costellazione zoppa

malattia

Mi spengo in giorni 
che passano lenti,
quando le risposte 
non sanno arrivare.
Paziente l’attesa,
ma i camici bianchi non 
fanno giochi di prestigio.
Scienza imperfetta
che delude;
come la specie umana.
Possiedo bronchi ed alveoli
contaminati dalla vita
che mi sta consumando.
Mi arrovello i centri nervosi,
ma la stanchezza è cronica.
Su e giù.
Di lato e di fianco.
Chilometri di strada,
multe e semafori gialli.
Bevo vino rosso Bonarda
per ridere di nulla.
Allegria bugiarda,
ebbra di tetre paure notturne,
dove urlo sudata
e le sponde del letto
sembrano precipizi pelosi.
L’aria si fa elettrica,
 tutto naviga a rallentatore
quando l’essere figlia
non è scontato.
E non è nemmeno un crampo,
un campo di grano.
Giro dentro
una costellazione
famigliare zoppa
e vado alla velocità 
del niente.

Vorrei essere un bottone del suo pigiama,
il cordone ombelicale di sua madre.

Non riesco più ad aspettare.
Mi cadono anche i capelli.
Cadono i jeans.
Rimpicciolisco.
Sto diventando neonata insieme a lui.