Scrittori dannati

catarsi

Nella testa ho un turbine. Memorie, pianti, campi di grano. Mani grandi, capelli radi, profumo di gelsomino. Non riesco a scrivere in queste condizioni. Il mio cervello sta facendo da catalizzatore energetico e le informazioni sono confuse, ilari, strafottenti. Se voglio dire una cosa, ne scrivo un altra. Se non voglio scrivere, mi ritrovo a pensare insistentemente a parole che si accavallano a danno di una storia che vuole uscire, ma ha paura. Gli eventi che da due anni sto narrando in un libro che conosco solo io, sembrano la preveggenza di quanto stiamo vivendo oggi. Allora mi faccio terrore da sola e mi castro. Se smetto di scrivere non accadrà nulla di quanto ingenuamente avevo fantasticato nel mio romanzo? Perché “sento”? Maledetta capacità di proiettare l’intuizione. Dannato cervello, elaboratore consapevole della meccanica umana e del suo portentoso atrio mentale. Intollerabili dita che fremono per comporre… e ancora una volta… maledetta me, per tutte le volte che già sapevo, ma non ho mai potuto interrompere il flusso degli eventi senza rischiare una babele.

(Dedicato ai pochi folli rimasti che quando scrivono si fanno male. Come me.)