… questo atavico bisogno di sognare…

eros

“… è stato quando ti ho afferrato e ti ho mormorato fammi fare l’amore che non hai esitato a fermare l’auto sulla tangenziale ingolfata delle diciannove. Mi hai guardata negli occhi e trattenendo l’emozione mi hai sussurrato se ero convinta. Non desideravo altro da quando avevamo giocato tra il grano dorato e le tue mani mi avevano aiutato a medicare una stupida sbucciatura. Ti ho guardato da vicino mentre mi pulsavano le tempie, l’inguine e le dita strette alla lana del tuo cappotto. Non ero più io, stavo diventando un Noi, ma ancora non lo potevo nemmeno immaginare…”

Trattasi di prosa breve che ho scritto sull’onda di un momento in cui desideravo sognare da sveglia e abbandonarmi all’emozione. Lo faccio spesso quando il bisogno di scrivere è privato e non ha nessun obiettivo particolare. Lo avevo messo su un social, accompagnato dalla foto che vedete sopra, quasi per noia durante una serata di pioggia ove non avevo la forza di costruire pensieri particolari, ma solo l’urgenza di farmi una carezza. Il risultato è stato pazzesco. Non so quante mail, messaggi in privato, telefonate e commenti ne sono scaturiti. Questo bisogno di calore che ci uccide e ci fa sperare è un’onda emotiva che disperde raziocinio ed equilibrio. Forse perché nel desiderio immaginifico possiamo scardinare ogni limite e permetterci di proiettare paure e desideri? Siamo un mondo di anime smarrite serrate dentro convenzioni che incatenano. Basta veramente nulla, una piccola fiamma mai spenta che si accende improvvisa, quel ritmo inusuale del cuore, il calore stressato del basso ventre, l’immedesimazione e tutto, dico… tutto assume un contorno nuovo, il più delle volte fittizio. Una vera e propria proiezione di possibilità per alcuni o di compiuta disperazione per altri. Quanto conta per voi il sogno? Fin dove è lecito spingersi mantenendosi centrati? Quanta dose di razionalità occorre per evitare che il desiderio disatteso diventi un’ossessione? Sotto gli strati più ispessiti della nostra quotidianità, è incessante il bisogno che abbiamo di abbandonarci al gioco e lambire quel sottile erotismo sempre più spesso dimenticato nei cassetti insieme a reggiseni e mutandine di pizzo. Il desiderio è aporetico, è aperto all’irrazionale, non è controllabile nel suo esito. Il desiderio ci spinge, ma non ci rassicura sul punto d’approdo. Se qualcuno oggi mi chiedesse cosa desidero profondamente saprei cosa rispondere nonostante la paura in passato mi abbia sorpresa obbligandomi più volte a tragitti semplificati. E voi? Avete desideri profondi e come vivete il bisogno di sognare?

Perchè ti nascondi?

stefania diedolo

Mi nascondo dentro i libri perché ho urgenza di insegnamenti che facciano bene. Di consigli che facciano male. Devo ignorare il mio nome ed essere il nome di tutti per poter narrare di come la realtà sia scivolata dalla commedia al dramma. Non sarà difficile moltiplicarmi, sono polivalente e mio malgrado popolata da molteplici entità.

Gli inganni consumati dal potere sono tele di ragno, specchi infranti… riflessi di un’umanità ferita. Sbigottite son le parole che ci potrebbero salvare. Nel perduto senso dell’amore, accumulo come una calamita futuristiche scomuniche, l’esito di ciò che è andato a marcire, la melma di egocentrismo smisurato che incombe sulla società, la depressione misera di nobiltà di chi si suicida, la crudeltà di coloro che vanno in giro con le mani imbrattate di sangue.

Siamo un condensato di improperi, coraggio e slealtà. Siamo l’inquinamento acustico dei mezzi di comunicazione svenduti, l’asfalto di città color catrame ventilate alla diossina.

Mi nascondo. Quando non saprete più dove cercarmi, sarò quel foglio di carta stropicciato zeppo di idee rimasto per sbaglio dentro uno qualsiasi dei libri che avete in casa. Mi basta la coscienza, non voglio scivolare negli inferi abitati dagli analfabeti dello spirito. Sillabare lo scempio compiuto ai danni del nostro esistere sarà un rito quotidiano. Come un abbecedario consunto, non posso dimenticare il tempo fuggito che mi ha resa felice.

Mi nascondo perché ho vergogna d’appartenere a questo secolo. Darei la creatività che mi anima per ritornare pergamena bianca da vergare di emozioni e amore. Soffro l’incostanza e l’incoerenza. Soffro. Sorrido per non piangere e mi chiudo in stanze piene di parole. I libri mi sussurrano del tempo passato ed io, consapevole della mia caducità, mi sostengo grazie a ciò che sono stata. Per ricordarmi che basterebbe poco per aprire una finestra sul mondo, mi alleno a mormorare un ti amo senza aspettative.

Ti amo.
Facciamoci del bene.
Ti amo.
Fammi l’amore.
Ti amo.
Tirami fuori dal buio.
Ti amo.
Una volta c’era una vita con troppa luce.
Ti amo.
Ci basterà essere umani?

#nonpertutti