C’è chi vorrebbe cavalcare una Ferrari e chi indossare un pannolino…

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Meno di un mese fa, durante la proiezione del programma Le Iene, sono passati due speciali dedicati agli Adult Baby. Per chi non avesse visto il format e non sapesse di cosa sto parlando, si tratta di esseri umani denominati “adulti bambini” che trovano serenità e conforto quando possono regredire all’infanzia, frequentare un asilo ove utilizzare ciucci e biberon al cospetto di maestre che li imboccano trattandoli come se veramente avessero pochi anni di vita, ma soprattutto poter indossare e utilizzare il pannolino. La proiezione del primo video, ove si vedono adulti vestiti da infanti che colorano a terra, vengono imboccati, accuditi e coccolati,  ha scatenato nel web una vera e propria battaglia mediatica che non si è limitata alla presa di coscienza di questo mondo parallelo, ma come nel peggior thriller all’italiana ha aperto le fauci dei leoni da tastiera, che improvvisandosi gesù cristo hanno iniziato a tirare madonne senza tregua contro gli amanti del genere. La pratica, molto più conosciuta all’estero che non in Italia, sta prendendo piede anche nel nostro Paese da quando un’associazione ha creato eventi ad hoc tramite una pagina di Facebook. Posso umanamente comprendere che passare dai forum (ove la dimensione era vissuta in assoluta solitudine) alla realizzazione di veri e propri asili con al massimo sei partecipanti, quattro adulti bambini e due maestre, dev’essere stato un sogno realizzato per chi sente il bisogno incessante di questa tipologia di assistenza fisica e psicologica.

La psicopatologia sessuale connota il bisogno di regressione infantile come una forma di parafilia. Il termine definisce una serie di comportamenti sessuali che nulla hanno a che vedere con l’atto canonico della riproduzione. Le persone parafiliche usano espressioni come fantasie, impulsi, perversioni o deviazioni sessuali. Terminologie che danno un’idea immediata sulla gravità del disturbo. All’interno di questa definizione esistono anche le più conosciute caratterizzazioni come il bondage, il masochismo, il sadismo, l’esibizionismo. Quando invece le parafilie arrecano danno ad altre persone entriamo nel campo dell’illecito ove può essere chiamata in causa anche la Giustizia, vedete ad esempio la pedofilia.

Tornando agli Adult Baby… è ovvio che i telespettatori, innanzi alla scoperta, abbiano immediatamente provato una sorta di repulsione e condanna. In tal caso però è utile precisare che coloro che guardando Le Iene hanno confuso l’infantilismo con la pedofilia sono caduti in uno scontato errore di associazione mentale. La pedofilia è la preferenza sessuale dell’adulto per i bambini in età pre-puberale. Contrariamente, gli infantilisti hanno il desiderio di essere dei neonati loro stessi.

Quindi, di cosa stiamo parlando?

Si tratta di una pratica in un contesto innocente ove la parte sessuale è limitata alle carezze e utilizzo del borotalco durante la fase del cambio pannolino o di un desiderio d’indossare il pannolone che in quanto feticcio è quindi caricato di un significato che può concludersi anche col raggiungimento dell’orgasmo?

Personalmente il dilemma non mi sfiora, nel senso che proprio non sono affari miei; ciò che mi ha attratta dell’argomento è stato scoprire come un disturbo estremamente grave dell’area affettiva, originatosi probabilmente a causa di violenze subite, traumi psicologici devastanti o mancanze primordiali, possa ridurre l’essere umano in tali condizioni. L’esperienza narrata dalle Iene si limita a definire l’infantilismo un vero e proprio bisogno psicologico di ricevere coccole, affetto, attenzioni, con la finalità di dimenticare i problemi quotidiani e colmare un vuoto esistenziale formatosi sin dalla prima infanzia. Sfortunatamente non esistono studi scientifici abbastanza ampi condotti sulle cause che portano adulti single o in coppia a nutrire tale bisogno, ma la questione  è molto più diffusa di quanto si possa credere considerato che i siti specializzati nella vendita di ciucci, pannolini, giochini e pigiamini per adulti fatturano centinaia di dollari l’anno.

La maggior parte degli Adult Baby non cerca aiuto nella psicoterapia e potrebbe non voler praticare attività sessuali mentre gioca il ruolo del bebè, dal momento che non è un’attività tipica di un neonato. Purtroppo nel video trasmesso dalle Iene… c’era una coppia (ufficialmente tale anche nella vita quotidiana) che durante il cambio pannolino si è lasciata andare ad effusioni sessuali. Il programma, non avendolo chiarito subito, ha incentivato l’accanimento della rete che, sotto shock per le immagini, si è rivelata essere terribile, cattiva e ignorante innanzi a tutto ciò che è considerato “diverso”. Come il mercato insegna: se c’è un’offerta significa che c’è una domanda. Nel momento che le due attività si incontrano: nascono gli asili per adulti e noi cosiddetti normali, dovremmo farci un titillo di cazzi nostri.

