PALPEGGIAMENTO

toccatina

La scorsa settimana, dopo aver fatto una scintigrafia alla spalla, ho ricevuto scherzosamente una palpata alle natiche dal medico. Considerata l’età e complice la conoscenza che ci lega da qualche anno, non ho avuto il coraggio di mandarlo a quel paese, ma sono rimasta irrimediabilmente infastidita.

Ho giustificato l’istinto irrazionale del soggetto alimentando il dubbio che un Alzheimer galoppante si sia impadronito della sua proverbiale saggezza, benché il sospetto che abbia giocato sporco mi obbligherà a cambiare centro medico.

La pacca sul sedere è considerata un gesto burlone, ma essendo il deretano una zona erogena al pari delle cosce e della scollatura, non può essere sfiorato come capita senza consenso. Figuriamoci se ben effettuata a mano aperta.

Sull’onda del fastidio, che nel corso delle ore successive si è amplificato rendendomi al pari di una zitella isterica, ho appreso che per la Suprema Corte il gesto in sé e per sé sarebbe sufficiente per far scattare il reato di violenza sessuale. Una querela per palpeggiamento in questo caso specifico sarebbe esagerata e poi… come potrei dimostrare la “toccatina”?

Quanto tempo è rimasta adagiata la mano? Il movimento rotatorio dal sotto-basso verso l’alto-reni è stato casuale o voluto? La pressione è stata consistente tanto d’aver la sensazione d’essermi portata a casa la zampa o il tutto è stato innocentemente involontario?

Difficile dimenticare il suo sorriso soddisfatto: una bella combinazione tra la faccia di mio nonno quando riusciva a rubare la cioccolata dalla dispensa e un vecchio compagno delle elementari che mi alzava la gonna per vedermi la mutanda.

Sarà pure un reato, ma sfido chiunque a querelare un palpeggiatore che nemmeno ti aspetti. L’unico vantaggio? Se la voglio mettere sul ridere spero che questa toccata di culo mi porti fortuna.

Quella nella vita non basta mai.

E’ bullismo oppure no?

