Memorie d’arancio delicato

Era l’inverno quando,
baciando difese supreme,
hai dissolto la neve
dalle mie labbra
bianche esangui.

Ero sospesa
tra le gambe del fato.
Congelata nell’inquietudine
di rigidi intrichi.
Obbligata in giacigli
di chiodi adornati.

Era rovente il tuo respiro,
avido e penetrante;
una piccola e lusingante
lingua impaziente.

Era la fiducia a riunire
i cocci di vetro esplosi,
spargendo cristalli di estasi
nel mio ventre sigillo.

Avvertendo,
come un’arma formidabile
la tua innocenza,
hai disgregato il controllo
trasformando gli argini in carezze.

Liquefatta ero.
In caduta libera sul tuo volto,
colorai impudica il tuo derma
di spregiudicate occasioni.

Mi cercavi nel tuo scrigno,
ma io ero la tua
combinazione vincente:
aperto vibravi,
chiuso subivi.

Le catene della malevolenza
latravano in agguato,
ma il nostro sorriso bucava l’orizzonte
come un tulipano arancio delicato.