Se esiste un mondo che gli umani non possono neanche immaginare, quello è il mondo delle parafilie. Comprensibile lo stupore, ma sinceramente innanzi alla visione del primo video… ho provato dolore. L’infantilismo non è una trasgressione ove la gente infrange consapevolmente delle regole personali o sociali, è una fissazione irrazionale in cui la persona coinvolta prova dei bisogni che non riesce a controllare perché non sta bene. Ritengo inoltre… che aver filmato all’insaputa dei diretti interessati ciò che è accaduto in quell’asilo per adulti, sia stata una vera violazione della loro privacy. Le persone coinvolte, oltre a non aver ammazzato nessuno, hanno subito la beffa di ritrovarsi in seconda serata su Italia 1 e successivamente a dover scendere in campo per un arringa difensiva in un secondo video (stavolta concordato) perchè minacciati di morte dagli stessi italiani che non credo siano tutti senza fantasie e dediti al giardinaggio. Sarò onesta: ho provato svilimento innanzi allo zoo di persone che invece di mettersi in gioco e studiare il fenomeno per quello che è, ha iniziato a scavare con la sola smania di trovarci qualcosa di sporco. Continuiamo pure ad essere uno spaccato di mediocrità ed odio gratuito; finché ci acconteremo di commentare il gossip come se fossimo al mercato del pesce, non capiremo mai che se l’Italia è un cumulo di paradossi è soprattutto grazie alla nostra dirompente superficialità.

La guerra ai tempi delle mutande per uomo con proboscide e della coca cola

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Ieri sera, mentre navigavo, mi sono imbattuta in una candid esilarante accostata in modo perfettamente simmetrico ad una notizia relativa alla Siria. Non sapendo quale link aprire ho optato prima per la burla e a seguire lo sfacelo che si sta consumando nella Regione dei migranti.

Il primo video mi ha piegato le labbra in un sorriso tra lo stupito e l’inesorabile. Una donna incinta, accompagnata dalla madre dalla ginecologa per una ecografia di controllo, vede apparire sul monitor del medico… dapprima un bambino stilizzato di circa quindici centimetri con tanto di testa, braccia e gambe che si flettono, per poi diventare due gemelli che danzano al ritmo di un Charleston.

Il secondo video mi ha destabilizzata per contenuti,violenza, odio e l’assurdità di una guerra che in cinque anni ha devastato una Regione causando la morte di migliaia di persone. Non voglio polemizzare o fare quella che si scandalizza per quanto circola in rete, ma chi si occupa di sfornare gli articoli per il popolo dei naviganti, ha un minimo di consapevolezza relativa a come accostare le notizie? Da quando l’informazione invece di essere servita con regole legate agli spazi, alle tematiche ed all’utenza, è sputata come capita sulle colonne dei social, nelle home dei siti di varia natura, gossipari e non?

Devo ammettere che da qualche mese a questa parte sono leggermente frastornata.

Ovunque giungo col mouse, mi colano articoli socialmente utili abbinati a quintali di merda spalmata, dalla pubblicità delle mutande per uomo con proboscide, alla coca cola in abiti natalizi (a novembre?), fino a giungere a video bufale o articoli dai titoli subliminali che invitano al click. Ad ogni “push your button” son euro che cadono nelle tasche dei soliti noti?

Sarà che il mio proverbiale spirito di adattamento in questo momento di vita è poco sviluppato, sarà che ovunque mi giro vedo gente insoddisfatta, sarà che ho pagato a caro prezzo l’equilibrio che posseggo, che non posso fare a meno di chiedermi quando arriverà lo schianto. Sì, avete letto bene: lo schianto. La sberla. Il super-botto finale. La frenata che romperà tutti i denti. L’aLt, lo stop signori… si torna indietro. La sensazione feroce, inconsolabile e temeraria che sia già arrivato, me la ricorda ogni mattina la mia mandibola che a furia di bruxare mi sta creando danni irreparabili nonostante il bite.

La manipolazione dell’opinione pubblica attuata attraverso la propaganda consentita dai mezzi di comunicazione di massa dovrebbe esser punita. La guerra quotidiana che si consuma sui social tra cittadini che si insultano a piede libero dovrebbe esser punita. Il bullismo psicologico dovrebbe esser severamente punito. Il vandalismo, l’intolleranza, l’omofobia, il razzismo e la prepotenza dovrebbero essere puniti.

Io mi sento in guerra, nonostante dal cielo non piovano bombe sulle case e i Mcdonald dove i nostri bambini continuano a bere litri di coca cola e mangiare patatine fritte son sempre di moda. Ma lo sanno i figli del mondo che questa vita gliela stiamo servendo a brandelli?

La sera non devo più navigare. No, ho deciso che dopo il lavoro obbligato al pc, spengo tutto e mi metto a leggere un buon libro. Quand’ero ragazzetta vivevo benissimo senza l’informazione dell’ultimo minuto. Giocavo a briscola con mio padre e l’ultima cosa che vedevo era il sorriso di mia madre. Una chiusa di giornata ineguagliabile se penso che ora serro gli occhi dopo aver impostando l’Iphone in modalità silenzioso e aver intravisto il ghigno di Bruno Vespa.

