dignitosamente e… mio malgrado ho accettato che non riesco a seguire tutti. Mi scuso se sono latitante, mi manca il tempo ed anche la filosofia probabilmente. Da circa un anno sto scrivendo un romanzo che mi sta togliendo la vita. Quando ho del tempo libero la mia testa è lì, con i miei personaggi. Detto questo, sono al punto di partenza. Qualcuno mi spiega come riuscite a tessere una maglia di contatti così fitta e duratura? Quante ore dormite per notte? Lavorate? Siete dipendenti, liberi professionisti o pensionati? Me lo chiedo… perché siete in molti ad essere super attivi. Perbacco, dove trovate il tempo? Dite la verità siete la Banda Bassotti del secolo e vi siete presi anche i miei intervalli? Se mi confronto con la forza virtuale di alcuni di voi sono perfetta per interpretare la battuta della Litizzetto: “non so ballare, non so cantare, sono stonata come un rutto”. Sarà anche troppo poco, ma di più gna posso fa.

in ogni t e M p o

mamma e papà

“Niente è smarrito madre. Tutto è intatto. Guardatevi.  È il silenzio del tuo uomo a nutrire d’amore il tempo. Con gocce di rugiada ti semina di polline… quando il vento soffierà partorirai stelle”.

t r a c c i a

rinascita

Avanzo dentro l’abisso
a minuscoli passi,
ripetendo infantili memorie
e preghiere propiziatorie.
In questo spazio-tempo isolato
riprenderò la mia vita ancestrale?
Embrione
di una nuova avventura,
quando tornero’
avro’ tracce fonde incise.

in altro luogo

STEFANIA DIEDOLO

È lunedì,  il tempo sembra non aver pietà.
Dalle finestre  la prima nebbia
ignora il mio cambio di stagione,
questo lento scivolare verso rughe
mai conosciute prima.
Maschero il corpo  e denudo lo spirito.
Mentre tutti  giocano in difesa,
io che ho finalmente
fatto a pezzi l’armatura,
sono oltre me.

… profumi e illusioni …

ATTESA
Sono accoccolata sul promontorio del verbo aspettare.  Attendo l’istante fatato in cui avrò il coraggio di guardare indietro senza sentire le ginocchia farsi di burro.

Sarà un miracolo da supereroi dei cartoons giapponesi o sarà come guardare il più fantastico tramonto mai visto?

Sono adagiata su un tappeto di vecchie rose senza petali e senza spine. Ogni tanto rido, spesso piango mentre guardo le forme delle nuvole passare, le vecchie mani di mia madre carezzare fotografie in bianco e nero, gli occhi opachi di chi ha trasformato sentimenti onesti in milioni di dolori.

Ogni tanto mi tappo le orecchie per non udire gli schiamazzi allegri degli innocenti, le voci nel vento che mi tolgono stabilità, il timbro di quella voce perfetta che mi sussurrava: << Sei bellissima >>.

E poi mi nutro. Di abbracci larghi, imbarazzati, mai decollati. Mi cibo. Di baci a labbra serrate, salive mischiate con menta e latte di mandorla, anfratti colmi di frutti di stagione, ortiche e ribes.

Aspettare non è mai stato il mio destino.

Io che sprofondavo con le ginocchia sbucciate dentro altalene sgangherate, saltavo in lungo i fossati per spigolare il grano maturo, viaggiavo nella notte scura a bordo di aerei mai atterrati.

Io odiavo aspettare.

Ma le abitudini non mi concedevano di capire le verità, giustificare i limiti, sentire dove fosse finito tutto il mio grande cuore.

Inciampando ho perso l’attimo, ma un giorno, guardando indietro, mi specchierò nei tuoi occhi mai dimenticati e rivedrò l’immagine della donna che hai amato e poi perduto.

Sul promontorio del saper aspettare, c’è il viso innocente di una bambina che attende, come un gioco di prestigio, il f u t u r o del perduto verbo amare.