bullismo
Chi non ha mai parlato o sentito parlare di bullismo? Purtroppo dagli anni ’70 in poi tutti in qualche misura abbiamo dovuto farci i conti. Fu un medico svedese a condurre per primo uno studio su questo disastro sociale che ha come madre logistica la piaga scolastica. Non riesco a chiamarlo fenomeno, mi spiace… a mio avviso resta una vera violenza, per lo più impunita. Chi attiva aggressioni persistenti e organizzate ai danni dei propri compagni è un essere fragile cronicizzato, senza basi e capacità affettiva. Un perdente che invece di fuggire gioca all’attacco. Un soggetto a cui le ramanzine fanno solletico. Una personalità borderline che nasconde l’urgenza d’esser curata. Il bullismo fisico ha bisogno di ben poche spiegazioni ed è più facile da intercettare perché lascia cicatrici visibili ad occhio nudo, ma da qualche anno anche i giovani “psicopatici” sono evoluti convogliando le loro risorse in forme di bullismo psicologico, verbale e manipolativo.
Per ovvie ragioni intrinseche nel D.N.A, queste ultime manifestazioni sono per lo più attuate da adolescenti di sesso femminile (le donne sanno benissimo come essere malefiche in modo indiretto). Grazie alle sottili angherie quotidiane atte a sminuire e isolare la preda che nei mesi rischia la deframmentazione dell’identità ed una costante insicurezza nei rapporti, le giovani vampire si nutrono nel vedere il soggetto preso di mira crollare come una torre. Vuoi perché basso, oppure troppo alto, occhialuto o balbuziente, benestante o povero in canna, secchia sputata a scuola oppure con difficoltà d’apprendimento, il cosiddetto “diverso” dal comune senso di mediocrità che dilaga, diventa vittima del singolo frustrato e dalla sua corte dei miracoli. Oggi, non rispettare gli stereotipi di genere che vorrebbero i maschi in un certo modo e le femmine in un altro significa essere “fatti fuori”… e con una cattiveria tale, che non si può giustificare salvo in presenza di un conclamato disturbo della personalità.
Ed ora veniamo al vero senso della mia riflessione odierna.
Ma tra la vittima e il bullo chi c’è? Apparentemente sembra non ci sia nessuno, diversamente non esisterebbero i casi in aumento di ragazzi che si suicidano. Eppure tra i due soggetti … c’è un mondo intero che sta a guardare.
Compagni di classe omertosi. Quelli che non sanno mai nulla per intenderci, non aiutano, non denunciano, non prendono le difese per paura delle conseguenze, non guardano, non sentono. Compagni che aiutano attivamente il bullo, perché caratterialmente insignificanti e in costante astinenza d’attenzione. Genitori dei bulli, che sanno benissimo chi è il loro figlio, ma lo difendono a spada tratta “povero bambino” e sono i primi a minacciare denunce se osi tentare un approccio per spiegare che il loro pargolo non è l’individuo che credono d’aver cresciuto a latte e biscotti Plasmon. Genitori dei compagni di classe omertosi. Tali padri, tali figli. I ragazzi crescono come vengono educati, se nessuno insegna loro a prender le difese dei più deboli, non lo faranno mai nemmeno innanzi allo scempio più devastante.
I professori, il fondamento del nostro organigramma sociale, il prolungamento delle famiglie. Una specie al collasso, salvo casi meritevoli in cui la missione umanitaria che li ha portati all’insegnamento sia un alza bandiera. Vessati dalle riforme angoscianti del Ministero, insoddisfatti per il trattamento ricevuto dopo anni di studio. Una classe lavorativa a tratti ibrida, divisa tra quelli che agiscono in modo immediato fregandosene delle conseguenze (35% di santissimi e benedetti casi) e quelli che temono tutto: la reazione del Preside, la reazione della Responsabile di Classe, la reazione dei bulli, dei loro genitori, della Segreteria, della Polizia e quindi si auto-assolvono con comunicazioni di servizio della specie:<<Non voglio sapere nulla delle vostre questioni personali, dovete imparare a difendervi da soli>>. Che attenzione… può anche starmi bene se le violenze avvenissero per strada, a casa o in discoteca. Ma se le minacce si susseguono a scuola durante il cambio d’ora, in bagno, negli spogliatoi, nell’intervallo, se non addirittura in classe con l’invio pressante di sms minatori (cyberbullismo) nascondendo il cellulare tra il tavolo e i libri, la scuola… come Istituzione votata alla preparazione culturale dei nostri figli non può e non deve fingere di non aver rilevato il problema sminuendone il significato e le conseguenze psicologiche. Sarebbe sufficiente vedere, non limitarsi a guardare. Ascoltare, non limitarsi a parlare. Agire, non limitarsi a discuterne di nascosto durante i consigli di classe.
Conosco un ragazzo che nel 2012 per lunghi mesi ha dilaniato una ragazzina. Inutili furono i vari tentativi della famiglia e della scuola di sistemare la fastidiosa situazione. Quando l’alunna a febbraio si ritirò dagli studi spiegando che era giunta al limite della sopportazione, il giovane si giustificò con il Preside e i suoi genitori dicendo:<<Non l’ho fatto apposta…>>. Se l’è cavata, capite? Lui ha continuato a frequentare la stessa classe, gli stessi compagni (invece di essere sospeso) e lei ha dovuto cambiare Istituto. Perché poverino… la vittima era improvvisamente diventato lui. Perché nessuno ha imposto al ragazzo ed alla sua famiglia di cambiare scuola e iniziare un percorso di psicoterapia famigliare? Il giovane stava male e non era assolutamente centrato.  Presto avrebbe individuato una nuova preda ed il meccanismo perverso sarebbe ricominciato.
L’atto di bullismo è sempre intenzionale se persiste nel tempo. Se poi esiste un disequilibrio di potere tra la vittima ed il bullo spetta agli adulti mischiare le carte in gioco e ristabilire l’ordine. Un ordine che non dev’essere casuale e lasciato al libero arbitrio dei singoli. Se conviviamo in un paese che si spaccia per civile significa che esistono leggi che tutti debbono rispettare, anche se hai dodici anni, vai in giro vestito come se fossi uscito dall’intestino di un cane e ti credi figo solo perché fumi le siga di tuo padre o quella di 3C te l’ha fatta vedere e ti ha limonato nel bagno.
I figli sono del mondo, ma prima di lanciarli nella meraviglia che ci circonda son figli nostri. L’educazione primaria non può essere insegnata sui banchi di scuola, ma dalla culla al seggiolone, dalle altalene nel parco fino alla gita in campagna dai nonni. Tutti siamo ciò che mangiamo e ciò in cui crediamo. I bulli saranno mai una specie in via d’estinzione? Voglio credere di sì.
In fondo anche i temibili dinosauri alla fine sono scomparsi.