Questo mondo mi sembra tanto una prigione ove tutti combattiamo silenziosamente. Chi mi sa indicare la mia cella d’isolamento? Ho bisogno di disintossicarmi, mangiare pane, burro e marmellata, raccogliere i soffioni sugli argini dei fiumi e passeggiare nei campi senza sentire lo squillo del telefono, il tonf dell’sms, il bip di whatsApp, le notifiche di Twitter, Fabebook e Instagram. Sono stanca della comunicazione di massa. Se qualcuno deve dirmi qualcosa prenda la bicicletta e venga direttamente a suonarmi il campanello di casa.

Why not? It’s impossible?

Come diamine fate?

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Tra il serio e il faceto me lo chiedo ripetutamente: come diamine fate ad essere così presenti sui SOCIAL? Intendo dire: come riuscite a leggere e commentare tutti? Lo fate di professione o siete semplicemente spettatori attenti? Buon Dio, io non sono all’altezza. Sì, ci ho provato. In principio leggevo tutti i post dei BLOGGER che seguo, poi prima di dormire davo una sbirciata a FACE, rispondevo ai messaggi, ai commenti e scorrevo la HOME per un breve aggiornamento. Mio malgrado devo riconoscere che da qualche mese non riesco più a rincorrere le migliaia di riflessioni che impazzano. Sono implosa arrivando al punto di silenziare le notifiche di twitter, di facebook, dei gruppi di wazzup, le mail ed anche gli sms ordinari. Le spiegazioni si contano su tre dita: o sono invecchiata, o le giornate si sono ristrette, o questo mondo virtuale non ci sta nelle ventiquattro ore ordinarie di una persona mediocre e comune che lavora, scrive, fa la mamma, la moglie, la figlia, la sorella e l’amica. Stare sui SOCIAL è diventata una maratona che mi sfinisce, che se mi perdo un invito o dimentico di mettere il mio LIKE giust’appunto rischio di essere ritenuta misantropa dalle donne e selvatica dai maschietti permalosi. So cosa significa POSTARE, lo faccio anch’io quando ho qualcosa da dire, so cosa vuole dire creare un evento sperando che gli inviti arrivino a destinazione e qualcuno rimanga coinvolto, ma non ho mai imposto agli utenti una presenza “per forza” di cose. Io invece… mi sento molto disagiata, quasi diversamente abile non avendo il dono dell’ubiquità. Perché sono arrivata ad affermare questo? Due giorni fa un contatto ha risposto ad un mio commento in questo modo: <<Oh, guarda… due frasi in croce della Diedolo. Miracolo!>>. Se al momento mi è venuto da ridere, un secondo dopo ho pensato: ma tu scrivi per sporcare un muro o per avere affetto virtuale? Perché io attraverso l’APP di un Iphone non so se sei un uomo, una donna, un fake, un misogino, un prete o un depresso visto che non sei nemmeno loggato con nome e cognome e come profilo hai giusto una bella foto con delle margherite in una tazza di ceramica bianca. Abbello, devi sapere che io arrivo casualmente, sempre casualmente leggo e se l’anima mi solletica il neurone che non dorme lascio un pensiero libero. Il fatto che sia libero è fondamentale per il mio benessere. Non scrivo e non metto like per dovere. Mi rifiuto. WordPress invita gli utenti a navigare, seguire e commentare per allargare la cerchia dei followers. E’ spiegato benissimo nelle note operative come ottenere una piattaforma seguita e famosa. Eccellente, pensai anni fa. Bene. Ormai è chiaro che per essere nell’Olimpo dei Web Influencers… nella vita devi fare solo quello. Quello del blogger è un lavoro vero e proprio, ci vuole passione e competenza per catturare il pubblico con i propri post. Diversamente… ciao. Sono nella blogosfera da oltre dieci anni, non sono nemmeno tanto conosciuta considerato il lungo periodo che sono in rete. Su facebook la storia è diversa perché mi entrano in massa, ma quello non è un salotto virtuale, è una piazza pubblica dove si fa mercato e accetto tutti perché moltissimi sono lettori. Ritengo sia doveroso concedere l’amicizia virtuale a chi spende anche solo 2,50 euro per acquistare un mio ebook. Tornando a me, mi sbatto dalla mattina alla sera per vivere dignitosamente e… mio malgrado ho accettato che non riesco a seguire tutti. Mi scuso se sono latitante, mi manca il tempo ed anche la filosofia probabilmente. Da circa un anno sto scrivendo un romanzo che mi sta togliendo la vita. Quando ho del tempo libero la mia testa è lì, con i miei personaggi. Detto questo, sono al punto di partenza. Qualcuno mi spiega come riuscite a tessere una maglia di contatti così fitta e duratura? Quante ore dormite per notte? Lavorate? Siete dipendenti, liberi professionisti o pensionati? Me lo chiedo… perché siete in molti ad essere super attivi. Perbacco, dove trovate il tempo? Dite la verità siete la Banda Bassotti del secolo e vi siete presi anche i miei intervalli? Se mi confronto con la forza virtuale di alcuni di voi sono perfetta per interpretare la battuta della Litizzetto: “non so ballare, non so cantare, sono stonata come un rutto”. Sarà anche troppo poco, ma di più gna posso fa.