Cit. romanzo in ideazione

Diedolo Stefania

“Perdo bottoni in ogni dove. I capelli, la saliva. Mi ricucio da sola, ma non stringo mai abbastanza. Gli aghi lasciano cicatrici,  l’alopecia s’allarga, le ghiandole salivari s’infiammano. Quando smetterò di farmi strappare ritroverò il volto smarrito? Non ho più labbra per sussurrare “lasciami andare”. 

Stefania Diedolo, cit. romanzo in ideazione

L’amore violato

Violenza-sulle-donne

C’è stato un tempo in cui, per la felicità d’amare, sono naufragata in alcove di seta e gelosie immotivate di gesta infantili. Era il tempo delle tue mani, la voce che riempiva, la paura di perderti, le ambiguità sottili. C’è stato un tempo in cui sentirmi viva aveva il tuo riflesso, lo scorrere del tempo era insopportabile, i tuoi abbracci erano serrature chiuse a chiave, i baci… voragini senza limiti di sazietà.

Oggi l’amore non ha più sfumature, ma contorni smarcati. La tua voce schiaccia e la paura è adornata da corone di spine. Le tue mani sono sempre ruvide, la tua essenza un fluire arido di distanze precarie. Necessarie.

Ho detto basta allo smarrimento delle dipendenze radicate.
Ho detto basta ai ricatti affettivi.
Ho detto basta all’amore legato.
Costretto. Imbavagliato.
Ho detto basta a te.  Te l’ho detto.

Non puoi costringermi ad amarti se strutturalmente non vesti con il tuo abito migliore il mio cuore. Mi ucciderai per questo? Non temo la morte, sarà solo liberazione dal tuo fiato alcolico dentro i miei polmoni. Se l’amore è bellezza, tu sei il brutto legalizzato da quattro mura domestiche e l’indifferenza generale della famiglia estranea, dei vicini di casa primitivi.

Quante volte ancora l’amore violato mi costringerà all’angolo della vita? Me lo chiedo incessantemente mentre lacrimo e sanguino dignità. Trovare una risposta degna è l’ultimo sforzo che m’impongo per non dimenticare che sono io la stella luminosa, mentre tu resterai in eterno un mediocre buco nero.

Sopravviverti, nella tua incivile violenza, sarà la mia immensa prepotenza. Il siluro feroce di coraggio, sparato da una donna che ha commesso un unico peccato mortale: amarti oltre misura.

Chi è come me, merita il perdono.
Ma chi è come te, merita l’inferno della detenzione a vita.

Demoni e degrado

violenza psicologica

Passaggio di nuvole nere .
Agglomerato di pensieri
contorti come rami d’ulivo.
Le viscere soffrono di 
maledizioni e tribunali.
Da oggi solo biscotti secchi,
che odio.
Il té sa di zenzero e l’aria
brucia incensi scambiati per
aria ossigenata.
Una volta possedevo l’oltre.
Oggi possiedo il ricordo che una volta
mi vergognavo di essere fragile
e confusa.
Brucia il danno.
L’insulto acido di mandarino rancido.
Chi non capisce muore senza sapere.
Chi sa,  stende veli,
danzando tra amuleti magici
e riti iniziatici.
Il congelamento
è arrivato ad essere artico.
Irreversibile.
Come una stella cadente
senza più luce
senza più calore.
Spaccherei facce
vomitando lo schifo.
…ma me ne ne vado di spalle.
Le voci son sempre più lontane.
Le celle sempre più fredde.
I tribunali sempre più vuoti.
Le anime sempre più sole.

(Perchè la vita, quando gira il vento, 
non è come la barzelletta di “miciu miciu, bau bau”.
Non perdona…)